Domenica, 14 Luglio 2024

                                                                                                                                                                             

 

                                                                                                                                                                                                          

C Cultura|Società

COME ESSERE POSTMODERNI? PARDON: STOICI

Questo articolo contiene parole
Il tempo di lettura è di circa minuti.
Livello di difficoltà di lettura:

Capire «la natura del pensiero umano» e capire «la natura del mondo» non è mica un’impresa da poco. Eppure per lo stoicismo, tutto ciò è «preliminare» rispetto a una corretta applicazione «pratica» (nei termini di una «morale» spendibile, anche al giorno d’oggi – almeno, questo è quanto sostiene Massimo Pigliucci nel suo bellissimo Come essere stoici. Riscoprire la spiritualità dei classici per vivere una vita moderna (Traduzione di Paola Lucca, Garzanti, Milano, 2017)). Ovviamente tra teoria e pratica ci corre sempre un «estuario» che la storia della filosofia di tutti i tempi ha cercato sempre di individuare e di interpetrare. Lo stoicismo lo fa, anche, ma a modo suo! Il «centro», intanto, non è la «teoria», ma la «pratica». Il «problema morale», infatti, è quello maggiormente indagato dai seguaci di Zenone di Cizio. Occorre, subito, «comprendere» che sia nella «natura del pensiero umano» che nella «natura del mondo» esistono «cose» che dipendono da me e «cose» che non dipendono da me. A questo punto - una volta fatta questa popperiana «demarcazione»: occorre «concentrarsi» sulle cose che dipendono da me. Almeno … Verrebbe da dire! Almeno … Su quelle posso fare qualcosa! E per il resto? «Lasciare che l’universo segua il suo corso». Massimo Pigliucci, a proposito della «virtù» stoica (che forgia il «carattere» di una persona e che è, in definitiva, l’unica cosa che conti) dice: «Tutto il resto è indifferente nel senso propriamente stoico che nulla dovrebbe mai essere acquisito a discapito della virtù» e, in altro luogo eli stesso afferma che «dovremmo affrontare il resto con serenità d’animo». Mentre, parlando di Marco Aurelio, John Sellars (nel volume Sette brevi lezioni sullo stoicismo, Traduzione di Angelica Taglia, Einaudi, Torino, 2021) scrive: «A proposito degli eventi del mondo esterno, incluso l’esito delle nostre azioni, tutto ciò che possiamo fare davvero è seguire il flusso. Accettare ciò che capita e assecondarlo anziché combatterlo». Fra i «capisaldi dell’insegnamento stoico», Nicola Abbagnano (nel suo Dizionario di filosofia, Terza edizione aggiornata e ampliata da Giovanni Fornero, UTET, Torino, 2013) ne porta alla ribalta uno: «Il concetto di una Ragione divina che regge il mondo e tutte le cose nel mondo secondo un ordine necessario e perfetto». Per cui questo «fato» (in questo modo chiamavano gli stoici il loro «Dio») fa sì che, come afferma ancora Pigliucci: «Non dimenticate che Epitteto, più di ogni altro autore stoico, credeva nella Provvidenza, ossia in un piano generale del cosmo». Ne abbiamo che esisteva questo Logos che rappresentava il «principio di identità» tra Natura e Uomo e che si esprimeva nei termini di un «progetto intelligente» rinvenibile nei termini del «principio di causalità». Per questo, l’Uomo poteva attingere alla «conoscenza» della Natura. Una volta fatto questo il «saggio stoico», dopo aver demarcato come detto sopra, si poteva dedicare a «coltivare» la «saggezza», la «giustizia», il «coraggio» e la «temperanza» e «arricchire» così il proprio «carattere» rispondendo, anche, alla seconda domanda kantiana: «Come mi devo comportare?» (Tipica della Critica della ragion pratica). Massimo Pigliucci espone tutto questo - e molto altro ancora - non per mero «amore» di erudizione ma per darci, anche, una «possibile» via d’uscita rispetto ai «mali» da cui siamo afflitti noi, uomini moderni. E compie questa «operazione» - a mio avviso questo è l’aspetto più interessante del suo libro – gettando sempre l’occhio su sé stesso, su ciò che gli è «capitato» nella vita, sugli incontri che ha avuto. E questa «disamina» non può non toccare, anche, le «motivazioni» per le quali il filosofo di Monrovia è portato a questa esplicita confessione: «Per quanto mi riguarda, sono diventato uno stoico». C’è da dire inoltre che, lo stoicismo prediligendo il «controllo» e l’attribuzione di «interesse» (o di «nessun» interesse) non solo si manifesta come una filosofia dell’importanza - rispetto alla non importanza - ma anche del «necessario» nei riguardi del «contingente». Lo stoico sceglie, infatti di occuparsi di ciò che è «importante» e di ciò che è «necessario» - tralascia ciò su cui non può esercitare alcun «controllo», che poi sarebbe, come tuti sanno, il corso esatto della «normale vita quotidiana». Fra alti e bassi, eventi estremi ed eventi meno estremi, ci conduciamo tutti «alla meno peggio» nel «contingente» … Pigliucci, invece, è più «determinato»: «E’ proprio questa tensione soltanto apparentemente contraddittoria tra l’invito a concentrarsi sui propri pensieri e la dimensione sociale dello stoicismo che mi ha fatto avvicinare a esso come pratica di vita». Infatti, come dice ancora John Sellars: «Lo stoicismo si colloca a metà strada tra l’aristotelismo e il cinismo». Dal primo questa «corrente filosofica» dell’età ellenistica recupera il concetto di «animale sociale», attribuito da Aristotele all’uomo, e quindi l’attenzione per l’«esteriore»; dal secondo invece il concetto stesso di «virtù». Massimo Pigliucci dice: «Lo stoicismo era in tutto e per tutto una filosofia fondata sui rapporti sociali ed esortava all’amore per tutta l’umanità e per la Natura in sé». A questo punto il quadro è chiaro! Pigliucci ha deciso di «scegliere» questa filosofia come «filosofia di vita» perché vi ha visto dentro amore, socialità, virtù, dominio delle emozioni … In definitiva, tutto quello che ci manca oggi!  

 

 

 

 

 

 

  

 

 


 

Ultimi Post

Le idee espresse dagli opinionisti non necessariamente debbono coincidere con quelle del direttore e dell’editore di Calabriapost.net 

..........................

 Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete  a direttore@calabriapost.net

 

top