Sabato, 22 Giugno 2024

                                                                            

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DI PIETRA

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Yerma (Poema tragico in tre atti e sei quadri di Federico García Lorca, Traduzione di Vittorio Bodini, Einaudi, Torino, 1964) è una povera donna. Una donna qualunque e, probabilmente, anche tutte le donne! Yerma è affetta da una mancanza e questa mancanza le provoca desiderio. Nelle parole di Lorca, Yerma ha «sete». Quando hai «sete» desideri «bere» e quando sei «incapace» (a fecondare o concepire in età feconda e in presenza di normali rapporti sessuali) allora ecco che hai «desiderio»: «Gli uomini hanno un'altra vita: il bestiame, gli alberi, i discorsi fra loro; invece per noi donne non c’è altro che avere dei figli e allevarli». Ma questo «desiderio» (questa auto-rappresentazione nei panni di «una che sta morendo di sete») conduce a definirsi: «Io ogni giorno più desiderio e meno speranza». In effetti, questa «sete», espressa nei confronti del marito/pastore Juan - «Il marito è come un sordo», dice la «TERZA LAVANDAIA» nei pressi del «torrente in cui lavano le donne del paese» durante l’«ATTO SECONDO» - riuscirà presto a diventare «un dolore che la carne non contiene più». Più che un dialogo «tra sordi», quello tra Yerma e Juan, è un «dialogo» tra chi «parla» e chi «non vuol sentire» … Del resto non si dice: «Non c’è peggior sordo …»? E proprio questo «peggior sordo» doveva capitare a Yerma; uno che a un certo punto le dice: «Ciò che m’importa a me è quello che ho a portata di mano, quello che vedono i miei occhi» e non le cose «oscure» per le quali si angustia lei. Ma Yerma è divorata dalla «sete», ciò che le «manca» le ha procurato «dolore»: se ne va per «fattucchiere» e «santuari», dimezzata come il Visconte di Italo Calvino o, più probabilmente, come quell’antico «androgino» platonico «spezzato» dalla furia di Zeus. Yerma diventa, così, «di pietra»! «Perché sono sterile? Dovrò rassegnarmi, nel pieno della vita, a rigovernare galline o a stivare tendine da mettere alla mia finestra? No! Dovete dirmi cosa debbo fare e io lo farò, qualunque cosa sia, quand’anche mi diciate di conficcarmi degli aghi nel punto più sensibile degli occhi»; «la donna di campagna che non dà figli è così inutile come un mazzo di spini, è persino cattiva, benché faccia parte anch’io di questa mala schiera abbandonata da Dio». Una Yerma pietrificata (dalla sua «sete») e un marito che «non vuol sentire» …. Il finale è ovvio: l’omicidio! La morte di Juan! Ma non solo. Questa «pietrificazione» è anche l’attestazione di uno «stato d’animo» veramente universale. Uno «stato d’animo» che non riguarda «solo» la sterilità, l’infecondità o l’improduttività. Si tratta del pietrificato «stato d’animo» dovuto alla «mancanza di una capacità». L’ incapacità di «dare» - in questo caso «la vita»! Di essere simili alle «rocce»! Inorganici! Soli e superflui! Non responsabili verso «gli altri»! E’ il «destino» di coloro su cui pesa una «condanna» …   

 

 

 

 


 

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