Mercoledì, 30 Settembre 2020

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NON FACCIAMO UN PARAGONE

“Dopo i terrapiattisti e i gilet arancioni di Pappalardo, pensavo di aver visto tutto… ma ecco il nuovo partito di Gianluigi Paragone”. Parafrasando l’incipit della battuta tagliente di Beppe Grillo al “figliol prodigo” Alessandro Di Battista, è così che può esser commentata la notizia, divulgata dallo stesso giornalista, della volontà di fondare un nuovo partito.

“La sfiga è un’amante fedele e non ti abbandona neanche quando sei nella merda” avrebbe proferito lo sceneggiatore felliniano Ennio Flaiano; e noi, avvolti dal pantano di quest’anno nefasto, ci meritiamo un accanimento senza precedenti.

Il male non viene mai per nuocere, ma i propositi antisistema dell’ex conduttore de “La gabbia” sì.

Ieri sera il fuoriuscito dal M5S, facente parte del Gruppo Misto, ha annunciato ai microfoni di Mario Giordano, nel programma “Fuori dal coro”, di aver preso contatti con la galassia anti europeista britannica, a partire da Nigel Farage, leader del Brexit party e artefice della campagna di disinformazione e mistificazione che ha portato la Corona a uscire dall’UE. E il già direttore de “La Padania” ha voluto ribadire di essere fuori dal coro più di chiunque altro, forse perché scomodo al “sistema” o plausibilmente perché stonato.

Anti tutto, propugnatore del no incondizionato, la sua forza politica ci condurrà all’uscita dall’Europa, mediante un think tank di primo livello, congerie di patriottici macchinatori di professione.

Quella che potrebbe essere definita una scherzosa boutade, si tradurrà in un’azione fattiva a sostegno di tutti i traditi dal partito di Casaleggio, partito in cui la normalizzazione governativa ha lasciato malcontento nell’area più radicale.

Una delle più agguerrite nella lotta è certamente la deputata Sara Cunial, fondatrice del movimento R2020, no vax fino al midollo, che s’è distinta nel dibattito parlamentare per aver tacciato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella come “l’unico responsabile dell’epidemia culturale del paese”.

 Insieme a Davide Barillari, consigliere della Regione Lazio, anch’egli epurato e complottista, aborritore del 5G, si faranno portavoce delle istanze di chi ritiene la pandemia una boiata, rendendo “virale la ribellione” e soprattutto facendo concorrenza al generale Pappalardo e al suo piano infrastrutturale (il ponte Trapani-Tunisi).

E mentre all’interno del M5S la situazione si mostra precaria per il conflitto scaturito dal ritorno del reporter, indagatore de “L’altro mondo” (prodotto da Loft, piattaforma Tv del Fatto quotidiano) Dibba e la sua invocazione di un’assemblea costituente per eleggere la nuova gerenza, dal momento che il carisma del capo ad interim, Vito Crimi, sia quanto mai inconsistente, Di Maio e compagni debbono respingere anche le accuse di finanziamento illecito mosse da uno scoop del quotidiano spagnolo conservatore ABC.

Un presunto finanziamento erogato dall’allora Presidente del Venezuela Hugo Chavez di 3.5 milioni di euro “al signor Gianroberto Casaleggio, promotore di un partito di sinistra, rivoluzionario e anticapitalista nella Repubblica Italiana”, nel lontano 2010, tramite il console a Milano Gian Carlo di Martino, che ha smentito l’intermediazione. Una vicenda su cui aleggiano forti dubbi che la procura di Milano vorrebbe dissipare; anche il Copasir, nella riunione in programma oggi, solleciterà una spiegazione.

Ciononostante, la posizione filochavista prima e maduriana poi non è mai stata un mistero per gli esponenti del Movimento, i quali intessono da molti anni stretti rapporti bilaterali, con l’invio di delegazioni in Venezuela, capeggiate dall’attuale Sottosegretario agli Affari Esteri Manlio Di Stefano.

E non è mistero neanche il fatto che l’Italia sia stato l’unico Paese membro dell’UE a non riconoscere il Presidente autoproclamato Juan Guaidò, a causa del veto emesso dalla componente pentastellata, accodatasi alla Repubblica del Nicaragua di Daniel Ortega, fautore della rivoluzione sandinista.

Nel libro “Il sistema Casaleggio” di Marco Canestrari e Nicola Biondo, viene delineata dettagliatamente la rete internazionale istituita dall’azienda del visionario Gianroberto e successivamente dal beneficiario Davide, dominus incontrastato, con Steve Bannon, Xi Jinping, Vladimir Putin, lo stesso Nigel Farage, riflettente il campo ideologico variegato ma insieme monolitico, quasi totalitario, caratterizzante il Movimento. La relazione col regime venezuelano potrebbe essere l’ennesimo tassello di un puzzle composito.

L’affaire di Caracas potrebbe inoltre avere molte analogie con l’altra inchiesta, giornalistica prima (condotta da Buzzfeed e dall’Espresso) e giudiziaria in corso, del caso Metropol di Mosca che ha coinvolto la Lega di Salvini.

A tal proposito, nel febbraio di quest’anno la Cassazione ha respinto il ricorso dei legali di Gianluca Savoini, principale imputato, presentato in merito al sequestro di materiale informatico e di documenti afferenti al referente dell’Associazione Italia-Russia, indagato insieme all'avvocato Gianluca Meranda e all'ex bancario Francesco Vannucci, con l’accusa di corruzione internazionale, affermando come “la registrazione acquisita dall'inquirente riproduca un accadimento della realtà", costituente una “notitia criminis”, legittimante pertanto le indagini.

Lo sbarco in Parlamento dell’informativa già in data odierna, come riporta il quotidiano La Repubblica, potrebbe essere funzionale al partito di Salvini per cercare di equiparare il documento confidenziale venezuelano alla storia del Russiagate.

Insomma, in questo quadro frastagliato, mancava solo il partito di Gianluigi Paragone.

Del quale, effettivamente, non sentivamo proprio il bisogno.


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