«Hitler aveva ragione. Voi comunisti senza contraddittorio camuffate la storia e la state riscrivendo: ma ora finalmente possiamo dire la verità». Un uomo anziano, al Salone del Libro di Torino, alla fine della presentazione dell’ultimo libro di Stefano Massini (a questo punto, sicuramente: «comunista»!) (in)segue l’autore, lo strattona per la manica della giacca, lo spintona e gli rivolge le parole riporte su tra virgolette. Evidentemente apprendiamo da questo splendido esempio di «teoria dell’agire comunicativo» (alla Habermas) attraverso la «Persuasione e la retorica» (alla Michestadter) diverse cose. 1) che Hitler aveva ragione (su quale argomento non si sa); 2) che esistono ancora i comunisti; 3) che questi residui di comunisti amano discutere senza contraddittorio: quindi monologano; 4) che questi stessi comunisti scrivono le pagine della storia dal loro punto di vista oscurando la «verità storica» e 59 che con l’attuale situazione politica (immagino italiana; non so se l’anziano fosse o meno un esperto di geopolitica e di relazioni internazionali) i possessori dell’autentica «verità storica» la possono finalmente «esplicitare». Interessante. Dal punto di vista della semiotica: addirittura interessantissimo. Riducendo il bellissimo ragionamento dell’anziano appassionato dei libri di Massini possiamo dire che tutto il suo cartesiano «discorso sul metodo» vuole dire: adesso (state attenti!) le cose sono davvero cambiate, tutto quello che, monologando, gli storici comunisti hanno detto e scritto non vale più. Ci siamo noi hitleriani d’antan che possiamo dirvi come sono veramente andate le cose (non si sa da quando a quando. Ma l’anziano, purtroppo, è stato parco di informazioni in merito). Come Propp con la fiaba noi possiamo solo ricostruire (per indizi) il suo pensiero: «adesso ci sono quelli di estrema destra e possono dire che la storia per come l’hanno raccontate i loro avversari era falsa». La prima considerazione da fare è che la storia stessa non fa una ella figura. A seconda di chi è al potere viene scritta in un modo o nell’altro. La seconda considerazione è che non c’è stato alcun lettore per la storia scritta dai comunisti: tutti si sono «bevuti» la narrazione fatta da costoro e questo gli è bastato. Quindi non solo questi storici comunisti hanno monologato ma hanno monologato davanti a un muro. La terza considerazione è che oggi c’è l’estrema destra al potere. Stefano Massini, che non è l’ultimo dei fessi e nemmeno il penultimo, non mi pare che monologhi senza contradittorio: tant’è che esistono in Italia dei lettori dei suoi libri. Ma è davvero brutta questa immagine scaturita dalle parole dell’anziano hitleriano. L’immagine, lo ripeto, di uno storico che si alza la mattina e che per tutto il suo orario di lavoro si mette davanti a un muro e parli ininterrottamente dei meriti dei comunisti – cosa che al muro certamente non interessa moltissimo. Dunque questa è l’idea che ha l’estrema destra (in questo momento preciso della storia Italiana) della sinistra. Gente che si mette davanti a un muro e che continua a dire (al muro): «Quanto sono bello io!». Mentre l’estrema destra sarebbe l’Italia vera – l’Italia che si situa esattamente oltre quel muro: il bracciane lucano, il pastore sardo la casalinga di Voghera che, adesso, finalmente può «dire la verità». E quale è questa verità? Lasciamo parlare la Casalinga: «Signora mia, se sapesse. Mio figlio fa l’idraulico. Ma come aggiusta i tubi mio figlio. Ah se sapesse… Non ce n’è per nessuno…». A questo punto agli elettori italiani la scelta: 1) a sinistra gente che parla a un muro dei propri meriti e 2) a destra: gente che parla ad alla gente precedente della crisi dell’edilizia e delle problematiche dei muri. Evidentemente, anche l’anziano del salone del Libro lo ammetterebbe, questa «estrema destra» non riesce davvero a fare a meno di avere come interlocutori quelli che «monologano coi muri». Chissà perché? Altro che Istat. Altro che l’elettorato dei cosiddetti «moderati» fatto dalla famosa «classe media». Questi sono tutti carpentieri.