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CARPANZANO, LA CASTAGNA ROVELLESE TRA TRADIZIONE E FUTURO: UNA FILIERA DA RILANCIARE

Alla XX Sagra della Castagna, istituzioni, produttori e cittadini a confronto sulle prospettive di valorizzazione di un patrimonio agroalimentare che rischia di non trovare un adeguato riconoscimento economico. Durante: «Occorre fare rete per sottrarre i produttori alle logiche imposte dagli intermediari».

CARPANZANO (CS), 17 ottobre 2026 – Non soltanto una festa popolare dedicata a uno dei prodotti più rappresentativi della montagna calabrese, ma anche un’importante occasione di riflessione sul futuro di una filiera agricola che, nonostante le sue straordinarie potenzialità, continua a scontare difficoltà strutturali, soprattutto sul piano della commercializzazione e della remunerazione dei produttori.

Nell’ambito della XX Sagra della Castagna di Carpanzano, si è svolto presso la Sala Consiliare del Comune il convegno “La filiera del castagno: sfide e prospettive”, promosso da Italia Nostra, sezione di Cosenza, con il coinvolgimento delle istituzioni locali, del mondo produttivo e delle realtà associative del territorio.

All’incontro, che ha registrato la partecipazione di numerosi cittadini, proprietari di castagneti e operatori del settore, erano presenti il sindaco di Carpanzano Valerio Vigliaturo e la presidente della Pro Loco Chiara Manfredi.

A introdurre, coordinare e concludere i lavori è stata Luciana De Rose, presidente della sezione cosentina di Italia Nostra.

La Rovellese, una risorsa di pregio che il mercato non riconosce

Particolarmente significativo il confronto con i produttori locali, dal quale è emersa una contraddizione che caratterizza l’economia castanicola del territorio.

A Carpanzano si coltiva infatti la Rovellese, varietà di castagna fortemente legata alla tradizione locale, apprezzata per le sue caratteristiche qualitative, ma che troppo spesso, una volta raccolta, non riesce a ottenere un prezzo di vendita adeguato al lavoro e ai costi sostenuti dai produttori.

Una situazione che rischia di compromettere la continuità della coltivazione, favorendo il progressivo abbandono dei castagneti e, con esso, la perdita di un patrimonio agricolo, paesaggistico e culturale di grande valore.

Su questi aspetti si è soffermato Giorgio Durante, Presidente dell’Accademia delle Tradizioni Enogastronomiche di Calabria e coordinatore didattico dell’ITS Iridea Academy, intervenuto sul tema “Castagni e castagneti: una filiera sostenibile”.

Durante ha evidenziato come una delle principali debolezze del comparto sia rappresentata dalla scarsa propensione all’associazionismo tra proprietari terrieri, castanicoltori e operatori della filiera.

«La frammentazione della produzione e l’assenza di forme organizzate di aggregazione – ha sottolineato Durante – rendono i singoli produttori particolarmente vulnerabili rispetto alle dinamiche commerciali. Troppo spesso sono gli intermediari, talvolta attraverso pratiche speculative, a determinare unilateralmente il prezzo delle castagne, senza riconoscere il reale valore del prodotto e il lavoro necessario per ottenerlo».

Da qui la necessità di promuovere forme associative, cooperative o consortili, capaci di concentrare l’offerta, migliorare la capacità contrattuale dei produttori, favorire la trasformazione del prodotto e costruire nuovi canali di commercializzazione.

Una strategia che potrebbe restituire redditività ai castagneti e rendere economicamente sostenibile la loro manutenzione, contrastando l’abbandono delle aree montane.

La castagna, il pane dei poveri e una risorsa per l’allevamento

Nel suo intervento, Durante ha richiamato anche il ruolo storico della castagna nell’economia delle comunità rurali calabresi.

Per generazioni, e in particolare fino al secolo scorso, questo frutto ha rappresentato una delle principali fonti di sostentamento delle famiglie delle aree interne, tanto da essere considerato un vero e proprio pane dei poveri.

