Medicina di prossimità che cura e si prende cura
Giovedì 24: Un momento di riflessione e di festa per la sanità calabreseIl prossimo Giovedì...

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Un vassoio! E, all’interno di questo vassoio: un piatto! Del resto lo dice anche lo stesso Byung-chul Han: «In quest’epoca post-narrativa segnata da una crescente esperienza della contingenza, i modelli narrativi non sviluppano alcun potere di coesione», cioè «Nell’attuale tempesta della contingenza, nel momento in cui ogni cosa diventa arbitraria, effimera e accidentale e ciò che genera vincolo, legame e fiducia si dissolve, lo storytelling alza la voce», ovvero: «Quando ogni cosa ci precipita addosso in un vortice di attualità, cioè nel cuore della tempesta della contingenza, non può esserci, per noi, alcuna felicità». La «contingenza» – come si sa, per sé stessa libera, imprevedibile e soprattutto da nessuna cosa determinata – si presenta come qualcosa che presenta qualcos’altro! In definitiva essa presentifica un «vassoio»; col processo di «digitalizzazione»: «La realtà stessa prende la forma dell’informazione e dei dati», cioè: «noi ormai percepiamo la realtà, in primo luogo, in risposta alle, oppure attraverso le informazioni»! Ma le «informazioni» (i «dati», le «notizie», le «notifiche» e gli «archivi»): «frammentano il tempo. Il tempo si contrae nello stretto binario dell’attualità a cui mancano l’estensione e la profondità», cioè: il presente si presentifica in un «vassoio» e dice solamente: «Eccomi qua!» … «Sono questo qua e sono solo questo qua!» … Naturalmente, questo «vassoio» contiene, lo si è detto, un «piatto»! «Attraverso la digitalizzazione in quanto informatizzazione la realtà viene appiattita»; «Lo schermo digitale, di contro, nella misura in cui ci scherma completamente dalla realtà, non lascia trapelare nulla. In altre parole: è piatto». Il «piatto» è, dunque, la realtà «attuale». L’immediato presente, vacante di spessore, «privo di orientamento» e «vuoto di senso», porta con sé la «realtà piatta» del mondo digitale, delle informazioni, dei bit, degli zero e degli uno, dei passaggi di corrente elettrica, della «contingenza» e della «transitorietà». In questo suo La crisi della narrazione (Informazione, politica e vita quotidiana, Traduzione di Armando Canzonieri, Einaudi, Torino, 2024), Byung-chul Han ci conduce (attraverso il suo caratteristico stile «narrativo» fatto di periodi brevi, a volte brevissimi ma sempre incisivi) all’interno della diade «narrazione»-«informazione». Evidentemente, siamo transitati dal mondo «narrativo» (e come tale: portatore di un «senso») al pluriverso dell’«informazione» (privo di «coraggio», che «non ha alcun pathos rivoluzionario rivolto verso ciò che è nuovo», nel quale «la vita rallenta diventando sopravvivenza»). Questo «passaggio» non viene individuato dal filosofo sudcoreano in un «particolare» momento storico. Dal punto di vista «semantico», il «dato» che occorre far rilevare è proprio tale «transito» dal «senso» al «nonsenso» … Il che è come dire: dalla «sicurezza» all’«indeterminazione» … Le grandi domande di «senso», oggi, risultano inevase – non fanno parte della cornice sistemica che governa l’apparato algoritmico che presiede alle «grandi reti della comunicazione globale». Ma «All’interno dello tsunami dell’informazione, cresce il bisogno di senso, identità e orientamento, cioè il bisogno di illuminare la selva oscura dell’informazione nella quale rischiamo di perderci». Probabilmente proprio quest’ultimo periodo è il «cuore» del volume di Han. Infatti: nel mondo contrassegnato dal «vuoto di senso» noi, a maggior ragione, sentiamo l’esigenza di «cercarne» uno … L’informazione (col suo «vassoio piatto») ci ha azzerato, piallato, profilato, datizzato, calcolato, «spiegato» ma, evidentemente, «qualcosa» sfugge e sfuggirà sempre alla moderna «ragione cartesiana». Siamo tutti nodi della Rete ma non siamo felici … I «grandi racconti» (magari: imprecisi, «lacunosi» e «fantasiosi») ci davano la possibilità di un «appiglio» … Il mondo dei «big data» ci dice solo: «E’ così» … Evidentemente: non a tutti basta questa «constatazione»!
