Giovedì, 30 Maggio 2024

                                                                            

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ARRIVA IL “MANUALE” USPI SU TEMI DI EDITORIA PERIODICA

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Tratto da giornalistitalia.it

Solo Francesco Saverio Vetere, avvocato “per caso”, giornalista e storico segretario generale dell’USPI, l’Unione Stampa Periodica Italiana, avrebbe potuto immaginare di dar corpo e vita, come oggi realmente ha fatto, ad un “manuale didattico” sui temi più classici e tradizionali dell’editoria periodica italiana.

Da anni docente all’Università La Sapienza di Roma, l’ha realizzato grazie alla lunghissima esperienza maturata come leader carismatico dell’Unione Stampa Periodica Italiana, che sotto la sua guida è diventata un pilastro fondamentale dell’editoria italiana e del mondo vero della comunicazione moderna che oggi più conta. Non a caso i due più importanti gruppi editoriali italiani dell’online (Citynews con 29 milioni di utenti mensili e Ciaopeople Fanpange con 27 milioni) applicano il Contratto Collettivo Nazionale per il lavoro giornalistico e per la regolamentazione dei rapporti di lavoro di natura redazionale nei settori della comunicazione e dell’informazione firmato da USPI con FIGEC CISAL, il nuovo sindacato unitario dei giornalisti e degli operatori dell’informazione e della comunicazione.
 
Il Manuale, che ha per titolo “Temi di Editoria Periodica”, nasce in realtà – lo spiega bene lo stesso Francesco Saverio Vetere – da un lavoro durato anni, un lavoro di limatura e di aggiornamento avvenuto raccogliendo dati ed elementi sempre più nuovi e in linea con l’evoluzione dei tempi.Un Manuale, insomma, nato e pensato per gli studenti del suo Corso di Laurea Magistrale di Editoria e Scrittura dell’Università La Sapienza di Roma e scritto a quattro mani da Vetere con giornalista Irene Vitale e la collaborazione editoriale di Tania Sabbatini.
 
Parliamo di un lavoro non facile, anzi assai complesso ed insidioso che, finalmente, rimette insieme tasselli, date, eventi, vicende, personaggi, storie e momenti clou della vita del Paese altrimenti scollegati tra di loro e difficili da ricordare e da raccontare. Perché alla luce di ogni analisi sociologica, questo va detto con assoluta chiarezza, la storia dell’editoria periodica italiana non è altro che la crescita, la trasformazione e l’innovazione della nostra Repubblica.
 
Icona stessa del pluralismo e della libertà di stampa e di cui spesso si parla anche a sproposito.
 
– Avvocato Vetere, perché ama parlare molto più di un “manuale” che non invece di un saggio scientifico?
 
«Perché questo mio lavoro è essenzialmente un Manuale. Potrei aggiungere che, oltre a voler essere un manuale, è soprattutto uno strumento utilissimo per comprendere e conoscere a fondo il settore editoriale in ogni sua sfaccettatura».
 
– Qual è il segreto vero del successo di un manuale come il suo?
 
 
«Sicuramente la serietà del racconto, la dovizia dei dettagli e dei particolari a cui il manuale fa preciso riferimento e, soprattutto, la voglia e la capacità di tenerlo sempre aggiornato, con le novità e l’evoluzione del comparto generale, perché questo nostro mondo dell’editoria periodica è un mondo che si muove sempre più velocemente grazie anche alle innovazioni del settore e del momento, e grazie agli sviluppi tecnologici dell’era moderna».
 
– Quali sono i contenuti fondamentali del suo manuale?
 
«Ovviamente siamo partiti dalla storia dell’editoria e del giornalismo, approfondendo le tappe e i momenti storici basilari che sono diventati poi la vera base portante del mondo dell’editoria periodica italiana, Perché è su queste basi storiche che il mondo dell’editoria periodica si è poi sviluppato diventando la realtà importante che è oggi. Raccontiamo la storia delle prime Gazzette a stampa del ’600, per arrivare poi al XX secolo, ai giorni nostri, analizzando e raccontando anche il profondo cambiamento avvenuto nella stampa italiana ad opera del fascismo».
 
