Medicina di prossimità che cura e si prende cura
Giovedì 24: Un momento di riflessione e di festa per la sanità calabreseIl prossimo Giovedì...

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A vent’anni dalla scomparsa di Mimmo Rotella, Catanzaro, sua città natale, rende omaggio a uno dei protagonisti più radicali dell’arte italiana del secondo Novecento con Mimmo Rotella. Monumentale. Organizzata dal Comune di Catanzaro in collaborazione con la Fondazione Mimmo Rotella e curata da Alberto Fiz, la mostra mette in evidenza la capacità dell’artista di confrontarsi con la dimensione pubblica dell’immagine, trasformando i linguaggi della comunicazione di massa in un campo di continua sperimentazione. Il percorso espositivo si concentra sulla produzione dagli anni Ottanta al 2005, ripercorrendo una fase nella quale Rotella rilegge, trasforma ed elabora le invenzioni che avevano caratterizzato la sua ricerca precedente. Il décollage convive così con sovrapitture, interventi pittorici, supporti metallici e nuove modalità di appropriazione dell’immagine. Il Complesso monumentale di San Giovanni, con la sua forte identità architettonica e storica, accoglie una selezione di 25 opere di grandi dimensioni, creando un inedito rapporto tra spettatore e immagine. La monumentalità nell’opera di Rotella riguarda infatti non soltanto le dimensioni dei lavori, ma soprattutto la dilatazione dell’immagine e la sua capacità di occupare fisicamente lo spazio. È il caso di lavori come Pan Am del 1986, una sovrapittura su tela che si estende per cinque metri, alla quale si affiancano grandi décollage su lamiera come Matrix e Shaolin, legati all’universo cinematografico. Non mancano riferimenti al cinema western, come Fort Apache e L’ultima vendetta, entrambi del 2004, quest’ultimo in comodato presso l’Università Magna Græcia di Catanzaro. Di particolare significato anche Ikarus del 1999, una grande opera di tre metri, per lungo tempo esposta all’Aeroporto di Lamezia Terme e messa a disposizione da Sacal (Sistema Aeroportuale Calabrese), ispirata al mito del volo. Se negli anni Cinquanta l’artista aveva scoperto nei muri delle città una sorta di grande museo a cielo aperto, dagli anni Novanta questa intuizione viene ripensata attraverso opere nelle quali cinema, pubblicità, cronaca e immaginario collettivo assumono una nuova dimensione ambientale. «Il mio obiettivo è quello di donare al pannello pubblicitario uno statuto di scultura-architettura», ha affermato Rotella. È a partire dagli anni Ottanta che prende le mosse il progetto espositivo che giunge sino al 2005, coinvolgendo sperimentazioni differenti dove il décollage non solo ha una sua precisa autonomia linguistica, ma diventa il punto di partenza su cui intervenire per creare una nuova sintassi. Proprio in quegli anni ricompare la pittura, così come la sovrapittura, una nuova pelle che ricopre l’immagine e ne modifica il significato, come appare evidente in un lavoro del 1984 dedicato al cinema, A Star is Born. «La mostra approfondisce un periodo storico non sufficientemente valorizzato, sottolineando la vena sperimentale di Rotella che prosegue la sua indagine sulle tecniche e sui materiali per tutta la vita senza mai arrestarsi, rimettendosi continuamente in gioco. Non a caso una sala dell’esposizione è dedicata alle nuove icone, la sua ultima invenzione, risalente al 2002 che creano silenzi e sospensioni nella lettura dell’immagine frammentaria e frammentata. Ogni volta i suoi interventi sull’universo mediale ci sorprendono», spiega Alberto Fiz. Insieme ai grandi temi che hanno caratterizzato la sua personale mitologia del quotidiano, talvolta con ironia come Tarzan del 1986 o La sigaraia del 1997, in mostra si possono apprezzare i blank, intesi come vere e proprie cancellazioni, così come i giganteschi ready made che attualizzano il messaggio duchampiano. Rotella rilegge, trasforma ed elabora le invenzioni che avevano caratterizzato la sua ricerca precedente proponendo nuove modalità di appropriazione intese come dispositivi semantici di trasgressione in continuità con lo strappo. La mostra documenta così la forza espressiva di Mimmo Rotella, che ha utilizzato la sua arte come strumento d’intervento all’interno del contesto sociale, ribaltando ogni canone prestabilito. «Era nostro preciso dovere rendere omaggio a un artista che ha dato uno dei contributi più originali e significativi all’arte contemporanea con la geniale invenzione del décollage e le sue progressive declinazioni. Una parabola straordinaria, per un talento riconosciuto e celebrato dalla critica e dal pubblico a livello internazionale e che mosse i suoi primi passi in uno dei vicoli del nostro centro storico», afferma il Sindaco di Catanzaro Nicola Fiorita. «Rotella ha fatto dei muri una memoria collettiva da interrogare, strappare, restituire, e il suo cammino è cominciato in questa città. Oggi, nel Complesso Monumentale del San Giovanni, quello sguardo ritorna, e questo ritorno vuole essere per i giovani talenti uno stimolo a riconoscere nella propria terra radici e possibilità, e per tutti un momento di consolidamento dello spirito di comunità, nel nome di uno dei più importanti Maestri del Novecento» prosegue Donatella Monteverdi, Assessora alla Cultura del Comune di Catanzaro. «Nel ventennale della scomparsa di Mimmo Rotella, nel percorso commemorativo e celebrativo del Maestro, per la Fondazione era fondamentale riaffermare, ancora una volta, la grandezza e l’attualità della sua ricerca. Questa mostra, realizzata a Catanzaro, sua città di nascita e nel giorno del suo compleanno, insieme al Comune e alla sua amministrazione, rappresenta un’occasione particolarmente significativa per approfondire anche la produzione monumentale di Rotella. Nel contesto delle iniziative che in occasione del ventennale ricordano la figura e l’opera di Mimmo Rotella, vogliamo contribuire a mantenerne viva la memoria e a restituire la ricchezza di un percorso artistico che ha continuato a rinnovarsi e sperimentare fino agli ultimi anni, mostrando un lato “monumentale” della sua produzione che raramente si ha avuto l’occasione di ammirare», sottolinea Nicola Canal, Presidente della Fondazione Mimmo Rotella. La mostra documenta un’evoluzione nella quale Rotella non ha mai considerato lo strappo una formula da reiterare, ma un principio creativo capace di generare ogni volta nuove possibilità. Anche le date della mostra assumono un significato particolare: l’inaugurazione coincide con il giorno della nascita dell’artista, mentre la chiusura cade nell’anniversario della sua scomparsa.
