Giovedì, 30 Maggio 2024

                                                                            

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NOTE A MARGINE DI UN ARTICOLO DI CORRADO AUGIAS

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Sul quotidiano «La Repubblica» del 24 aprile 2024 è apparso un articolo (a firma di Corrado Augias) dal titolo: «Nei panni e nell’animo di un neofascista». Io mi propongo semplicemente di «segnare» alcune note a margine rispetto a questo articolo nella speranza che possano servire a chiarificare il momento che stiamo vivendo. In sostanza, Augias si propone la seguente cosa: «Mi sono posto nello stato d’animo di un neofascista che per decenni si è sentito escluso dalla vita del Paese». E, dopo avere sviluppato il suo ragionamento conclude questo articolo (citando Montaigne) e consigliando alla premier Giorgia Meloni l’esercizio della «virtù»! Ciò vorrebbe dire, in soldoni, «di fronte al desiderio di vendetta» riuscire a «dominare» la propria collera - il riferimento è d’obbligo: Antonio Scurati (a causa del suo monologo di natura «antifascista») avrebbe suscitato «risentimento» nel «funzionario zelante» (il quale è stato «debole nel discernimento e solido nelle convinzioni») a tal punto, sempre secondo Augias, da fargli pensare: «Sono qui per fare scudo  alla reputazione di una figura delegata alla guida della nazione dalla maggioranza degli italiani». In questo senso la «virtù» caldeggiata da Augias avrebbe dovuto indurre la nostra premier ad «armarsi delle armi della ragione contro quel furioso desiderio di vendetta» nel momento in cui si fosse sentita «colpita sul vivo da un offesa» al fine di «dominare» quel moto dell’animo o «stato d’animo». Si sa che uno «stato d’animo» è sempre «uno stato prolungato di emozioni e sentimenti che influenzano il modo come si esperisce e interpetra il mondo». Per cui queste mie «note a margine» a Augias intendendo raccogliere «l’eredità» di quello «stato d’animo» e di quella «virtù». Abbiamo detto che bisogna «entrare» nello «stato d’animo» di un «neofascista» e, in più, che per «dominare» quel «furioso desiderio di vendetta» occorre esercitare la «virtù». Per Niccolò Machiavelli, la «virtù» era quell’insieme di «energia e intelligenza» attraverso il quale ci si può opporre alle forze caotiche e sconnesse del «mondo esterno» (la «Realtà»; che Machiavelli chiama «fortuna»). Dunque? Lo «stato d’animo» di un neofascista è prevalentemente quello del desiderio di rivalsa. Per lunghi anni è stato estromesso dalle faccende politiche nazionali. Mentre la «rivalsa» potrebbe andare a insistere su un «offesa» (Antonio Scurati e il suo monologo, interpetrati come «imbarazzanti») e quindi, sempre in virtù di quello «stato d’animo di un neofascista», andare verso la «censura» dello Scurati stesso. A fronte di ciò, Giorgia Meloni avrebbe dovuto «esercitare», invece, la «virtù»: se la fortuna (o il caso, o un accadimento del cosiddetto «mondo esterno») mi hanno portato davanti una «censura» nel «servizio pubblico», io avrei dovuto «dominare» queste forze a me contrarie. Di fronte alla «fortuna» mettere in campo la «virtù». Di fronte alla «realtà» fare come ci ha insegnato Baruch Spinoza: «Non ridere, non piangere, non ti abbattere, ma cerca di capire». E’ un po’ come a Wil Coyote che «gli può cadere il mondo addosso/finire sotto un masso» (dalla canzone omonima di Eugenio Finardi) ma lui è capace di rialzarsi sempre. Dunque queste «note a margine» di Corrado Augias hanno raggiunto «il punto»: Giorgia Meloni di fronte a un evento «imprevisto» avrebbe dovuto «cercare di capire». Fin qui, Augias. Personalmente ritengo che questo discorso si possa ampliare. C’è qualcosa che non mi piace; bene; allora: non mi devo abbattere e non mi devo incollerire; devo «farmene una ragione». Devo «dominare» sentimento, emozione e istinti e «darmi da fare» positivamente per cercare di «tenere botta». Il che non vuol dire «fare buon viso a cattivo gioco». Vuole invece dire: meglio il «buon senso» e la «ragione» piuttosto che una «vita spericolata», una vita di quelle «piene di guai». Si perché di «guai» te ne porti dietro in abbondanza se ti fai guidare da quel «furioso desiderio di vendetta» il quale fa si che, in un modo o nell’altro, qualcuno esercito la «censura». Proteste, comunicati ufficiali dell’Usigrai, editoriali indignati nei maggiori quotidiani del Paese, deplorazioni abbastanza rilevanti di intellettuali, artisti e gente comune. Allora è meglio «evitare» tutto questo. Partendo da un punto di vista differente: certe volte piuttosto che censurare è meglio ragionare. Certe volte piuttosto che partire in quarta è meglio stare a sentire davvero quello che «gli altri» hanno da dire. Questa mi pare sia la «nota a margine» più perspicua che io posso trarre dall’articolo di Augias: «esistono pure gli altri». E certe volte … Scrivono monologhi!  


 

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