Crollo a Pietra Cappa, il Parco dispone l’interdizione di un tratto del sentiero
A seguito di un fenomeno franoso verificatosi nell’area di Pietra Cappa, il Parco Nazionale dell’Aspromonte...

A seguito di un fenomeno franoso verificatosi nell’area di Pietra Cappa, il Parco Nazionale dell’Aspromonte...

Per protestare contro le scuole che cadono a pezzi, opporsi ai fondi per l’industria bellica, gridare la propria ostilità al decreto sul tetto agli immigrati a scuola ed esprimere solidarietà ai colleghi francesi, gli studenti italiani sono scesi in piazza. E’ utile per prima cosa dichiarare a piena voce che, le correlate violenze (ce ne sono state molte) sono da condannare, sono condannate e mai emendabili. Detto questo, nel 1973 il regista visionario americano Terence Malick ha girato La rabbia giovane. Anche in questo caso, non mi interessa l’argomento specifico del film; solo il titolo. Fatte tutte queste debite precisazioni si deve, qui, parlare e discutere di segni, simulacri, segnali, segnavia, sintassi e semantica. E’abbastanza stupido, adesso, il mio punto di partenza, e sono davvero molto stupido io a utilizzarlo: è chiaro che questa rabbia giovane è un segnale diretto contro il governo Meloni. E fin qui siamo nell’ovvio. Da questo momento in poi, cercherò, invece, di entrare più precisamente nell’analisi. Il simulacro nel quale è vissuto in questi quattro anni questo governo (intendendo, con il concetto di simulacro: un oggetto che è, interamente, costituito da segni che non hanno più alcun rapporto con la realtà) era una bolla. Che abbia fatto moltissimo o che non abbia fatto niente, Giorgia Meloni è vissuta in un simulacro nel quale la destra-destra si rivolgeva esclusivamente ai suoi attivisti, simpatizzanti e sostenitori. La realtà, però, è dispettosa; e sono, fin da subito – dal decreto anti-rave del 2022, che ha inaugurato l’operato di questo esecutivo –, giunti dei segni non autoreferenziali. Segni che, invece, avevano un rapporto diretto con l’Italia; ovvero, con quello che un tempo i giornalisti chiamavano il «Paese reale». Insomma, la sintassi è continuata ad essere del tutto meloniana; la semantica, sino ad arrivare agli episodi di questi ultimi giorni, è diventata realista. Non mi interessa affatto, come pare interessi a Elly Schlein, mettere in evidenza che il governo non ha capito, già dall’esito del referendum sulla giustizia, cogliere i segnali che provenivano dai giovani. Questa è politica, e io non faccio politica! Mi interessa capire come è potuto andare avanti un paese nel quale la sintassi e la semantica sono state, per quattro anni, così divaricate. La rabbia giovane ci conduce al tema, appunto, dei giovani. Se io ho grande talento per la matematica, abito in Basilicata, e voglio iscrivermi al Politecnico di Milano devo pagare un affitto che i miei genitori non possono permettersi. E questa non è filosofia; questa è politica. La sintassi si occupa dei mezzi; la semantica dei fini. Il ragazzo lucano ha il suo fine. Vorrebbe laurearsi. Ma la sintassi glielo impedisce: il denaro è un mezzo. Sono, così, giunto alla conclusione del mio discorso. Nell’aporia venutosi a costituire tra mezzi e fini, La rabbia giovane ha trovato la propria valvola di sfogo. Si è, infatti, aperto un varco – che i filosofi, in casi come questo, chiamano: il «possibile» – nel quale questi ragazzi e queste ragazze hanno urlato: «Un altro mondo è possibile» (proprio come i loro colleghi di 58 anni fa). Naturalmente, tutto ciò non servirà a niente. Perché, già, «il movimento è tutto, il fine è nulla» lo aveva attestato il militante Eduard Bernstein, una vita fa. Ma non solo per questo. Anche perché, se «il fine è nulla», quelli che restano sono solo i «mezzi», e cioè: il denaro, la pensione, lo stipendietto, i centri estetici, le vacanze più o meno intelligenti, l’intelligenza artificiale, lo smartphone… Resta solo la sintassi. Con la quale, riferendosi (ancora una volta) a un altro simulacro, la Meloni incapsulerà il proprio movimento (ha fatto tanti viaggi…) e quello degli studenti, dichiarando, ai microfoni di Rai 2: «Tutto va bene». Come darle torto… E, poi, «bisogna fare presto, ci sono le elezioni anticipate»…
