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IL PENSIERO DI GIOVAMBATTISTA FAZZOLARI

«Fratelli d’Italia» in politica (purtroppo per loro) non è un meraviglioso romanzo di Alberto Arbasino – che porta lo stesso nome/titolo. «Fratelli d’Italia», più che descrivere le gesta di Carlo Emilio Gadda, Renato Guttuso, Alberto Moravia (fra gli altri) come Arbasino fa, è un partito politico, oggi, che – stando all’articolo di Filippo Ceccarelli su «La Repubblica» del 16 marzo 2024: «Niente pance né inestetismi. FdI manderà solo i più belli in tv. E torna in mente l’era berlusconi». Parola di Giovambattista Fazzolari, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio (nonché responsabile della comunicazione del governo) o, come scrive lo stesso Ceccarelli: «Gran ciambellano nero di Palazzo Chigi».

Che cosa è accaduto? Sembra che questo tal Fazzolari abbia emanato: «una serie di direttive per la campagna elettorale delle Europee». Concettualmente, quello che è stato subito ribattezzato (dentro Fratelli d’Italia stesso) il «Codice Fazzolari», contiene una netta petizione di principio che è anche un’affermazione perentoria in termini filosofici (aristotelicamente: «apodittica»): l’estetica deve prendere il posto dell’etica; la Bellezza deve avere la meglio sulla Verità; la «Critica del Giudizio» (nella quale Immanuel Kant discute, appunto: del «giudizio estetico») deve sopravanzare per importanza la «Critica della Ragion Pura» (nella quale lo stesso Kant discetta, giustappunto: sui «contenuti concettuali»). Ceccarelli, ancora, fa risalire questo «movimento di pensiero» all’«era berlusconi».

Fazzolari interprete di Berlusconi, dunque: ci avvisa che i «contenuti» (gli argomenti, i temi, le argomentazioni, la logica, i ragionamenti) hanno fatto il loro tempo; adesso, invece, è il tempo della «bellezza» – specie se in tv … Si diceva che Giorgia Meloni non è affatto Alberto Arbasino: pure lo scrittore di Voghera, infatti, in quel suo romanzo-monumento che era Fratelli d’Italia diceva dei rovelli, dei dubbi e delle autoanalisi di tutti quegli intellettuali che si dedicavano al «bello stile» ma che, pure, possedevano un’interiorità. Fazzolari no.

Niente interiorità; solo «estetica»! Se la retorica prende il posto della logica se ne ha un «mondo» (come quello degli antichi sofisti) nel quale la «parola divorzia dalla cosa». Meloni e Fazzolari (e prima di essi Berlusconi) dunque ratificano questo concetto: la parola è una cosa e la cosa stessa (la «cosa in sè» sempre di kantiana memoria) è un’altra. Fratelli d’Italia (il partito, non il romanzo) celebri la «parola» e dimentichi la «cosa».

Nei Frammenti postumi, Friedrich Nietzsche ha scritto: «Non ci sono i fatti, ci sono solo le interpretazioni». Parole, parole, parole … La cantante Noemi già lo sapeva: «Sono solo parole/Sono solo parole/Le nostre/ Sono solo parola/Sono solo parole» … Ma adesso non contano più neanche quelle. È «l’estetica fazzolariana» (già ampiamente citata da Giovanni Reale e Dario Antiseri nella loro «Storia della filosofia» in quattro volumi) che ha falcidiato qualsiasi tentativo di ragionamento (politico) contenente un senso. Ciò non conta.

L’«estetica» è ciò che conta – non solo per un ospitata televisiva, anche per una candidatura. Dunque? 1) Gli italiani – sembrano dirci i sondaggisti di Fratelli d’Italia – non votano i brutti e le brutte ? 2) I contenuti di Fratelli d’Italia filtrano meglio se a porgerli è una bella donna? 3) Visto che l’estetica è ciò che conta: oramai in politica si può dire qualunque cosa – a patto che si sia di bella presenza? 4) Nessuno bada più ai contenuti? 5) L’Italia sta inaugurando un «nuovo Rinascimento» con un fiorire di «arti belle»? 5) Gertrude Stein, che diceva: «Una rosa è una rosa è una rosa», aveva già sintetizzato al massimo il «programma politico» di Fratelli d’Italia? Boh, troppe domande aperte… Questo Fazzolari ci sa davvero fare.

Apre problemi che sono stati (in altre formulazioni) cardine dell’intera «storia del pensiero Occidentale» … Certo è che in un mondo nel quale «la retorica» è più importante della «logica» non c’è bisogno di essere Kurt Goedel (il logico padre del «teorema dell’incompletezza»); basta essere l’Azzeccagarbugli manzoniano. E la «Casalinga di Voghera» (tanto per tornare ad Alberto Arbasino) ti voterà! Non capendo proprio niente… Ah, già: capire implica sempre qualche sforzo… «Siamo un gruppo di giovani entusiasti con un obiettivo in comune: semplificare la vita delle persone», recita il sito di «Facile.it».

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