LA FONDAZIONE ALVARO INCONTRA LE ASSOCIAZIONI DI SAN LUCA E INVIA GLI AMBASCIATORI ALVARIANI
È stata la sede municipale di San Luca ad ospitare, lo scorso 30 settembre, l’incontro,...

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Nasce la collaborazione tra la startup deeptech sassarese Alkelux e Nature Med, azienda cosentina specializzata nella trasformazione della liquirizia, per testare diverse tipologie di residuo come base per additivi antimicrobici.
Nella lavorazione industriale della liquirizia, il prodotto che arriva sul mercato è la parte minore di ciò che entra in fabbrica. Accade anche nello stabilimento di Nature Med, nella zona industriale di Castrovillari in provincia di Cosenza, dove si lavorano ogni anno tra le 300 e le 350 tonnellate di liquirizia calabrese dalle quali si ricavano 60 tonnellate di estratto puro e tra le 180 e le 200 tonnellate di sansa, la radice esausta che resta dopo l’estrazione del succo e che oggi va stoccata e smaltita.
Proprio a partire da questo scarto e sugli altri scarti generati lungo il ciclo produttivo, si concentra la collaborazione tra Nature Med, fondata nel 1998 e che lavora esclusivamente Liquirizia di Calabria DOP e biologica, e Alkelux, startup deeptech di Sassari che ricava dagli scarti della liquirizia nanoparticelle a base carboniosa, da incorporare nelle plastiche e nella polpa di cellulosa degli imballaggi alimentari.
Il cuore della collaborazione sta tutto nella ricerca: Nature Med mette infatti a disposizione della startup diverse tipologie di residuo, che il team di Alkelux testa di volta in volta per valutarne la resa nella sintesi dei nano-polymer dots. In questa fase, inoltre, l’azienda contribuisce anche a sostenere i costi di approvvigionamento della materia prima destinata alla sperimentazione.
“Ogni scarto ha una composizione diversa, e per noi questo significa capire quale residuo dà le prestazioni migliori e quale si presta meglio a una produzione su larga scala. Lavorare con un’azienda che gestisce questi volumi ci permette di fare questa selezione su materiale reale, con tutte le variabili di un ciclo industriale. È il passaggio che ci permette di trasformare un risultato di laboratorio in un processo capace di funzionare in fabbrica”, spiega Matteo Poddighe, CEO e founder di Alkelux.
Il recupero nel punto in cui nasce lo scarto
Oggi i volumi conferiti ad Alkelux sono nell’ordine delle decine di chilogrammi l’anno, legati alla sperimentazione. Con il completamento dell’impianto pilota di Sassari, la startup sarà in grado di accogliere oltre 20 tonnellate di scarto all’anno. Si tratta però di una frazione dei residui generati a Castrovillari e questo divario spiega l’obiettivo di lungo periodo: un impianto industriale costruito accanto agli stabilimenti di lavorazione della liquirizia.
Recuperare lo scarto nel momento in cui viene prodotto eliminerebbe per il produttore i costi di stoccaggio e smaltimento e darebbe ad Alkelux un accesso diretto e continuo alla materia prima, senza passaggi logistici intermedi. Per un’azienda come Nature Med, che realizza circa il 70% del fatturato all’estero, la gestione circolare dei residui ha anche un peso nei rapporti con i clienti internazionali.
“La sansa è il residuo più voluminoso del nostro processo e oggi rappresenta un costo di gestione. Da ingegnere chimico, il punto fondamentale di questa collaborazione è la possibilità di trattarla come una materia prima, con specifiche e controlli, dentro un processo integrato con il nostro. Lavoriamo molto con clienti del Nord Europa, dove tracciabilità e gestione dei residui sono già criteri con cui si scelgono i fornitori. Una filiera che recupera lo scarto qui in Calabria va esattamente in quella direzione”, dichiara Marco Massarotto, Direttore Tecnico di Nature Med.
