Mercoledì, 30 Settembre 2020

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LA STOLTEZZA DEL “RIBELLE”

È tutto finito. Torniamo alla vita, alla quotidianità stroncata da una quarantena depauperante libertà fondamentali, torniamo alla normalità, ai baci, agli abbracci calorosi, alle pacche sulle spalle, agli incontri fortuiti o organizzati, alle effusioni amorose. La pandemia è finita perché è cessata la coercizione della chiusura, è cessato quel clima di perenne tensione emotiva e psicologica, pervasivo e angosciante. È iniziata l’estate, il sole si infrange sulle città bramose di ripartire, di produrre, di popolarsi. La gente esce, affolla i locali per l’aperitivo, passeggia sotto braccio col conoscente di turno, la gente dimentica e ha dimenticato. La gente ha archiviato nella zona più recondita della mente quel che è stata la Fase 1, rimuovendo lo scoramento e il dolore partecipato da tutta la popolazione. La gente rinnega il passato, dissimulando la propria insofferenza alle norme col pretesto della doverosa ripresa, del rilancio economico, di una rinnovata socialità.

La graduale ripartenza, etichettata col termine Fase 2, e ora 3, nella sua definizione fenomenologica, ha palesato quella costante elusione delle regole della convivenza, in questo caso col Sars-Cov 2, che erano state prescritte dal Cts e dall’esecutivo.

L’allentamento dei cordoni ha significato per i più una legittimazione all’inosservanza, in nome di un deliberato arbitrio, egocentrico e individualista, che mina l’interesse e l’incolumità della comunità.

Il risultato della riacquisizione della facoltà di bere fino a stordirsi è eclatante, ravvisabile in molte città, teatro di risse furibonde tra ragazzi per un’occhiata di troppo, com’è altrettanto evidente lo scenario che ci restituiscono le spiagge gremite di persone, convinte di essere immuni perché riparate dal proprio ombrellone, scudo per l’agente infettivo.

La gente non ha più remore, non si attiene più alle norme anti contagio, non indossa la mascherina e se la indossa lo fa male, col naso di fuori, affermando la propria superiorità, apparente e fallace, di fronte a un virus egualitario, che non guarda in faccia nessuno.

Quest’atteggiamento di tracotanza è purtroppo avallato e avvalorato persino da eminenti esponenti politici, forse inconsapevolmente, ritrovatisi il 2 giugno a Roma per una manifestazione dai dubbi propositi, che si ostinano a girare per le piazze, ingombre di sostenitori, stringendo mani, porgendo la guancia, scattando selfie, rigorosamente con la mascherina tricolore, emblema di patriottismo, calata. È poi normale che la massa, per un mero principio di emulazione, ritenga il pericolo un lontano e nefasto ricordo.

Se il leader del principale partito italiano secondo i sondaggi, infatti, si abbassa la mascherina, gettandosi a pesce nella folla, generando assembramenti incondizionati, è fisiologico che il giovane di turno, ma eminentemente il meno giovane, si galvanizzi al punto tale da reclamare uno scatto col proprio idolo, facendo a scazzottate pur di guadagnarsi un posto tra gli adoranti.

Se poi lo stesso leader rifugge dalle contestazioni di chi gli rammenta che dei selfie si possa fare a meno in un momento delicato come questo, cercando di spostare il motivo del contendere sui ritardi e le responsabilità politiche del governo attuale, e lanciandosi in paragoni dall’effetto comico con le manifestazioni, ordinate e rispettose, del Black lives matter, allora la deviante emulazione è servita.

Ma non è solo il comportamento del leader di partito ad aver alimentato la trasgressione; questa è frutto di un generale convincimento istillato anche da pareri contraddittori all’interno della comunità scientifica, di un travisamento delle prescrizioni e delle analisi cliniche, interpretato da molti come l’epilogo dell’epidemia.

Su tutti i fronti, infatti, gli italiani hanno abbassato, colpevolmente, la guardia.

Un aspetto che denota la mancata prevenzione, ridicolizzata da quel sentire comune deleterio e pernicioso, è, uno su tutti, il flop dell’app Immuni. Come riportato dal quotidiano La Repubblica, l’app di tracciamento è stata scaricata solamente da 3.5 milioni di persone, a fronte dei 23 milioni che si sono inizialmente dichiarati disponibili a installarla sul proprio smartphone. Un numero impietoso, considerando che per funzionare a pieno regime, lo strumento di contact tracing debba essere adottato da minimo il 60% della popolazione.

