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IMMERSIONE NELLA FORESTA

Prendi una domenica di settembre, in fuga dalla torrida umidità che tiene in scacco la città, discosti dal centro di Gambarie, via dalla p(i)azza folla, verso le faggete secolari, nel bosco cosiddetto del benessere, possono realizzarsi esperienze liete e inaspettate. Grazie ad una locandina ricevuta su WhatsApp, con una proposta di immersione nella foresta, fiutiamo ciò che si rivelerà  un percorso emozionante e soprattutto inedito. Due ottimi facilitatori, Gianni Posillipo, dottore in Scienze Forestali ambientali, membro comitato scientifico CAI Calabria ed Emilia Fulgido, biologa Marina, da poco rientrata dopo un periodo di lavoro in Asia, a studiare l’Oceano Indiano alle Maldive, istruttrice Wild blue; entrambi esperti in Forest Bathing. È una disciplina che nasce in Oriente con il nome di Shinring – Yoku, grazie a Qing Li, medico immunologo considerato insigne studioso e divulgatore di questa antica pratica giapponese, che nelle sue pubblicazioni sull’argomento spiega cosa non sia l’immersione in foresta: “non è una forma di esercizio fisico, un’escursione o una variante dello jogging: consiste semplicemente nell’entrare in contatto con la natura, nel connettersi ad essa attraverso le sensazioni fisiche”.  Una sorta di fusion di spiritualità, dimensione olistico yogica, che, in modo equilibrato si intreccia al sapere scientifico, come i facilitatori sottolineano nell’iniziale premessa, che precede l’ingresso nella faggeta secolare, chiedendo ai partecipanti di questa prima immersione, un atteggiamento silenzioso e rispettoso.

L’ esperienza vissuta si distingue dall’usuale salire in montagna, inoltrandosi nel bosco o nella foresta. La differenza sta nell’assenza di distrazioni e superficialità e in un atteggiamento consapevole. Queste maestose creature e l’habitat circostante, sono state considerati da uno studio promosso da un progetto europeo e realizzato dal Comune di Santo Stefano, tra le piante più sane e salubri d’Europa. Respirare l’aria circostante fa bene, è consigliato per chi soffre di malattie respiratorie, come l’asma. Alcuni esemplari di faggi hanno permesso il ripopolarsi di una foresta che in Germania sofferente per una malattia dovuta ad un parassita, a rischio di scomparire.

Il beneficio di camminare in un bosco è a tutti evidente, eppure si rimane in superficie. L’immersione consente di  accogliere i doni straordinari che la natura ci offre, di vivere un’ esperienza consapevole e rispettosa del creato, di cui siamo parte insieme agli alberi, le piante, gli animali.

Nel bathing forest, l’esercizio fisico, il movimento compiuto riguarda un benessere più ampio, che non riguarda solo il corpo, ma la dimensione più profonda che questo sottende. Chi ha praticato yoga, chi percorre il cammino di meditazione silenziosa, ha facilità ad intuire di cosa di tratta. Ma  chiunque, purchè ben disposto all’esperienza, coglie nell’ immersione forestale, la dimensione olistica che noi umani abbiamo perduto, insieme alla connessione con la natura, oggi così difficile da mantenere. Molti sono i benefici che si possono trarre, quando ci si relaziona senza essere predatori, senza sporcare, inquinare , lasciare sporcizia, strappare piante, ma restando fruitori attenti e rispettosi, che usano i doni personali e sensoriali per dare e ricevere.

La scoperta più interessante nel bagno in foresta è l’applicazione dei sensi. I facilitatori chiedono ai partecipanti del gruppo, di quanti sensi dispongano e spiegano che ne abbiamo molti di più. Come si scoprirà, ciascuno ha il suo doppio, che va sollecitato e così utilizzato completamente e in pienezza. Questa affermazione fa sobbalzare, non per ignoranza, ma perché da tempo, chi scrive, come persona di spiritualità ignaziana, conosce bene, grazie alla pratica degli esercizi spirituali, anch’essi da praticare in silenzio, cosa sia l’applicazione sensoriale. È la conferma che nel cammino spirituale umano ci sono punti di contatto inaspettati e imprevisti tra pratiche, metodi, discipline. Le intuizioni dei grandi maestri dello spirito conducono, per vie diverse, alla stessa meta. Questa può assumere nomi diversi, ma di certo è un cammino di integrazione dell’umano che fa crescere in consapevolezza ed evoluzione del Sè.

Usare i sensi in modo diverso dal quotidiano. Prendiamo, ad esempio, la vista, nella foresta non è necessario un impegno mentale, perché l’attenzione involontaria, secondo il dott. Li, non richiede alcuno sforzo mentale, cosa che invece constatiamo quando c’è lo sforzo volontario, ad esempio quando si lavora al pc, e dopo un breve lasso di tempo, bisogna staccare e riposarsi. Le immagini che i nostri occhi vedono, così pure nell’applicazione dell’udito, i suoni rilassanti che ricevono le nostre orecchie, danno una pausa al rimuginìo mentale, permettendo alla testa di vagare e di riflettere, ripristinando così la  capacità di intuizione e di pensare con chiarezza.  Ciò conferisce una carica enorme e un senso di pacificazione, lasciando da parte la realtà che ci assilla e lo stress che ci mortifica. Non cancellandoli, bensì integrandoli, cioè dando la giusta valenza, ridimensionando ciò che solitamente fagocita la nostra quotidianità. Via via che i sensi vengono sollecitati, diventano più acuti e profondi. Quando è il momento del tatto, le mani finalmente libere di contattare la natura e persino piedi, dopo un’iniziale titubanza, liberati dalle calzature che isolano,  scoprono e sentono la morbidezza del muschio, l’asprezza di un sasso, lo sfregamento della terra; la consistenza della corteccia di un albero, la possibilità di accarezzare una felce, di porre le mani su una roccia che sta lì da molto più tempo di noi. Restare a contatto con un albero, abbracciarlo e farsi abbracciare dalla Madre Terra è in assoluto un carica batterie potente. L’energia che può donare e di cui resta traccia a lungo sui palmi delle mani è sorprendente. Provare per credere. Così pure la scoperta dell’olfatto altrimenti trascurato. Studi scientifici seri e accreditati degli ultimi decenni, sugli effetti della foresta sull’uomo, dimostrano i benefici sulla salute psicofisica, quando si realizza assiduamente l’immersone in ambienti forestali antichi e ricchi di biodiversità. I più importanti, viene spiegato dagli organizzatori del bagno in foresta “sono i Terpeni, sostanza organiche volanti (VOC) che la pianta emette come difesa nei confronti di organismi esterni, ma che su di noi hanno la “capacità” di ridurre lo stato di stress, un aumento della funzione immunitaria e in generale incrementano l’attività del sistema nervoso parasimpatico, deputato al riposo e alla digestione. Anche gli Ioni Negativi hanno effetti sistemici sulla produzione di serotonina (il famoso “Ormone del Buonumore”) e dopamina (ormone che regola il sonno). Questo il primo interessante incontro, si spera, di una lunga serie di altre felici immersioni.

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