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DALLA GARBATELLA AL QUIRINALE 

Nel 1996, lo scrittore Rocco Carbone pubblicò un romanzo dal titolo Il comando. In esso, i personaggi erano mossi da un impulso interiore imprescindibile (un comando, appunto), che era capace di determinare e guidare tutte le loro azioni. Molto più prosaicamente, ieri, Giovanni Donzelli, commentando l’approvazione della nuova legge elettorale, ha dichiarato: «Il centrodestra vuole stabilire il principio che In Italia comanda chi prende un voto in più dagli italiani». Nel «Kaos» attuale è impossibile qualsiasi interpretazione politica o scientifica; ne voglio tentare, invece, una letteraria. Dalla Garbatella al Quirinale, questo Melonellum(Stabilicum, per gli Hobbitt delle, friabili, Terre di Mezzo) dovrebbe costituire l’«impulso interiore» nonché il volano per l’elezione del Capo dello Stato. La legge elettorale, approvata (come, in genere, si usa dire in questi casi) a colpi di fiducia (cioè estromettendo il «comando» del Parlamento) è una legge proporzionale e – e, fin qui, Giovanni Sartori sarebbe stato contento, perché si sarebbe rispettata la vocazione profonda del Paese che contiene diverse culture storiche, identità e sfumature politiche, tutte presenti nell’elettorato. Poi, la legge ha una quota del 42%, idonea a far scattare il premio di maggioranza, come soglia minima dei voti di lista o di coalizione. E questo parrebbe essere, assai, costituzionale; la Consulta, infatti, in passato, aveva giù giudicato congrua la soglia del 40% afferente al cosiddetto Italicum. I problemi nascono, dunque, per il rimanente dettato di questo Melonellum. Il premio di maggioranza appare improbabile; elefantiaco, gigantesco, probabilmente stregonesco e fantasmatico, per dirne il meno. Inoltre, esiste un’altra soglia (del 3%) per i partiti, che va combinata col numero delle firme necessarie per poter presentare una lista (sono quadruplicate, rispetto al passato; oggi ce ne vogliono 6000 per collegio): per cui i piccoli partiti risultano essere i fessi della situazione. Non solo essi si devono scannare per potere presentare una lista, ma, una volta che non abbiano raggiunto il 3%, certamente non possono entrare in Parlamento, peròi voti che hanno ottenuto vanno automaticamente a far parte di quelli necessari per ottenere il premio di maggioranza. Insomma, ci troviamo di fronte a una legge elettorale che da una parte appare lineare, dall’altra abbastanza scombussolata e pasticciata. Il ritorno delle preferenze non va inteso in nessuna maniera (politica), perché i capilista risultano ancora bloccati, e quindi decisi dalle segreterie di partito. Il comando, dunque? In un’analisi si devono evitare pregiudizi e partigianerie. E la mia è solo un’analisi letteraria, l’ho già detto. Quell’ «impulso interiore» che guidava i personaggi di Rocco Carbone fino alla soglia dell’Alzheimer e dell’autodissoluzione, sembra regalarci, nelle parole di Giavanni Donzelli, una «narrativa» del comando della soglia. Eserciate il «comando», per la coalizione di governo, sembra voler dire: stabilire soglie. Fino a qui puoi andare; oltre non è possibile! Quanto queste «soglie» aderiscano alle caratteristiche degli italiani e dell’elettorato italiano, è cosa da lasciare del tutto impregiudicata. Si ha l’impressione di una certa arbitrarietà. Scatta il «comando», da qui in poi … Cioè: si è quantificata la grana, la «qualità»; per restare alla letteratura, è come se di un certo romanzo, il critico di turno dica che esso è «bello» solo se rispetta tutta una griglia di cifre. E di equazioni differenziali. L’introduzione all’antologia di letteratura inglese era firmata da John Evans Pritchard. Che si serviva di regoli, meridiane e misure per calcolare la «bellezza» di una poesia. Nel film L’attimo fuggente, il professore John Keating fece strappare agli studenti quella introduzione. «Vai con Dio, J. Evans Pritchard, Professore Emerito!». 

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