«Toti, scontro coi giudici», riporto un po’ di titoli presenti nei quotidiani in questo periodo. « “Toti pretendeva fondi illeciti”. Giallo sul verbale di Spinelli jr.» e ancora: «Aiuti ai politici corrotti e attacchi ai giudici. La nuova destra distorce il diritto». Ma anche: «Cambiare la par condicio», «Renzi&Bonino insieme al via»: mi chiedo, mettendo assieme tutti questi pezzi, che idea si possa fare il cittadino comune intorno a quello che sta succedendo in Italia? Tutti i giornali sono uguali, diceva Nanni Moretti, per cui in Italia c’è «un unico grande giornale». Come ti puoi fare un’idea «alternativa» se tutti ti raccontano la stessa cosa? E il problema non è una notizia data in modo sia pure distorto e fazioso: il problema è una notizia che non ti viene data. In quest’ultimo caso come mi posso fare un’idea? Hans-Georg Gadamer diceva: «Se una cosa io non la conosco allora non la posso desiderare», non la posso esecrare, non la posso criticare, non posso farla mia o rigettarla. A pagina 10 della «Repubblica» di sabato 18 maggio leggiamo: «Libertà di stampa. Italia vigilata speciale». Il «pensiero unico» predilige degli «oggetti» unici; da Anassagora di Clazomene (che fu il primo a postulare un principio intelligente) sappiamo che il pensiero si applica alle cose: non esiste un pensiero di pensiero … Dunque questo «unico grande giornale» e questo «pensiero unico» vogliono delle «cose» (degli «oggetti») uniformi, omologati, conformisti, piani, lisci, semplificati. Il dramma del periodo che stiamo vivendo è proprio questo, lo espone bene Umberto Galimberti nel suo volume L’etica del viandante: di fronte alla complessità montante della realtà (delle «cose») i partiti populisti tendono a «semplificare». Non ho lavoro! Colpa dell’immigrato! E’ un linguaggio, questo, che tutti capiscono e che, come la satira (che non ha padroni e perciò sta bene sotto ogni padrone), va bene per tutte le stagioni. E per tutte le nazioni oltre che regioni: Catalogna, Slovacchia, Ucraina … Mi pare di poter capire che siamo di fronte a tre ordini di problemi. 1) C’è un’unica narrazione che viene condivisa per abitudine e per mancanza di altra informazione. 2) Esiste una semplificazione globale dei problemi (sul tappeto) che viene fatta propria dalle persone (dagli elettori alle elezioni europee, ad esempio) per mancanza di fantasia e per noia. 3) Non c’è più posto per il dubbio, la critica, la messa in discussione, l’apertura degli orizzonti problematici, la costruzione ragionata di un discorso, l’alternativa … In un panorama del genere è chiaro che «vince» chi meno pensa e meno fa pensare. A perdere sono i filosofi, gli scienziati i sociologi e i poeti. Tutti i titoli degli articoli che ho riportato sopra ci dicono una sola cosa: la politica desidera andare più vicino possibile ai desiderata della gente; ma (attenzione!) non della gente vera e propria (per come è; il noumeno kantiano, la «cosa in sè», piuttosto alla rappresentazione che ogni partito si fa di quello che potrebbe essere (e volere) la gente. Quando Meloni propone «Dio, patria e famiglia» è convinta che, comunque, si sta rivolgendo a qualcuno. A un Italia fatta in un certo modo. Quando Fratelli d’Italia e Partito Democratico vogliono cambiare la legge sulla «par condicio» stanno facendo un discorso a un Italia che non sopporta più le regole. Se non c’è pensiero no è possibile costruire alcuna alternativa. Se la parola divorzia dalla cosa allora tutto diventa il regno delle fake news e di quella che Maurizio Ferraris chiama la «post-verità». Un elettorato che si fa guidare dalla «pancia» non accorderà mai le sue preferenze a un intellettuale, auna persona autorevole nel proprio campo, a un uomo di cultura. Per cui ne abbiamo una tripolarità: 1) l’Italia, terra di cultura quant’altre mai, torna allo stato «di natura». 2) Nello «stato di natura» vince chi «semplifica» meglio le cose. 3) I problemi rimangono intatti e la complessità cresce esponenzialmente. Te ne accorgi se c’è il Covid o la crisi economica: anche se ti rifiuti di pensare e di porti qualsiasi dubbio devi lo stesso fare i conti con uno stipendio che non basta mai e con le mascherine o il green pass che pure devi avere. Non basta semplificare per annullare i problemi così come non basta non pensare per annullare la cultura. Da qualche parte c’è sempre un poeta che spara al leader della Slovacchia … Goebbels diceva: «Quando senti parlare di cultura metto mano alla pistola». E quando sento parlare di politica?