Consumata fresca, arrostita, bollita, essiccata oppure trasformata in farina, la castagna costituiva una riserva alimentare preziosa, soprattutto nei periodi dell’anno in cui le altre risorse scarseggiavano.

Ma il suo contributo all’alimentazione delle comunità non era soltanto diretto.

«Il castagneto – ha ricordato Durante – era parte integrante di un sistema agricolo e zootecnico nel quale nulla veniva sprecato. Le castagne, soprattutto quelle non destinate al consumo umano, venivano utilizzate anche per l’alimentazione degli animali e, in particolare, dei suini. Questo contribuiva a valorizzare le risorse disponibili e a ottenere carni e prodotti trasformati dalle caratteristiche organolettiche particolarmente apprezzate».

Un esempio concreto di quella che oggi viene definita economia circolare, ma che nelle comunità contadine rappresentava una pratica quotidiana, fondata sull’utilizzo razionale delle risorse naturali.

Il castagneto, dunque, non era semplicemente un luogo di produzione agricola, ma un sistema complesso capace di generare alimenti, reddito, biodiversità e presidio del territorio.

Dall’antica Roma ai giorni nostri: un patrimonio da riscoprire

A ricostruire il valore storico e culturale della castagna è stata anche Luciana De Rose, che ha ricordato come questo frutto abbia accompagnato l’evoluzione delle civiltà mediterranee fin dall’antichità, rivestendo un ruolo significativo già in epoca romana.

Un alimento che ha attraversato i secoli, contribuendo alla sopravvivenza delle popolazioni delle aree montane e diventando parte integrante della loro identità.

Il richiamo alla storia ha offerto lo spunto per una riflessione più ampia: recuperare il valore della castagna non significa soltanto tutelare una produzione agricola, ma anche preservare conoscenze, pratiche colturali, tradizioni alimentari e paesaggi che rischiano di scomparire.

Dalla formazione alla valorizzazione della filiera

Il confronto ha inoltre evidenziato l’importanza di collegare la formazione tecnica superiore e il mondo produttivo.

In questo contesto, l’ITS Iridea Academy può rappresentare un interlocutore per accompagnare i processi di innovazione della filiera, attraverso la formazione di tecnici specializzati, l’introduzione di pratiche agricole sostenibili, la valorizzazione delle produzioni locali e lo sviluppo di nuove competenze nella trasformazione e nella commercializzazione.

Il futuro della castanicoltura non può infatti essere affidato esclusivamente alla qualità del prodotto, ma richiede capacità organizzativa, innovazione, promozione e una visione imprenditoriale condivisa.

La sfida è trasformare la Rovellese da risorsa agricola sottovalutata a prodotto identitario capace di generare valore aggiunto per l’intero territorio.

Una sagra che guarda oltre la festa

La XX Sagra della Castagna di Carpanzano, organizzata dalla Pro Loco con il coinvolgimento delle istituzioni e delle associazioni locali, ha dimostrato come le manifestazioni popolari possano diventare anche occasioni concrete di confronto sullo sviluppo economico e sociale delle comunità.

La partecipazione dei cittadini e degli operatori ha confermato l’interesse per una risorsa che continua a rappresentare un elemento distintivo dell’identità locale.

Dal convegno emerge un messaggio preciso: senza una maggiore aggregazione dei produttori, una strategia commerciale condivisa e un adeguato riconoscimento del valore della castagna, il rischio è che una delle eccellenze agricole del territorio continui a perdere competitività.

La Rovellese può invece diventare il punto di partenza per un nuovo modello di sviluppo delle aree interne, capace di coniugare agricoltura, tutela del paesaggio, biodiversità, trasformazione agroalimentare e turismo esperienziale.

Perché custodire un castagneto non significa soltanto conservare degli alberi, ma mantenere viva una storia di lavoro, alimentazione e comunità che merita di avere anche un futuro economico.

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