– Professore, immagino sia stato un lavoro molto articolato? 
 
«Non solo articolato, mi creda, ma a tratti anche complicato. Ma tutto questo nostro mondo dell’editoria periodica è di difficile comprensione se non si conoscono almeno i fondamenti del sistema editoriale, e quindi le definizioni, le leggi e gli stessi sistemi che regolano il settore, partendo comunque da una domanda fondamentale che è questa: “Cos’è un periodico”? Ecco, noi siamo partiti proprio da questo per raccontare in maniera completa la nostra struttura editoriale periodica italiana, perché serviva necessariamente partire dalla prima definizione contenuta nella Legge n. 47/1948, passando poi per quella relativa al “quotidiano online”, legge numero 198/2016, e per tutte le specificità delle testate online che le rendono tali».
 
– Un Manuale, dunque, specificatamente tecnico?
 
«Non sono io la persona ideale per parlare bene del mio manuale. Posso dirle, però, che il nostro Manuale ha un lungo paragrafo sulla libertà di stampa e sul suo sviluppo nei secoli in Italia e nel mondo. Lo abbiamo fortemente voluto proprio con l’obbiettivo di poter avvicinare meglio i nostri lettori – e nel caso specifico gli studenti della Sapienza – a un primo approccio “morbido” a questo argomento che è meno semplice di quanto apparentemente potrebbe sembrare».
 
– Questo significa che lei affronta anche il tema dell’organizzazione dello Stato?«Non si poteva prescindere da questo. Le strutture ordinamentali che assicurano la tenuta del settore sono raccontate in maniera completa nel terzo capitolo del libro, dove abbiamo dedicato una particolare attenzione alla Presidenza del Consiglio dei ministri, perché è a Palazzo Chigi che opera e si muove il Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria (DIE). Inoltre c’è l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM). Due pilastri della nostra storia e della libertà della nostra stampa».
 
– Ma come funziona oggi un’azienda editoriale?
 
«Il giornale è oggi più che mai, e forse anche più di prima, il risultato finale di una catena complessa e molteplice di responsabilità. Ma anche di un’individualità collettiva. Pensi al ruolo e al lavoro di una redazione giornalistica. E questo ci ha convinti che serviva raccontare nei minimi dettagli quel grande puzzle che è oggi un sistema editoriale, chiarendo per bene quali sono le figure tipiche di questo tipo di azienda, cosa fa l’editore, quale è il ruolo di una direttore responsabile, senza mai ignorare i vari Contratti che hanno regolato nel tempo, e che regolano tuttora, i rapporti di lavoro giornalistico e l’organizzazione generale di tutte quelle figure apparentemente secondarie che rappresentando il nostro sistema editoriale moderno».
 
– Eppure oggi il web la fa da padrone e molte cose sono cambiate all’interno delle redazioni tradizionali…

 

«Questo è il grande tema di oggi. Una volta capito come il giornale cartaceo nasce, si sviluppa e diventa un prodotto editoriale e come viene distribuito sul territorio, occorre comprendere quali sono oggi le differenze fondamentali tra un giornale cartaceo e un giornale online. Partendo da questa considerazione obbligata abbiamo fatto di tutto perché il nostro Manuale spiegasse con grande chiarezza come questo nuovo prodotto, quindi un giornale on line, sia nato, come si sia poi imposto sul mercato e, soprattutto, quali siano oggi le tante modalità di fruizione dello stesso. Ma anche, attenzione, come queste modalità siano cambiate, e lo stiano ancora facendo, nel panorama informativo nazionale e mondiale. Abbiamo dedicato a questo tema un intero capitolo, il Capitolo 7 del nostro saggio, e in cui si racconta tutto questo analizzando anche come poter sfruttare al meglio internet e i sistemi che offre internet per una maggiore diffusione del prodotto online».
 
– Possiamo dire, una sorta di “Istruzioni per l’uso”, insomma?

«Non solo questo. Non ha senso spiegare le tecniche moderne senza non aver prima raccontato la vera storia del nostro sistema editoriale e della stampa nazionale».
 
