Crollo a Pietra Cappa, il Parco dispone l’interdizione di un tratto del sentiero
A seguito di un fenomeno franoso verificatosi nell’area di Pietra Cappa, il Parco Nazionale dell’Aspromonte...

A seguito di un fenomeno franoso verificatosi nell’area di Pietra Cappa, il Parco Nazionale dell’Aspromonte...

Ferite censurate e incapacità di dialogo nella guerriglia delle ultime settimane
di Nadir Masuero
Nelle ultime settimane stiamo assistendo a quanto i processi di democratura in Italia restano vivi e attivi nonostante un trentennio di reclami inter e intra nazionali. Le manifestazioni pacifiche che oggi si svolgono nelle piazze italiane hanno collezionato una lista di argomenti paradossali tali da far fare fatica a qualsiasi lettore nel comprendere quel che sta succedendo.
Il termine democratura, neologismo nato per crasi tra ‘dittatura’ e ‘democrazia’, in politica – citando la Treccani – indica “un regime politico che mantiene la forma esteriore e le regole formali della democrazia (come le elezioni), ma nei fatti adotta metodi di governo fortemente autoritari”.
Nella sezione Temi caldi di Ansa Youssef Siher conquista una rubrica personale: il giovane ricercatore esperto in geopolitica rischia la detenzione per aver reclamato il diritto alla protesta pacifica, con l’accusa di aver pianificato il Movimento 17 ottobre attraverso l’apertura di una pagina internet dedicata. La posizione di capro espiatorio del manifestante risulta evidente a chiunque sia dotato di senso comune. Intanto le proteste continuano nonostante la violenza delle forze dell’ordine: tra cariche di manganelle, idranti e lacrimogeni il web si fa saturo di fotografie e video di persone ferite nell’animo e nel corpo – ammessi lividi e contusioni come tracce incontrovertibili di una verità censurata troppo presto dai media dominanti.
Solo nel 2017 l’Italia – in seguito a innumerevoli sanzioni economiche per il merito – si è trovata costretta a regolamentare il reato di tortura – con aggravante qualora commessa da pubblici ufficiali. La stessa Amnesty International si è presa carico di raccomandare alla politica (tra quest’anno e l’anno passato) l’utilizzo della violenza da parte delle forze armate esclusivamente per disperdere le folle in situazioni dove l’aggressività si manifesta prima di tutto dal popolo. Pochi giorni fa a Milano migliaia di persone si sono trovate blindate dalle forze armate in uno spazio pubblico senza aver generato nessun tipo di dolo grazie al pretesto della prevenzione. Milioni di studenti, operai, agricoltori, lavoratori si stanno trovando di fronte ad una scelta inverosimile: tacere per restare con la giustizia, manifestare per rischiare la persecuzione. Per questo l’ordine democratico sembra progredire verso l’autoritarismo violento che accompagna i nodi critici della nazione a partire dalla sua nascita.
Nel tumulto generale e nell’aggrovigliarsi di tematiche forti riunite sotto lo stesso motivo non sembrano ancora esserci speranze per far sì che vengano ascoltate le voci dei manifestanti: la richiesta di tagliare i fondi per le guerre e risanare le vite dei cittadini sembra ormai la pretesa di una folla inferocita che nessuna eminenza ha il coraggio di ascoltare. Il solo fatto che la professoressa Michela Ponzani è stata minacciata di querela da parte dell’onorevole La Russa per aver ricordato i fatti del ’73 su una rete televisiva nazionale lascia intravedere molto di una malaugurata e indicibile censura dilagante.
Le piazze, intanto, sembrano l’unico luogo dove la verità può essere vissuta e ripresa direttamente. Unico luogo rimasto da cui la protesta può trovare spazio per esistere e respirare pacificamente.
