Medicina di prossimità che cura e si prende cura
Giovedì 24: Un momento di riflessione e di festa per la sanità calabreseIl prossimo Giovedì...

Giovedì 24: Un momento di riflessione e di festa per la sanità calabreseIl prossimo Giovedì...

Il centro-destra elegge il proprio candidato, con una percentuale del 51,02%. Il candidato di Vannacci si ferma al 10,94%. In una elezione suppletiva, a causa del posto lasciato libero alla Camera da Francesco Cannizzaro, divenuto sindaco della città, il centro-sinistra non era stato interessante prima del voto (nei rumors e nei sondaggi, per esempio) e non lo è stato, affatto, a consultazione avvenuta. La partita, con forti ricadute a livello nazionale, si giocava tutta tra Forza Italia (Fabio Roscioli, il candidato della destra risultato vincente, è di quel partito) e Futuro Nazionale, alla sua prima uscita elettorale. Schiacciato tra questi due poli, il candidato del centro-sinistra, Frank Benedetto (finalmente sostenuto da un campo davvero largo) si è fermato soltanto al 36,59%. Ma, lo abbiamo detto, non era in questione – né a livello mediatico, né a livello strettamente politico – l’affermazione del campo largo. Dunque, l’analisi? Intanto, ha votato il 22, 34% degli aventi diritto; per cui l’analisi deve vertere su un risultato che ha coinvolto un elettore su cinque. Particolare, singolare, limitata, per come è, a questo punto, essa ci conduce a una domanda preliminare. Si può rinvenire un qualche significato politico rispetto ai risultati di una consultazione elettorale nella quale quasi l’80% delle persone non ha votato? Il primo dato è che l’attuale sindaco di Reggio Calabria, il sunnominato Francesco Canizzaro (che è stato eletto appena quattro mesi fa), non ha mantenuto il proprio appeal sugli elettori. A maggio, infatti, Cannizzaro aveva ottenuto quasi il 66% dei voti. Invece, adesso, Roscioli (tra l’altro, dello stesso partito di Cannizzaro; e questo complica, ulteriormente, le cose per il centro-destra) ha ottenuto, solamente, il 51,02. Ciò vuol dire che, in questi quattro mesi, il potere di attrazione di Forza Italia e del suo sindaco, nel territorio reggino, è già sceso di 15 punti percentuali. In occasione delle comunali aveva votato il 65,23% dei reggini. Ciò costituisce un altro importante dato su cui riflettere, per Forza Italia, e non è un dato piccolo o insignificante. Il secondo dato politico è che il partito di Vannacci, che doveva scompigliare le carte del mazzo, prende il 10,94%, che è certamente una percentuale più alta rispetto a quella che datagli dai sondaggi in campo nazionale, ma che non può impensierire affatto il partito di Giorgia Meloni e la coalizione di governo. Sempre, fermo restando, come ci stanno avvisando gli analisti, che a elezioni politiche avvenute si prevede, ragionevolmente, un avvicinamento (in qualche forma) tra la coalizione di centro-destra e Futuro nazionale in caso di vittoria (del resto, facilmente prevedibile, al momento attuale) sul centro-sinistra. Dunque: queste suppletive di Reggio Calabria sono state solo un fuoco di paglia? Probabilmente, quello che emerge (oltre al solido disinteresse per la politica, che è un dato non solo locale, ma nazionale, europeo, e mondiale), è il buono stato di salute della destra nella sua interezza e completezza (considerando compreso in essa Vannacci, insomma) a fronte dell’inconistenza di un campo largo evanescente e fragile. In più: un certo stato di malessere in Forza Italia, nonostante la vittoria. Ma questo non è, affatto, un paradosso. Infatti, il partito di Antonio Tajani sta apparendo sempre più frantumato fra diktat degli eredi Fininvest e vari personalismi più o meno ingabbiati all’0interno di una direzione abbastanza friabile. Queste elezioni suppletive sono state, in definitiva, solo una verifica dell’equazione Meloni- Vannacci. In questo momento: Vannacci parte in retroguardia. E c’è la legge elettorale, da approvare. Anche in quel caso, il cosiddetto Stabilicum (meglio conosciuto come Melonellum) sembra promettere ulteriori stop all’ascesa di Futuro Nazionale. Una diatriba, dunque, tutta interna alla destra e della quale il centro-sinistra (esattamente come è accaduto dopo i risultati del Referendum sulla giustizia) non sembra volerne approfittare. Un ulteriore tassello, insomma, di una confusione e di una disgregazione politica (peraltro, in atto da parecchi anni ormai), che il filosofo Massimo Cacciari ha recentemente definito «Kaos».
