Mercoledì, 15 Luglio 2020

L L'Opinione

HAMMAMET E IL REVISIONISMO CRAXIANO

Il film “Hammamet” uscito con successo di pubblico nelle sale, in concomitanza con il ventesimo anniversario della morte di Bettino Craxi (in esilio o latitanza secondo i punti di vista come già accadde per Mazzini e Toni Negri), ha il merito di aver riaperto il dibattito pubblico sullo statista italiano. L’operazione si deve alla casa di produzione Pepito del socialista di origini calabresi Agostino Saccà che ne ha condiviso propositi e intenzioni con la figlia del politico, Stefania Craxi, da sempre custode della Memoria e delle ragioni del padre.

Stefania Craxi, non molti sanno che è stata un produttore cine-televisivo e il marito è un importante manager della Endomol, quindi ben conosce il settore. Infatti il film, non riuscendo a trovare location adatte in Tunisia è stato girato nella vera casa di Craxi e ha ricevuto il beneplacito degli eredi, pur avendo dichiarata la principale interessata: "Il film non mi soddisfa ma Amelio ha spezzato l'oblio, spero che la pellicola faccia riflettere".

Gianni Amelio appunto. Autore maiuscolo del nostro cinema, esente da appartenenze preconcette da Prima repubblica, il regista ha garantito al marketing un autorevole sguardo terzo alla complessa vicenda di Bettino.

La filmografia del regista calabrese si caratterizza con un dato ricorrente e segnante. Quella legata al dato biografico di essere stato abbandonato dal padre. In quasi tutti i film di Amelio un giovane ricostruisce quel vuoto. Non ne è esente “Hammamet” con il personaggio inventato del figlio del tesoriere del Partito e con il veritiero conflittuale rapporto con Bobo ben diverso da quello di Stefania, che nel film prende il nome della figlia Anita meglio adatto alle contestualizzazione delle passioni di Bettino, che nel Pantheon socialista sostituì Marx con Garibaldi e Proudhon.

Il film mescola invenzione e realtà per raccontare il Craxi del triste finale solitario della sua vita. Scelta di sceneggiatura che ha impegnato ogni spettatore a confrontarsi sulla conoscenza della biografia di Bettino.

Nei pareri contrastanti mi metto tra coloro che sono rimasti delusi. Da Amelio mi aspettavo un racconto con toni da tragedia shakespeariana sulle amarezze del Potere, con Craxi che guarda in macchina e testimonia il proprio pensiero come accade in “House of card”. La vicenda invece appare traslata, a tratti banale, con una fotografia poco adeguata. La terzietà di Amelio né indigna né emoziona, fatto salvo il revanscismo socialista di rivedere protagonista Bettino ma senza neanche evocare in ricordo la gloria di Sigonella o il caso Moro.

Ci sono comunque dei quadri molto riusciti. Il prologo del congresso di Milano con l’Internazionale in sottofondo, la Pasqua con amici e compagni rimasti fedeli, l’incontro inventato con un’amante che ben inquadra un certo aspetto di Craxi, la visita di un esponente democristiano che è una cartina di tornasole sull’operazione giudiziaria che decapitò la Prima Repubblica, che oggi torna in auge rimpianta a fronte della catastrofe politica del tempo presente.

Mi sottraggo invece dal coro entusiastico verso l’interpretazione di Pierfrancesco Favino. Con il rispetto che si deve al nostro miglior attore assieme a Toni Servillo, a mio modesto parere, abbiamo assistito ad una perfetta imitazione di Craxi come fosse Crozza senza satira. Voce, gesti, movenze, pause sono quelle di Bettino. Uguali. Ma non c’è cinema. Non è il Buscetta di Bellocchio. Non è il Mattei di Rosi. Il Craxi di Favino (più esatto dire di Amelio) purtroppo non mi ha emozionato. Ma il film fa discutere e ne avevamo bisogno. Ha detto Ugo Intini, socialista mai sfiorato da avvisi di garanzia: “I film anticipano sempre il clima del Paese. Nel 1991 andai a vedere ‘Il portaborse’ con Rosi. Al termine della proiezione m’insultarono. Stavolta la gente ti dice che una volta si stava meglio”. Hammamet, insieme ad un enorme profluvio di libri e articoli dedicati a Craxi, ha il merito di accendere i riflettori sulla infinita e mai conclusa guerra civile combattuta tra le famiglia socialista e quella pcista, senza dimenticare il ruolo di tribù editoriali trasversali che ebbero un rilevante ruolo nella vicenda di Tangentopoli.

Segnalo che il Fatto Quotidiano ha demolito il film senza averlo visto e Marco Travaglio orfano dello scalpo di Berlusconi, si è messo alla testa tribunizia colpevolista con verità molto di parte sul mai ritrovato tesoro di Craxi e stravolgendo persino notizie storiche rispetto alla resistenza palestinese. A Sinistra (se una Sinistra esiste ancora in Italia) si è segnalata l’autocritica di Fassino a “Porta a Porta” in linea con l’intervento di dieci anni fa del Presidente Napolitano che, grazie al minoritario pensiero migliorista, contestualizzava l’ingombrante figura di Craxi in una più adeguata lettura storica. Al celebre e indimenticabile discorso di Craxi in Parlamento sulle responsabilità del finanziamento illecito di tutti i partiti (esclusi quelli di estrema sinistra e destra) nessuno ebbe argomenti da fornire. Erano tutti colpevoli. C’erano già state diverse amnistie. Per convenienza politica furono dati poteri illimitati alla magistratura con conseguenze che arrivano all’oggi. E molti, tanti, troppi socialisti votarono e aderirono alla Destra.

I partiti della Prima repubblica furono spazzati via come fuscelli. Soprattutto il Psi di Craxi che aveva modernizzato il Paese ponendolo nel club delle nazioni più avanzate. Fu fatto aumentando a dismisura il debito pubblico che oggi paghiamo con dure conseguenze.

Craxi è stato un autorevole statista italiano. Ha avuto il demerito di non aver saputo gestire il Partito nelle sue diverse articolazioni lasciando campo libero a ras e capetti non degni della sua levatura che arricchirono i loro patrimoni.

Bettino, nel suo decisionismo sproporzionato calpestò le ragioni del dissenso interno al Psi e condusse lo scontro a Sinistra dilatando l’autonomismo nenniano fuori da confini naturali. Spesso sacrificò la tradizione libertaria del Psi a favore di derive autoritarie come nel caso della repressione penale delle droghe leggere.

Un dibattito enorme quello su Craxi, che sarebbe utile far convergere verso una chiusura delle infinite emergenze di un Paese che non riesce ad essere normale. Ma anche questa mi sembra, purtroppo, un’Utopia di difficile raggiungimento.

Grazie al film “Hammamet” di avercene fatto ragionare.


 

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