Crollo a Pietra Cappa, il Parco dispone l’interdizione di un tratto del sentiero
A seguito di un fenomeno franoso verificatosi nell’area di Pietra Cappa, il Parco Nazionale dell’Aspromonte...

A seguito di un fenomeno franoso verificatosi nell’area di Pietra Cappa, il Parco Nazionale dell’Aspromonte...

di Ulderico Nisticò
Nel 14 d. C. a Nola morì Ottaviano Augusto, dopo aver iniziato la sua vita politica nel 44 a.C., avere assunto il potere in Occidente due anni dopo, e su tutto l’Impero nel 31. Una vita lunghissima, per quei tempi, e tale da provocare e vedere la fine della repubblica e il consolidamento della forma imperiale.
Assunse la successione il solo rimasto dei figli di Livia e di un Claudio, da Augusto adottati nei Giuli, Tiberio, un valoroso generale ma d’animo torbido e introverso: almeno secondo Tacito.
Poco dopo il padre, morì a Reggio la sua sola figlia carnale, Giulia, avuta nel 39 dalla seconda moglie Scribonia, e allevata alla corte imperiale non senza, secondo Svetonio e altri, un buon livello culturale. Augusto la prediligeva, ma lei ebbe solo cocenti delusioni. Dopo diversi progetti matrimoniali persino con il barbaro re dei Geti Cotisone, ella sposò Marcello, che Augusto destinava alla successione e la cui morte immatura Virgiliopiange; poi Agrippa, l’ammiraglio vincitore di Azio; e, vedovapoco prima della nascita di un figlio, sposò Tiberio, il futuro imperatore. Questi venne costretto a ripudiare la prima moglie.Svetonio e Tacito attestano che i costumi di Giulia furono così licenziosi e scandalosi che Tiberio stesso, per sfuggire al disonore, si ritirò a vivere a Rodi; e Augusto, dopo aver pensato persino di ucciderla, la relegò per qualche tempo a Pandataria, la selvaggia isola di Ventotene, rigidamente sorvegliata; poi, dice Svetonio, la trasferì nel continente “in condizioni un po’ meno dure”. Tacito ci informa che la relegazione di Giulia avvenne a Reggio, come la di lei morte.

Secondo Tacito, Tiberio affrettò la scomparsa dell’odiata consorte, e che lo ricambiava con il disprezzo, tanto da scrivere al padre una lettera contro di lui; anche se, vivente il padre, non avrebbe mai potuto agire direttamente contro una figlia di Augusto.
Appena morto Augusto, venne ucciso Postumo Agrippa, figlio di Giulia e del secondo marito. Tiberio fece morire lei in povertà di mezzi e depressione (tabes), non perché Reggio fosse peggio di qualsiasi altra città dell’Impero, tutt’altro, ma per nostalgia di Roma e per una disciplina soffocante lontana dalle sue diciamo così aspettative. Tiberio avrebbe fatto uccidere Sempronio Gracco, dell’antica famiglia dei tribuni della plebe, che era stato amante di Giulia già quando era sposata con Agrippa; e viveva in esilio a Cercina, l’isola di Gerba (Djerba), nell’attuale Tunisia.
Non erano solo odi e gelosie di affari privati. Augusto aveva promosso una politica di restaurazione dei buoni costumi, quanto mai rilassati nei due secoli precedenti (leggete Catullo), fino a rendere obbligatorio il matrimonio tassando gli scapoli impenitenti. Era veramente scandaloso che proprio nella sua famiglia si mostrassero esempi di tale immoralità. Il poeta Ovidio, per aver scritto un libro dal titolo Ars amatoria finì in esilio a Tomi nella sperduta regione del Ponto, attuale Romania; ma ci dice di aver commesso un error non meglio definito, e molti ritengono ciò abbia avuto a che fare proprio con Giulia.
Roma, Rodi, Reggio, Tomi, Ventotene, Gerba… Quant’era globalizzato, l’Impero Romano! Del resto, Caio Ottaviano, alla nascita, venne chiamato Thurino, perché il padre, originario di Velletri, forse a Thuri, la nostra Cassano, era persino nato; e comunque vi aveva condotto gesta militari. Marco Antonio, durante la battaglia culturale che precedette la guerra aperta, fece circolare la voce che gli Ottavi discendessero da un umile cordaio di Thuri. In una deliziosa ode di contrasto amoroso, Orazio canta “Calaide, figlio di Ornito di Thuri”, forse proprio Ottaviano suo rivale per una tale Lidia. Durante il conflitto con Sesto Pompeo, Ottaviano rischiò di essere catturato da lui mentre si trovava sulla costa ionica dell’attuale provincia di Reggio.
Poi dicono che la Calabria patisce un isolamento millenario… C’è qualcosa che lega la vita di Ottaviano Augusto con la nostra terra; e Giulia con Reggio. Restiamo in cauta attesa di studi archeologici a proposito di ritrovamenti che leggiamo volersi ricondurre, magari, all’antica voce popolare di una Torre di Giulia e via Giulia.
Intanto riferiamo Tacito, sperando di dar vita a un più corposo saggio che richiami anche Plinio, Svetonio, Dione, e quanti altri narrarono di Giulia e dell’infelicità familiare del pur potentissimo Ottaviano.
