Mercoledì, 30 Settembre 2020

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Vignetta di Domenico Loddo

LEGA NORD A REGGIO CALABRIA, LEGGERE E APPROFONDIRE

“Ormai si chiama Lega e non Lega Nord!”. Sì, peccato che l’articolo 1 dello statuto del partito madre, gestito dagli stessi che hanno creato la Lega, invoca l’indipendenza della Padania (siamo ancora in attesa che ci spieghino cos’è ‘sta Padania, che al momento anche Word porta come errore). Che poi, scusate, oltre 30 anni dedicati a sottrarre risorse al Sud per dirottarle al Nord, meritano di non essere considerati grazie alla cancellazione di 4 lettere?

La questione prescinde dall’angolazione politica: destra, centro, sinistra, sopra, sotto… Ad esempio, se sei del Sud e voti Lega, non sei di destra, sei un fesso. Un “fesso trasversale”.

La destra reggina (ammesso che ancora esistano destre e sinistre, per fortuna e sfortuna) è morta e, votando un sindaco indicato dalla Lega, si è decisa la riesumazione del corpo per disintegrarne pure le ossa.

Cosa c’è di destra nell’ipotesi di Lega Nord a Reggio Calabria? E, soprattutto, cosa c’è d’intelligente nel votare il partito di Pontida nella città che rappresenta, geograficamente e culturalmente, il centro del Mediterraneo? Che logica ha, nella culla della civiltà Europea, aprire un’autostrada ai barbari cornuti?

Calma. Non è un insulto, badate bene (primo significato di cornuto: fornito di corna). Questi le corna a Pontida se le piazzano da 3 decenni. Quindi se votate lega, oltre ad essere fessi sarete anche aspiranti cornuti (ripeto, non offendetevi, al raduno annuale dei bestemmiatori seriali non di certo gliele piazza qualcuno di forza. Vedere qualche video per credere).

Piuttosto, esempi di insulti concreti sono questi scritti e pronunciati dagli esponenti/appartenenti al partito che ha scelto il candidato sindaco della destra reggina:

  • Matteo Salvini, 2009: “Sono troppo distanti dalla nostra impostazione culturale, dallo stile di vita e dalla mentalità del Nord. Non abbiamo nessuna cosa in comune. Siamo lontani anni luce”.
  • Ancora Salvini: “Carrozze metro solo per milanesi”, “dire prima il Nord è razzista?”;
  • Vito Comencini, 2012: «Carta igienica al Sud, che devono ancora capire a cosa serve»;
  • Umberto Bossi, 2014: “Chi scappa non merita di stare qui, lo considero un fannullone. E non è un caso che siano AFRICANI o MERIDIONALI ad andarsene, gente senza cultura del lavoro”;
  • Donatella Galli, 2012: “Forza Etna, Forza Vesuvio, Forza Marsili!!!”;
  • Mario Borghezio, 2011: “Questa parte del Paese non cambia mai, l’Abruzzo è un peso morto per noi come tutto il Sud. Il comportamento di molte zone terremotate dell’Abruzzo è stato singolare, abbiamo assistito per mesi a lamentele e sceneggiate”;
  • Salvini (sì, sempre lui, quello sopra, nei tempi in cui sosteneva l’euro, prima di bocciarlo e poi promuoverlo nuovamente): “i meridionali non meritano l’euro”.

 

Ora, che Borghezio faccia finta di non sapere (nonostante in quel periodo fosse al governo) che per il terremoto in Abbruzzo che provocò oltre 300 morti e circa 85.000 sfollati furono usati solamente i fondi destinati al Sud e che nello stesso tempo 4 miliardi di questi furono dirottati per coprire i disastri di alcuni allevatori della pianura padana (per il terremoto in Emilia, che provocò 5.000 sfollati e 4 morti d’infarto, furono messe le accise 4 volte più alte di quelle messe a sostegno degli Aquilani), possiamo anche aspettarcelo e stendere un velo pietoso. Così come per Comencini che probabilmente disconosce (oppure no… sono leghisti: non hanno vergogna e negano l’evidenza) che i suoi avi scoprirono l’esistenza del bidet quando invasero Napoli ed il Sud.  Come, però, tralasciare il buon Salvini tutto ad un tratto diventato nazionale?

Diceva pochissimi anni fa di noi le stesse, precise, identiche cose che dice adesso degli Africani. E, con ogni probabilità, le pensa ancora, ma ha smesso di dirle perché del Sud gli servono i voti e le persone utili a tenerci ostaggio del sistema a trazione nordica. Magari tra una quindicina di anni dirà agli africani che il problema sono i cinesi e, magari, ci sarà qualche sciocco africano che lo voterà. O forse no, effettivamente è difficile immaginare un africano di oggi votare la Lega di domani. In questo noi, onestamente, rischiamo di andare oltre e di battere ogni legge della fisica: terroni di ieri, che votano Lega di oggi (perché “adesso non c’è più nord”… allora sì che ci saremmo fatti rispettare!).

