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Farzana Rupa e Mozammel Babu rischiano la morte

Da giornalistitalia.it

 Il Comitato per la protezione dei giornalisti (Cpj) ha ricolto un appello alle autorità del Bangladesh chiedendo di ritirare immediatamente le accuse di crimini contro l’umanità nei confronti dei giornalisti Farzana Rupa e Mozammel Babu e rilasciarli senza indugio.
I pubblici ministeri del Tribunale per i crimini internazionali (Ict) del Bangladesh hanno, infatti, presentato un atto d’accusa formale che nomina i due giornalisti e altre 39 persone, tra cui l’ex primo ministro Sheikh Hasina, in un caso legato alla repressione del maggio 2013 contro una manifestazione del gruppo islamista Hefajat-e-Islam a Shapla Chattar, in cui si presume siano state uccise 58 persone.
Rupa, ex corrispondente principale e presentatrice di Ekattor TV, e Babu, fondatore ed ex direttore responsabile dell’emittente, sono stati arrestati il ​​14 maggio con l’accusa di crimini contro l’umanità. Il procuratore capo dell’Inc, Md Aminul Islam, ha dichiarato che Rupa, su istruzioni di Babu, ha prodotto un documentario sulla repressione per Ekattor Tv, in cui si affermava falsamente che nessuno era stato ucciso a Shapla Chattar.

«Accusare i giornalisti Farzana Rupa e Mozammel Babu di crimini contro l’umanità per aver svolto il loro lavoro è semplicemente inaccettabile», ha affermato Kunal Majumder, coordinatore del programma Asia-Pacifico del Cpj, aggiungendo che «le autorità devono ritirare le accuse e spezzare il ciclo di vendette politiche di parte contro la stampa».
Se riconosciuti colpevoli, Rupa e Babu potrebbero rischiare la pena di morte, poiché l’Ict, un tribunale nazionale per crimini di guerra, non dispone di linee guida per la determinazione della pena per reati specifici.
Entrambi i giornalisti sono in custodia cautelare dall’agosto 2024 con accuse separate di omicidio legate alle proteste di massa del 2024. Sebbene l’Alta Corte avesse concesso la libertà su cauzione in quei casi, la Corte d’Appello della Corte Suprema ha emesso un’ordinanza di sospensione e, anche se venisse revocata, le autorità potrebbero comunque tenere i giornalisti in carcere in base al caso Ict.

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