«Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure» recita l’incipit dell’articolo 21 della «Carta». «Tutti» ne hanno «diritto»: anche gli yuotuber, i «creativi digitali», i «social’s» man and woman e i «blogger». Sergio Mattarella (al Quirinale) ha ricenuto «dodici creativi digitali under 40» che hanno affrontato – il tutto è visibile sul sito dello stesso Quirinale – dodici articoli della «Costituzione» per un progetto intitolato «La Costituzione in shorts». Già … Brevità … Sintesi, semplificazione, velocità … Sono questi gli «ingredienti» tipici della Rete che, per l’occasione, si sono prestati e sono stati fatti prestare nientemeno che ai «contenuti» della nostra «Carta». Nell’occasione Sergio Mattarella ha detto: «La Costituzione è estremamente giovane, perché fatta con tanta saggezza, le cui norme si adattano a situazioni imprevedibili. Quindi è materia per giovani, più che per vecchi. È lo scrigno che tutela i nostri diritti e le nostre libertà». La rapsodica circostanza di questo «incontro» ci conduce a «fare» alcune considerazioni. Sarà pure «giovane» la «Carta», ma quale può essere, oggi, il suo posto all’interno del World Wide Web? E se è vero che «Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero», una buona norma – non giuridica e nemmeno scientificamente provata ma assolutamente «lessicale», «di buon senso», «ragionevole» e «culturalmente appropriata» – ci indica che non per questo si debba «banalizzare». «Limitare», «sminuire», «ridurre all’osso», «minimizzare». Un contenuto presente nella Rete, decisamente, non è propriamente un’opera che potrebbe aver scritto James Joyce. Lo so che questa, lo ripeto, non è una «indicazione» giuridica. Vale, infatti, per quello che vale! Ma se si pensa a quanto tutto questo «semplificare» influenzi il linguaggio, la sfera culturale, le nostre abitudini, la nostra stessa vita e il nostro stesso stare al mondo allora ci si rende conto che forse questa osservazione non è tanto peregrina. I giovani ricevuti da Sergio Mattarella utilizzano un mezzo (che, come ci avvisava il vecchio saggio americano, oggi «è il messaggio») che è contraddistinto dall’utilizzo di una lingua, appunto, «short». Difficilmente vedremo su qualche blog un pezzo alla Carlo Emilio Gadda. Ma anche questo non è un problema. Il problema è che tutti – in nome della «Carta» – possono manifestare liberamente il proprio pensiero attraverso qualsiasi mezzo desiderino. Ma se il mezzo ti impone delle regole allora il tuo pensiero viene massicciamente mediato dallo stesso mezzo. Per cui alla fine, questi «creativi digitali» (detto in generale, non mi riferisco ai dodici ricevuti dal nostro Presidente): producono dei «contenuti» che sono lontani dall’essere dei pezzi di bravura veri e propri (la Rete non lo consente) e, che, nello stesso tempo sono sottoposti ai «codici» del mezzo che stanno usando. Lo so che anche se scrivi con la penna su un foglio di carta sei soggetto alle «regole» del mezzo che stai usando … Far filtrare e «pubblicare», dunque, alcuni articoli della «Carta» da questi youtuber vuole, alla fine: dire una cosa: utilizzare (e questa è la nota positiva) la tecnologia che c’è oggi per un fine nobile ma, nello stesso tempo, «acconciare» i dodici articoli stessi in modo che siano (e questa è la nota negativa) «accomodati» rispetto alle «direttive» di un «universo di pensiero» abbastanza veloce e del tutto semplicistico. Il risultato dell’iniziativa del Quirinale è comunque positivo, non c’è dubbio! Resta il «dubbio» invece su cosa ne rimane dei diversi «contenuti» espressi dalla «Carta». Ora, se è vero come è vero che i «contenuti», oggi, sono stati soppiantati dalle «forme» (sbaglio o non ci hanno insegnato che questa è la «civiltà dell’immagine?») ne abbiamo, per concludere, la risultante di un pensiero che ci deve far riflettere. I «segni», i (come diceva Jean Baudrillard) «simulacri», le «forme», le «forme simboliche» (secondo la dizione di Ernst Cassirer), le «interpretazioni» (come Friedrich Nietzsche diceva – sostenendo che hanno già preso, completamente, il posto dei «fatti») che tipo di società stanno proponendo e prospettando? Una società, come continuava, appunto, Nietzsche, nella quale «Non ci sono i fatti, ci sono solo le interpretazioni». Una società leggera, «liquida» avrebbe detto Zygmunt Bauman, soft, un mondo «Iperuranio» fatto di pure «idee» (secondo la nota nozione di Platone). Un «mondo fuori dal mondo». Perfetto nella sua platonica bellezza ma assolutamente distante dalla vita degli uomini. E non solo. A forza di «idee», «interpretazioni» e «simboli», il linguaggio dei nostri giovani ecco che diventa tutto una «metafora». Una «metafora», però, che non si riferisce più a niente di reale. Tvb, 3mendo, qlc, qls, xfetto …