Costruisci il tuo futuro nel cuore dello Stretto: perché scegliere Giurisprudenza alla Mediterranea
Scegliere il proprio percorso universitario significa fare una scommessa sul futuro. In un mondo del...

Scegliere il proprio percorso universitario significa fare una scommessa sul futuro. In un mondo del...
Insetti sociali; società formata da maschi e da femmine (le sole, tra l’altro: a essere dotate di pungiglione). Questa loro società comprende femmine sterili, operaie, e una o più femmine fertili dette regine. I maschi appaiono solo nel periodo riproduttivo; quando, se è il caso: si parla di interruzione volontaria di gravidanza, di aborto. Di «vespe» e di «Vespa», se è il caso, basta solo questa dichiarazione: «faremo il possibile per garantire alle donne il ruolo che meritano». Come fosse una «Vespa» (femmina, con pungiglione) che fa «il possibile», per garantire alle altre «vespe» donne di pungere … In qualche modo questo idealtipico Bruno «Vespa» si allarga, si arroga dei diritti, punge a destra e a manca – soprattutto a destra, lo si sa. Ma stavolta l’ha fatta davvero grossa: durante la puntata di «Porta a Porta» di giovedì 18 aprile ha invitato 5 ospiti (maschi) a parlare di un tema che, logicamente, è del tutto femminile. L’aborto, appunto! La deputata del Pd, Ilenia Malvasi ha commentato: «Nessuna donna coinvolta su temi che riguardano la salute riproduttiva femminile e la libertà di scelta». Ma, si sa: quando le «vespe» – in questa «Invasione degli Ultracorpi» (film di Don Siegel del 1956) dell’«Ultradestra» di governo – si trovano in stato di agitazione riproduttivo, se sono femmine, allora pungono. Per cui «pungendo» non sarebbero state utili a Bruno «Vespa» che sceglie di trattare un tema afferente al «corpo della donna», senza una sola donna. Niente da dire: «Vespa» – che a questo punto è l’arbitro; il «principio regolatore» di tutte le altre «vespe» donne: un «maschio» il quale «decide» che tutte quante le altre «donne» (magari del PD, di Avs, di Santoro, dell’ANPI, di «Non una di meno», del «me Too») non debbono parlare perché «pungono» (non si sa poi cosa, tra l’altro …), decide altresì che valga più la «narrazione» maschile intorno a temi femminili piuttosto che l’esperienza «diretta» femminile su temi che esse provano sulla loro pelle. Vale più la narrazione dell’esperienza, valgono più i sentimenti che i diritti, valgono più le emozioni che i ragionamenti, vale più la «storia» (di seconda mano) piuttosto che il «fatto» per quello che è e per come è. La «narrazione» vespifera e maschilista ha portato dunque la maggiore delle reti della Rai a realizzare una trasmissione incentrata, alla fin fine, sul punto di vista dei maschi intorno a temi femminili. E’ come se io che assisto a una partita di calcio posso raccontarla meglio dell’attaccante che la sta giocando. Certo: dal mio punto di vista, io ho visto una certa partita: il «punto» è che l’attaccante «l’ha giocata». È questo un discorso che ci porterebbe troppo «oltre»: «oltre» la fine della competenza a favore dell’«esperienza» degli «influencer», «oltre» la fine della cultura a vantaggio – come dice Umberto Galmberti nel suo ultimo saggio – di «ciò che sento»; «oltre» la fine delle «grandi narrazioni» (Lyotard) che hanno caratterizzato la «modernità» in funzione dell’avvento di un «postmodernismo» segnato da «reativismo» e spietato (e cieco) «individualismo» … Troppo «oltre» per quello che è stato effettivamente, non un «passo falso» di Bruno Vespa, ma la «manifestazione evidente» della pervicacia e dell’arroganza di questa «Telemeloni» che ha messo in campo (e mette) una rappresentazione della realtà corrispondente a una «visione del mondo» egotica, arrogante, incapsulata in formulari definitivamente «affossati» dalla storia, ingenerosa, spicciola, probabilmente misera … Incarnante quella «Volontà di potenza» che il povero Nietzsche prefigurava e che, molto più di Tolkien e di Atreju, fa parte dell’immaginario collettivo di questa «Ultradesta» vespista, maschilista, sentimentale e presumibilmente «incongrua» nelle sue manifestazioni esteriori la famosa casalinga di Voghera a questo punto non ci capirebbe niente. E nemmeno la Sora Cecia. Per non parlare dei morettiani Pastore sardo e bracciante lucano … La politica italiana è stretta in una «complessità» rispetto alla quale nessuno riesce a trovare il «filo». Sappiano che niccianamante questa «ultradestra» ha «volontà» e ha «potenza». Nell’epoca del «nichilismo» conclamato e realizzato ciò vuol dire: «dire Si alla vita». Il «Superuomo» nicciano, annunciato dalla «Morte di Dio», accetta la «vita per quello che è»! E gira in tondo nel suo «eterno ritorno dell’uguale». «Accetta la vita per quello che è» e non, come diceva il vecchio e stanco Karl Marx nell’11 Tesi su Fuerbach, «cerca di cambiarla». La Casalinga di Voghera, il bracciante lucano e il pastore sardo, a questo punto, «accettano» la vita per quello che è e vanno a votare per le Europee. Senza entusiasmo ma con la «Volontà di potenza». Si illudono? No! Il mondo è dolore, angoscia, male, paura, afflizione, sofferenza: bisogna «Dire Si alla vita». L’ha detto Bruno «Vespa»…
