Costruisci il tuo futuro nel cuore dello Stretto: perché scegliere Giurisprudenza alla Mediterranea
Scegliere il proprio percorso universitario significa fare una scommessa sul futuro. In un mondo del...

Scegliere il proprio percorso universitario significa fare una scommessa sul futuro. In un mondo del...
Di solito si dice che in ogni uomo si nasconde un avaro e un prodigo. La differenza compare solo nell’economia di tipo capitalistico. Si tratta di una differenza soggettiva (individuale, personale, privata) che emerge ora in una forma ora in un’altra. E che può emergere nel complesso di queste due forme solo in un sistema economico che ha fatto del denaro la fonte della «libertà». Che vuol dire? Vuol dire che ognuno è libero – sempre ferma restando una stessa forma di denaro – di essere ora avaro ora prodigo. Con gli elementi soggettivi c’è poco da discutere. Non si lasciano certo imbrigliare in una «capsula» (concettuale, ideale, oggettiva che dir si voglia). Ecco che allora in questo senso «solo» il denaro permette il nascere di attività «non» strettamente (e direttamente) legate al denaro. L’intellettuale è una di esse. Propriamente parlando: dedicarsi alla cultura o peggio ancora a «coltivare» il proprio «intelletto» non procura certo denaro. L’operaio, invece, produce una «merce» che ha un «valore» economico e il suo tempo è d’«oro» in tutti i sensi. A questo punto nasce una considerazione venata di amarezza. L’intellettuale, oggi, che volesse mettere in discussione il sistema economico capitalista metterebbe immediatamente in discussione sè stesso, la sua personalità, la sua cultura, il suo ruolo, la sua stessa «natura». Questa «fenomenologia del denaro» (merce, produzione, lavoro immateriale, assenza di valore eccetera) ci conduce dunque a una riflessione. Ci sembra di stare discutendo di un sistema «chiuso»; un sistema dal quale non si può uscire in nessun modo. Il professore, l’artista, l’intellettuale, lo studioso, il letterato, il filosofo non hanno alcuno spazio d’esistenza al di «fuori» del capitalismo. Le economie più antiche che abbiamo avuto, schiacciate come erano sul bisogno immediato, non prevedevano certo queste «figure». Dunque dedicarsi ad attività spirituali ha senso solo in un sistema materiale e materialistico come l’economia di mercato. Una vera e propria contraddizione. Dalla materia emerge lo spirito. Dunque porsi un interrogativo – invero fondamentale – come quello che ci stiamo ponendo può voler dire che il corpo fa germinare l’anima. Ovvero: tutto è atomi e forse della natura; o come voleva Democrito: atomi e vuoto. Una volta salutata dunque l’anima (con quello che ne segue) l’intellettuale ha un’altra chance. «Io non posso mettere in discussione questo sistema perché esso è un sistema chiuso»: una monade leibniziana che non ha «finestre». Non esiste alcuna «alternativa» (nemmeno quella «politica» ricercata da Elly Schlein o la «Terza via» di Tony Blair). Per «uscire» dal sistema – e mettere così il discussione la moneta e il «capitalismo» – o l’intellettuale è destinato a perdere se stesso o il capitalismo non è più capitalismo. Dunque quella che è necessaria è una «trasformazione interna» del capitalismo, verso dove non si sa … Oppure una nuova «definizione» del ruolo dell’intellettuale … In definitiva: si diceva, l’intellettuale però ha una chance: in un sistema chiuso (dice la seconda legge della termodinamica) il disordine cresce; l’entropia aumenta. L’«alternativa» è aspettare che il «disordine» (due guerre in corso, crisi economica, riscaldamento globale eccetera) cresca e cresca a tal punto che si sfiori la «morte» (il disordine massimo). Con la «morte» dell’intellettuale avverrà dunque la «morte» del capitalismo. Basta saper aspettare…
