BASTA CON IL PRESIDE MANAGER
di Pierfranco Bruni Ritorniamo sulla questione scolastica. Da decenni mi interrogo sul problema della dirigenza...

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La crisi del bergamotto non può essere affrontata soltanto come un problema agricolo o attraverso interventi occasionali sul prezzo del frutto. Il nodo strutturale è che il territorio produce la materia prima, ma non governa pienamente il valore che si genera nelle fasi successive della filiera.
Il bergamotto è il prodotto identitario dell’Area grecanica e della fascia ionica reggina. La provincia di Reggio Calabria concentra una produzione unica e strategica per la profumeria internazionale, ma una parte rilevante del valore aggiunto viene realizzata altrove, attraverso profumi, cosmetici, aromi, prodotti farmaceutici, alimentari e nutraceutici.
Il problema principale è quindi chi determina il prezzo e il valore del bergamotto.
Oggi esiste una doppia debolezza: i produttori agricoli, numerosi e frammentati, hanno un potere contrattuale limitato nei confronti delle aziende di estrazione; a loro volta, le singole aziende reggine di trasformazione hanno una forza negoziale ridotta rispetto ai grandi acquirenti industriali internazionali.
Per questo il prezzo non può essere stabilizzato soltanto con decreti: occorre modificare i rapporti di forza della filiera e costruire nuove architetture contrattuali.
Il ruolo dell’Istituto
L’Istituto di Profumeria, Cosmetica e Aromi dovrebbe diventare una vera infrastruttura comune della filiera, non soltanto un centro di formazione.
La gestione dovrebbe coinvolgere in modo centrale le aziende locali di estrazione e trasformazione, insieme a produttori agricoli, Camera di Commercio, Università, enti di ricerca e istituzioni.
La funzione strategica sarebbe quella di consentire alle imprese reggine di presentarsi ai grandi buyer internazionali con una maggiore capacità negoziale e una voce coordinata, pur mantenendo ciascuna la propria autonomia.
L’Istituto potrebbe concentrare:
formazione specialistica, ricerca applicata, sviluppo di nuovi prodotti, laboratori comuni, certificazione, standardizzazione, internazionalizzazione e raccolta dei dati su produzione, scorte, prezzi e domanda internazionale.
Potrebbe inoltre favorire accordi pluriennali tra produttori agricoli e trasformatori, superando la contrapposizione tra le due componenti della filiera.
La strategia deve essere chiara:
non produttori contro trasformatori, ma produttori e trasformatori insieme nei confronti del mercato internazionale.
Un progetto già esistente
L’Istituto non parte da zero. Il progetto esecutivo era stato consegnato, validato e approvato nel 2009 e prevedeva il recupero degli immobili dell’ex Arenella, con laboratori, strutture didattiche, ricerca, museo, archivio storico e servizi.
L’iter si arrestò successivamente per problematiche idrauliche relative al torrente Valanidi, per le quali era stato comunque predisposto un progetto specifico.
Occorre quindi verificare lo stato tecnico e amministrativo del progetto, aggiornarlo e individuare nuove risorse per la sua realizzazione.
Obiettivo
La questione centrale non è soltanto:
quanto sarà pagato il bergamotto?
La domanda strategica è:
chi determina il valore del bergamotto?
L’Istituto può diventare lo strumento attraverso il quale la filiera reggina acquisisce maggiore forza, trattiene sul territorio una quota più elevata del valore aggiunto e passa progressivamente dalla semplice vendita della materia prima alla produzione, innovazione e negoziazione.
In sintesi:
non amministrare il prezzo del bergamotto, ma costruire sul territorio la forza economica necessaria per concorrere a determinarlo.
Consigliere Comunale
Capannori
Bruno Zappia