Il tracciamento dei positivi, fondamentale per contrastare l’effetto pandemico del virus, non può avvenire in maniera risoluta se l’app non si scarica sui propri cellulari.

Tuttavia, i detrattori di Immuni, preoccupati per la propria privacy, nonostante le reiterate rassicurazioni da parte del Garante, sono gli stessi che inondano i social con le proprie foto in versione femminile, grazie al ritorno in pompa magna di FaceApp, sulla quale gli esperti di sicurezza informatica, esattamente un anno addietro, hanno espresso il proprio scetticismo per la protezione dei dati e la profilazione del riconoscimento facciale, e conseguentemente della propria identità, a parti terze non meglio identificate. Il fondatore Yaroslav Goncharov, ex dirigente di Yandex, il principale motore di ricerca in Russia, a distanza di un anno, ha assicurato agli utenti il recepimento delle direttive europee sulla protezione dei dati personali (GDPR), cancellando le fotografie entro 48 ore dal caricamento. Rimane comunque consigliabile, come affermato dall’azienda Kaspersky, attenersi a delle precauzioni preventive per non vedersi ledere la propria privacy a fini pubblicitari.

Il colmo sulla crociata contro l’app Immuni è stato però raggiunto dal leader politico di cui sopra: egli ha infatti categoricamente escluso di scaricarla perché non darebbe garanzie sufficienti, alludendo a un presunto conflitto d’interessi della società sviluppatrice con la Cina, dal momento che questa ha, nella propria compagine societaria, una quota di un investitore di Hong Kong.

Lo stesso esponente dimentica però di essere divenuto un influencer di punta, o aspirante tale, del social network in voga tra i giovani, TikTok, dove si diletta in balletti e pantomime mangiando ciliegie, rigorosamente italiane, per attirare i futuri elettori, attualmente minorenni. Social di proprietà cinese, su cui il Garante della Privacy, Antonello Soro, ha avanzato sì riserve, sollecitando il Comitato europeo per la protezione dei dati personali (Edpb) a intervenire e proponendo di creare una task force composta da esperti, sulla falsa riga di quella che ha indagato su Facebook, per capire se e dove esistano dei pericoli.

La morale su Immuni è dunque figlia di ipocrisia, o meglio di strafottenza acclarata.

Altro fallimento, tutt’altro che rinfrancante, si registra per l’indagine sierologica condotta dalla Croce Rossa Italiana per arrivare al campione di 150 mila persone indicato dall’Istat. Dei 156mila cittadini contattati hanno risposto in 97mila; gli altri si sono volatilizzati o hanno minacciato esposti contro quel call center invadente e ingannevole. Forse sono gli stessi che si fanno proporre contratti per via telefonica alle 2 del pomeriggio o rispondono affermativamente per comprare il depuratore che rende l’acqua frizzante a soli 99,99 euro.

Il pericolo di una nuova ondata incombe in autunno, quando le temperature caleranno e la sintomatologia diverrà più seria.

“Stiamo riaccendendo l'epidemia per salvare il turismo” ha dichiarato il sociologo e Professore di Analisi dei Dati all’Università di Torino Luca Ricolfi, in un’intervista all’Huffington Post, mentre più “ottimista” pare il Professor Andrea Crisanti, direttore del Dipartimento di Microbiologia e virologia dell'Università di Padova, il quale ha affermato che il “nostro autunno sarà come nei mattatoi tedeschi”; cluster multipli e migliaia di contagi.

Ripartenza sì, ma con prudenza quindi. La superficialità lasciamola al leader di cui sopra; io ci tengo alla pellaccia.

Evidentemente la gente ha dimenticato in fretta le immagini traumatiche delle terapie intensive, delle morti in diretta, documentate dalle inchieste e dai servizi di programmi come Piazzapulita. La gente ha dimenticato perché la paura è cessata. Non la riguarda più, è entità estranea, che non la coinvolge.

Ma se volete essere anticonformisti, controcorrente, allora siatelo fino in fondo. Perché, come diceva il compianto Luis Sepulveda, deceduto per quest’immonda malattia, “un vero ribelle conosce la paura ma sa vincerla”.

Se non lo siete, ribelli, tacete. Perché siete solo stolti.


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