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IL RITORNO DEL MANGANELLO

 A Pisa, da Piazza Dante a Piazza dei Cavalieri sono tre minuti (passando per via Don Gaetano Boschi e via Cardinale Pietro Maffi). Se si percorre, invece, via san Frediano (passando per via Corsica) i minuti sono due. Un tempo brevissimo, dunque, ma tanto è bastato – venerdì 23 febbraio 2023 – alla polizia in assetto antisommossa per scatenare una «carica di alleggerimento» su un centinaio di ragazzi. Il corteo (al quale facevano parte costoro) era stato organizzato dal «Collettivo Universitario Autonomo Pisa» e dalla formazione politica giovanile comunista «Cambiare Rotta». I cento ragazzi avevano intenzione di «posizionarsi» proprio davanti alla Normale eletta a «simulacro» (come avrebbe amato dire Jean Baudrillard) di una «narrazione», avrebbe detto un altro postmodernista dello stesso periodo: Jean-Francois Lyotard, «errata e manovrata» – presente nei mezzi di comunicazione di massa ma anche nel sistema italiano dell’educazione e della formazione – che «giustifica un genocidio che conta decine di migliaia di morti». Il riferimento, chiaro, è al «popolo palestinese». I poliziotti si sono serviti di «manganelli»; lo squadrismo fascista del 1922 si serviva del «manganello». Con questo non si vuol dire che i globalizzati poliziotti italiani del 2023 siano dei fascisti e neppure, meno che mai, che gli squadristi del Ventennio usassero metodi venuti poi in auge con la «globalizzazione». Si vuole – sempre tenendo fermo l’insegnamento di Baudrillard – mettere in evidenza che le simulazioni si accompagnano ai simulacri e che, se oggi si parla di intelligenza artificiale, anche un corteo (sia pure non autorizzato) può simulare la marca di una specie di sfida al sionismo, al pensiero unico, agli Stati Uniti – sotto il simulacro, magari, di Melania Klein e del suo «No Logo». Insomma, questo è un discorso sui segni, sui segnali, o come avrebbe detto martin Heidegger, sui «segnavia». E questo «manganello» che ritorna è dunque un «simulacro» cui va attribuita una determinata realtà, al di la di ogni simulazione. Simulazione poi di cosa? Niccolò Machiavelli raccomandava al «Principe» di saper simulare e dissimulare. Dissimulare cosa? I cento ragazzi («di oggi», cantava Luis Miguel qualche Sanremo fa) hanno «simulato» un «dissenso» che, nei fatti, non è presente nel Paese. Mentre i poliziotti hanno «dissimulato», dietro una «cortina di ferro» fatta di ordini ricevuti, informative, addirittura leggi, la tutela dell’ordine costituito barattandola con «un colpo in testa ben restituito». Quando anche «non dato» … Ma il discorso sui «simulacri», a questo punto, ha a che fare con le istituzioni, che a fronte di una «modernità liquida» alla Bauman, rappresentano invece qualcosa di «solido». Il Viminale ha precisato: «Se errori ci sono stati, si è trattato di casi isolati» – dunque? Non c’era una vera e propria «direttiva» del Ministero degli Interni. Sergio Mattarella: «I manganelli sui ragazzi sono un fallimento» – dunque? Quei «casi isolati» sono dei «falliti». Giorgia Meloni: «Il governo mai ha vietato che si svolessero libere manifestazioni» – dunque? Il «corteo» esplicitamente non era stato «vietato». Non era autorizzato ma era stato permesso. Mettendo assieme queste tre dichiarazioni si ha: il «simulacro» del «manganello» è intervenuto rispetto a dei singoli casi isolati, all’interno di un corteo permesso dallo Stato, e ha fatto registrare un «fallimento» di chi l’ha usato. Insomma lo Stato ha parlato chiaro: chi ha usato il manganello per colpire ragazzini e ragazzine è un povero fallito che non ha dignità e non serve né a se stesso ne agli altri. A livello di «simulacro» dunque il «manganello» rappresenta una determinata realtà: quella che il cantante Paolo Vallesi aveva esemplificato nella dizione le «Persone inutili». Le stesse che il «manganello» degli squadristi fascisti colpiva a fondo e sulla testa. La morale di tutta questa storia qual’ è? La violenza non può essere affrontata con ragionamenti; non serve parlare di James Joyce a chi ci tira una «manganellata» in testa. Del resto l’«Italia ripudia la guerra», ripudia la violenza, ripudia la forza bruta. Per cui ci troviamo in un inghippo: qualcuno ha usato la forza bruta in Italia e non ha ragionato sulla «Quadruplice radice del principio di ragion sufficiente» e, nello stesso tempo: per contrastare questi «falliti» si deve usare il «Sorvegliare e punire» di Micheal Foucault. Il «simulacro» del «manganello» ci ha portato, dunque, a renderci conto di tutta una serie di «realtà». 1) In Italia si può manifestare liberamente; 2) Quello che ci raccontano a scuola o alla televisione non per forza deve essere creduto; 3) A qualcuno non piace che quello che ci raccontano non sia creduto. Baruch Spinoza, una volta, venne pugnalato davanti alla Cattedrale di Amsterdam. Il filosofo conservò sempre, da quel giorno in poi, il mantello squarciato che aveva in quell’occasione. Per ricordare a sé stesso e agli altri che la filosofia non a tutti piace …

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