– Nel suo Manuale si parla anche di profitti economici…

«Perché si meraviglia? La vita di un giornale è fatta anche di copie vendute e di fatturati ufficiali, di spese e di investimenti, di processi finanziari che solo alla luce del sole. Una volta che i nostri studenti hanno compreso il funzionamento e la struttura del settore editoriale, è necessario che ognuno di loro capisca anche con quali risorse il giornale va avanti e come arriva nelle edicole o sui sistemi digitali più moderni».

– Qual è la mediazione che avete scelto di seguire in questo lavoro?
 
«Il Capitolo 5 parte dall’analisi della vendita e della pubblicità come i due principali strumenti di provento per gli editori, affrontando poi una panoramica sull’attuale situazione del settore dal punto di vista dei ricavi e della parte più strettamente economica. Qui, le confesso anche, si sono resi necessari studi, report e raffronti, sempre più aggiornati, su quello che è il settore soprattutto nell’ultimo decennio, non tralasciando o sottovalutando mai naturalmente il complesso sistema dei Contributi pubblici all’editoria. Che oggi, le ricordo, gode di contributi indiretti, di contributi diretti, di misure di sostegno importanti e diversificate, di interventi all’editoria che sono molto specifici e settoriali e che vengono direttamente seguiti e gestiti dal Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri».

– Come affrontate invece il discorso, non semplice, della distribuzione dei giornali cartacei?

«Con estrema severità. Siamo partiti da una domanda di fondo che era questa: “I giornali cartacei come arrivano oggi tra le mani dei propri lettori? Come ci sono arrivati in tutti questi anni?”. Ecco, il Capitolo 6 del nostro Manuale spiega proprio questo agli studenti alle prime armi, che si approcciano a questi temi per la prima volta in vita loro. Ma questo vale anche per tutti gli addetti al settore che già conoscono questi temi e che hanno voglia di approfondirli. Per noi che ci siamo già passati sembra tutto scontato o inutile da riscrivere, e invece non è così: ai giovani studenti, che hanno voglia di capire meglio come si muove il nostro sistema editoriale, va spiegato per bene e fino in fondo, non solo il funzionamento della distribuzione, dall’editore allo stampatore, o dal distributore nazionale alle edicole, passando per i distributori locali, ma lo stato generale del settore italiano delle rivendite esclusive. Immagini qual è stato lo sforzo editoriale per assicurare ai nostri studenti questo processo di narrazione perfettamente aderente alla realtà e ai giorni nostri. Le dirò di più. Non poteva mancare in un Manuale di questo genere un breve accenno al sistema fiscale agevolato del comparto editoriale, così come ci è sembrato fondamentale dedicare grande attenzione anche al Diritto all’oblio, tema sempre molto caldo e molto dibattuto nel panorama informativo di questi anni. Soprattutto alla luce di questa invasione dell’editoria digitale».

– Professore, avvocato, giornalista, segretario… mi scusi ma non so più come chiamarla. Posso chiederle, però, come immagina che i suoi studenti valuteranno questo lavoro così complesso?

«Spero nel migliore dei modi. Il Manuale non solo approfondisce il passato dell’editoria italiana, ma fornisce anche le basi necessarie per comprendere meglio le sfide future del settore. E questo approccio è in linea con la mission di USPI, che è quella di supportare e proteggere le attività professionali legate al mondo editoriale giornalistico, offrendo strumenti aggiornati e pertinenti che rispondono finalmente alle esigenze attuali e future degli addetti ai lavori».
 
– Giornalisti e studenti dove potranno trovare il Manuale Uspi sui “Temi di Editoria Periodica”?
 
«Il testo del Manuale è disponibile gratuitamente sul nostro sito dell’USPI. Basta cliccare su “uspi.it”. Ci sembrava scontato, ma anche rispettoso per i nostri studenti, permettere loro un accesso facile a questa sorta di guida del giornalismo periodico italiano. È aperto anche a tutti coloro che desiderano arricchire la propria conoscenza e competenza nel campo dell’editoria giornalistica. Un Manuale, dunque, che non è in vendita e che tutti potranno andarsi a cercare e leggere se vorranno».

– Complimenti allora, professore e soprattutto in bocca al lupo…

«Viva il lupo».

 

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