Fatica senza fatica: il 14 e il 15 marzo tutti al Vittoriale degli Italiani!
Sabato 14 dalle ore 16.00 e domenica 15 marzo dalle ore 11.00, il Vittoriale degli...

Sabato 14 dalle ore 16.00 e domenica 15 marzo dalle ore 11.00, il Vittoriale degli...
Notte di capodanno a Bovalino, alla stazione. Uno dei non luoghi di Augé. I fatti sono brevi, e indegni. La persona dorme sulla panchina della stazione. È visibile dai binari, e dal treno. Un ragazzo si avvicina mentre altri due, a distanza, stanno a guardare. Il ragazzo più coraggioso svuota una bottiglia di acqua fredda sulla persona addormentata. Immagino che dopo siano fuggiti ridendo, tronfi dell’impresa compiuta. Si è scatenata indignazione, i giovani sono stati identificati e denunciati. La persona è stata accolta. Una comunità si è ribellata, messa di fronte ad un gesto oggettivamente deprecabile, indegno. Fatti che avvengono da sempre, e vedono vittime le persone più fragili. Chi vive ai margini e invece di incontrare il poeta russo Osip Mandelstam, che affermava appunto che nei margini si trovano i poemi, incontra due/tre stupidotti che fanno i gradassi lanciando l’acqua e nascondendo la mano. Penso, istintivamente, quante volte ho visto ragazzi in odore di bullismo. Sui treni, nelle scuole. Per strada. Penso quante volte ho parlato loro. E quante volte avrei potuto e non l’ho fatto. Avrei dovuto farlo. Ecco perché vado da anni nelle scuole a raccontare di persone escluse, cercando di far trovare ai ragazzi, in quelle storie, la bellezza. Ricordo come ieri i ragazzi di un liceo mettere in scena la storia del mio omonimo morto di overdose. Lo hanno resuscitato, per un paio di ore, dandogli dignità. Che non è mai troppa. Ricordo come ieri le cose perchè accadono anche oggi. Anche oggi incontro giovani che rimangono commossi dai miei racconti, e che ne raccontano, a loro volta, altri, che vedono protagonisti persone come quella di Bovalino. E che significa tutto ciò? Abbiamo due vie da prendere. Il giudizio sicet simpliciter, sommario e lapidario. Che a nulla porterà. Oppure l’mpegno di ognuno di noi verso le giovani generazioni. Impegno di coerenza e narrazione. E se scuola e famiglia sono le formalmente deputate a educare magari senza i soliti inopportuni rimpalli, tutti noi non possiamo tirarci indietro. Ognuno come può e come è. Parliamo ai giovani senza remore, e raccontiamo della bellezza che è negli orli della vita. La poesia dei folli e degli esclusi. E del dovere del rispetto verso di loro, quindi verso noi stessi. Ammettiamo. Non lo facciamoperché abbiamo paura che i giovani ci ridano in faccia. Forse potrebbe accadere. Ma se soltanto uno, di fronte alla possibilità di commettere un gesto di bullismo, si fermasse un attimo a pensare, cambiando idea, allora abbiamo vinto. Abbiamo vinto tutti. Il ragazzo che non si è macchiato, la vittima che non è diventata vittima, e anche chi come me crede nelle buone storie, e nei santi e pecatori”.