Sarcasmo a parte…

Vogliono per Reggio l’uomo chiave (a detta di Toti che lo sponsorizza insieme a Rixi, entrambi del Nord) del ponte di Genova. Lo vogliono perché sognano un altro ponte, quello sullo Stretto. Quel ponte che, a prescindere dall’essere favorevoli o contrari alla realizzazione, è destinato a diventare la nuova vacca da mungere, oltre che la nuova fabbrica di voti da controllare per i prossimi 50 anni. Il ragionamento è semplice: la SALERNO – REGGIO CALABRIA (dopo 60/70 anni) è “finita” e adesso servono nuovi grandi appalti (quelli belli, lenti, lunghi, proficui e che magari, all’occorrenza, fanno anche un po’ di notizia sputtana-Sud). Quegli appalti che può aggiudicarsi la solita multinazionale padana. Poi daranno la colpa dei ritardi alla ‘ndrangheta, a cosa nostra, alla politica locale, i quali indegnamente prenderanno le mancette (a confronto del vero affare) ed imporranno qualche assunzione o subappalto.

Qualcuno davvero sta pensando di aprire le porte a coloro i quali, oggettivamente (non lo hanno mai nascosto: prima il nord!), hanno spinto per tenere tutto il Sud (quindi anche Reggio) fuori da ogni partita importante.  

Basti pensare al federalismo sanitario, quello che per logica interessa di più tutti noi. Non lo hanno voluto forse Lega e leghisti (di ogni partito)?

Per questo meccanismo, di fronte ad una carente efficienza del servizio, siamo costretti ad andare a curarci in Lombardia, Piemonte, Veneto, Liguria, Emilia, dove di soldi ne arrivano talmente in quantità (compresi quelli delle nostre regioni costrette a pagare i loro servizi, piuttosto che arricchire quelli di casa nostra) che, pur se rubano molto più che da noi, spesso non se ne accorge nessuno. Ma veramente si può credere che in ospedale a Reggio le cose, a volte, non funzionino per via dell’inadeguatezza del personale? Abbiamo una struttura che raccoglie utenti da tutta la provincia, un pronto soccorso con una decina di medici che devono gestire buona parte della città metropolitana e, nel frattempo, cambiarsi i turni. La mancanza di risorse non permette di lavorare con serenità. Un qualsiasi gommista non riuscirebbe a cambiare le gomme a 100 auto in un giorno, figuriamoci con che tensione è costretto a lavorare il nostro personale sanitario (sovraccaricato di minimo il 300%) che ha a che fare con vite umane.

Basterebbero i soldi che mandiamo alla regione Lombardia (che in tema di scandali nella sanità è davvero un’eccellenza) per mettere a sesto la sanità calabrese.    

Lega.

Ho scritto lega: è cambiato qualcosa?   

Risparmiate questo insulto alla vostra intelligenza. Hanno cambiato nome perché hanno dovuto “chiudere e riaprire” per fuggire dalle vicende giudiziarie (in perfetto stile “truffa”, altrimenti sarebbe bastato un semplice cambio dello statuto) e, nel contempo, hanno risolto anche il “piccolo” incidente diplomatico causato dalla parola “nord”. Avrebbero fatto cosa più decente se, pur rimanendo un’azione poco credibile, avessero cambiato il “famoso” primo articolo dello statuto del partito storico. Ma niente... (Vuoi vedere che questi, a forza di insultarci gratuitamente, si sono davvero convinti che siamo minori e non ci arriviamo?).  

Si fa fatica a credere che uomini “formati” per difendere lo strapotere nordico vengano qui a cacciarci dai casini e, di conseguenza, inguaiarsi con le proprie mani. La storia non ci ha insegnato nulla?   

Non è politica. Votate pure chi volete, tranne il partito di Pontida. Si tratta di mantenere una base di dignità utile a vivere a testa alta.  

Non ci si spiega come, soprattutto coloro i quali si definiscono di destra, quelli che pochi anni fa si trovarono in trincea di fronte ai carrarmati e furono tra i protagonisti della più grande rivolta popolare verificatasi in Italia dal dopo guerra, possano convertirsi a questi fenomeni da baraccone, gente che vive di vigliaccherie e scarso coraggio istituzionale.

Al netto di tutte le eventuali perplessità verso ogni candidato sindaco e consigliere, al momento in città sembra sia sorto un problema più urgente e pericoloso: arginare la nuova “invasione barbarica”.

Lo sappiamo bene, quando fu mandato qualcuno da Nord a “salvarci”, furono (e, a dirla tutta, continuano ad essere) lacrime amare per il nostro popolo.


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