Domenica, 14 Luglio 2024

                                                                                                                                                                             

 

                                                                                                                                                                                                          

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SANITÀ PUBBLICA, RINASCITA COMUNISTA, MASSIMILLA: “BALUARDO DELLA COSTITUZIONE MINATO DALLA PRIVATIZAZZIONE

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Nella trama della nostra Costituzione, l'articolo 32 si staglia come un baluardo inalienabile, consacrando la salute come un diritto fondamentale per ogni cittadino e un dovere primario dello Stato. Tuttavia, i recenti sviluppi nel settore sanitario appaiono in aperto contrasto con questo principio, delineando un sistema sempre più orientato verso una gestione privatistica. Questo fenomeno, intriso di criticità, solleva urgenti interrogativi sulla sostenibilità e sull’etica dell’attuale modello organizzativo.

 

Il sistema sanitario italiano, storicamente ancorato ai principi di universalità e solidarietà, è stato sottoposto a trasformazioni profonde. L’influenza crescente delle logiche privatistiche ha progressivamente sbilanciato il modello organizzativo, creando un divario sempre più marcato tra sanità pubblica e privata. Questa dicotomia ha generato disparità significative nell’accesso alle cure, penalizzando in particolare le fasce più vulnerabili della popolazione. Le strutture sanitarie pubbliche, cronicamente sottofinanziate e sovraccariche, faticano a garantire prestazioni adeguate, mentre le strutture private, pur risultando spesso più efficienti, sono accessibili solo a chi può sostenere i relativi costi.

 

Le criticità emergono non solo a livello operativo, ma anche gestionale. Il personale medico e paramedico, sovente costretto a operare in condizioni di stress e con risorse limitate, vede ridursi la propria capacità di offrire cure di qualità. La carenza di investimenti pubblici e il ricorso continuo a soluzioni temporanee e privatistiche minano la stabilità del sistema, facendo emergere disuguaglianze profonde e sistemiche.

 

L’introduzione di processi di aziendalizzazione e privatizzazione ha modellato in maniera significativa l’attuale configurazione del Servizio Sanitario Nazionale (SSN). Originariamente concepito per rispondere ai bisogni di salute di tutti i cittadini, il SSN è stato progressivamente influenzato da logiche di mercato. Questi cambiamenti, in parte indotti dal sistema accademico e dalla formazione dei nuovi dirigenti sanitari, hanno favorito un approccio orientato al profitto. L’efficienza e la sostenibilità economica sono diventate prioritarie, spesso a scapito della qualità delle cure e della centralità del paziente.

 

I processi di aziendalizzazione hanno introdotto nelle istituzioni sanitarie pubbliche una mentalità e un approccio gestionale tipici del settore privato. Questo cambiamento ha portato a una riorganizzazione delle priorità, mettendo l'accento sull'efficienza economica e sulla redditività. Di conseguenza il diritto imprescindibile alla salute si ritrova minacciato dalla mercificazione, con i cittadini relegati al rango di clienti e le prestazioni sanitarie ridotte a semplici servizi commerciali.

 

L’ulteriore privatizzazione e finanziarizzazione del settore sanitario comporta rischi significativi. La trasformazione della sanità in un mercato competitivo rischia di marginalizzare ulteriormente le istanze di equità e universalità. La centralità della persona, pilastro del diritto alla salute come sancito dalla Costituzione, viene progressivamente erosa in favore degli interessi di soggetti privati e delle logiche di profitto. Questo spostamento mette in pericolo non solo l’accessibilità alle cure, ma anche la qualità e l’umanità del servizio sanitario.

 

La finanziarizzazione, con l’introduzione di strumenti finanziari complessi e la dipendenza da capitali privati, potrebbe portare a una maggiore instabilità del sistema. Gli interessi finanziari, spesso a breve termine, mal si conciliano con la necessità di pianificare e garantire servizi sanitari di qualità a lungo termine. Inoltre, la dipendenza da fondi privati può limitare l’autonomia decisionale delle istituzioni sanitarie, vincolandole a logiche di profitto che poco hanno a che fare con il benessere dei pazienti.

 

L’attuale deriva privatistica della sanità pubblica rappresenta una sfida critica per l’Italia. È imperativo riflettere sulle conseguenze di queste trasformazioni e lavorare per riportare il sistema sanitario ai suoi principi originari di equità e universalità. Solo un impegno collettivo e una visione politica chiara potranno garantire che il diritto alla salute, come enunciato dall’articolo 32 della Costituzione, non resti un mero enunciato, ma si concretizzi in una realtà accessibile e umana per tutti i cittadini.

 

La difesa della sanità pubblica è la difesa stessa della dignità umana e dei valori fondanti della nostra Repubblica. È necessaria una riflessione profonda e un cambiamento di rotta che metta nuovamente al centro la persona e la sua salute, piuttosto che gli interessi economici. Solo attraverso una gestione oculata e una visione lungimirante sarà possibile garantire un futuro in cui la sanità non sia un privilegio, ma un diritto inalienabile per tutti.

 

Il ritorno a un sistema sanitario che rispecchi i valori della Costituzione non solo è auspicabile, ma necessario. La salute deve tornare ad essere un diritto fondamentale, garantito dallo Stato e accessibile a tutti, indipendentemente dalle condizioni economiche. Solo così potremo onorare pienamente il dettato costituzionale e costruire una società più giusta e solidale.


 

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