Costruisci il tuo futuro nel cuore dello Stretto: perché scegliere Giurisprudenza alla Mediterranea
Scegliere il proprio percorso universitario significa fare una scommessa sul futuro. In un mondo del...

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Comuni in provincia di Torino, con presenza di popolazione Arbëreshe circa 10.000 – 15.000 persone. (Si ringrazia Google).
L’antefatto, nel corso della Giornata di Studi svoltasi nella Sala Zuccari del Senato della Repubblica Italiana il 3 Luglio 2023 per trattare il tema: Istruzione e Comunicazione per la Tutela della Minoranza Linguistica Storica Arbëreshe, sostenuta dal Sen. Maurizio Gasparri, all’epoca Vice Presidente del Senato della Repubblica Italiana.

Nella foto, da Sinistra il Sen. Maurizio Gasparri, al centro il gia’ Caporedattore Centrale della RAI dott. Pino Nano e il Commissario della Fondazione Regionale per la Comunità Arbereshe dott. Ernesto Madeo.
Era stato invitato anche il Presidente Prof. Vincenzo Cucci dell’Associazione Vatra Arbereshe con sede legale nel Comune di Chieri, nel corso dell’intervento del prof. Cucci è emerso con forza l’esigenza del riconoscimento della cosiddetta “DELIMITAZIONE TERRITORIALE” dei Comuni del Piemonte dove insistono le Comunità Arbëreshe che hanno come Ente di Coordinamento proprio l’Associazione Vatra -Arbereshe. Vatra Arbëreshe che da diversi anni (nel 2025 saranno 25 anni) svolge una presenza continua e di coordinamento a favore di tutta la popolazione Arbëreshe che negli anni si è consolidata grazie a persone provenienti dalle regioni di Italia in cui insistono e sono “radicate” persone appartenenti alla Minoranza Linguistica Storica Arbëreshe, Basilicata, Puglia, Molise, Campania, Molise, Sicilia e Calabria.
L’Associazione Vatra Arbëreshe attraverso una lettera di intenti alla Fondazione Salvatore Crucitti Onlus di Roma che opera su diverse regioni, Costituita nel 2001 e riscritta nel 2008 presso l’Anagrafe delle Onlus con la motivazione: Attività di organizzazioni per la tutela degli interessi e dei diritti dei cittadini con codice Ateco: 94.99.10.
L’Associazione Vatra-Arbereshe ha chiesto alla Fondazione di essere supportata per i Diritti Costituzionali delle persone Arbëreshe afferenti alla stessa Associazione Vatra Arbëreshe e a tutti quelli presenti nella Regione Piemonte nei Comuni indicati nella foto di copertina, specialmente per facilitare le relazioni interIstituzionali. La Giornata di Studio al Senato del 3 Luglio 2023, grazie all’impegno del Sen. Gasparri “veterano della Commissione di Vigilanza RAI” e Ministero delle Comunicazioni e Sottosegretario del Ministero dell’Interno nei vari Governi Berlusconi, grazie all’impegno del Ministero MIMIT nella persona dell’attuale Ministro Adolfo Urso e dell’Assessore Regionale alle MLS della Calabria, On.le Gianluca Gallo, e grazie anche alla RAI RADIOTELEVISIONE ITALIANA nelle Persone del Presidente Marinella Soldi, Amministratore Delegato Roberto Sergio e del Direttore Generale Gianpaolo Rossi ha visto dopo 49 anni finalmente l’inserimento della Lingua Arbereshe nel Contratto di Servizio RAI-STATO pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 121 del 25 maggio 2024, al comma 4 art. 9 del Contratto di Servizio si trova riportata la lingua Arbëreshe, per la produzione di programmi Radiofonici, Televisivi e Multimediali grazie alla Legge 103 del 1975, importante Riforma della RAI, e non lingua Albanese, che è la Lingua Uffciale della Nazione Albania. Le massime Istituzioni dell’Albania hanno piu’ volte esternato l’importanza della Tutela della Lingua Arbereshe anche con fatti concreti istituendo dal 2019 il Centro Studi e Pubblicazioni Arbëreshe come Dipartimento del Ministero per l’Europa e affari esteri della Repubblica di Albania.
Vogliamo inoltre sottolineare che l’inserimento della Lingua Arbëreshe nel nuovo Contratto di Servizio è avvenuto grazie alla Legge 103/75 e non per la Legge 482/99. A questo punto ci vorrebbe un intero libro per comprendere che attraverso una Comunicazione non Coerente da una parte alcune organizzazioni ancora in auge si autoincensano di aver portato avanti l’approvazione della Legge 482/99 e altre volte queste organizzazioni con enunciazioni da “castrofisti “ che la legge non funziona. Una risposta a tutto questo si ha leggendo e studiando il libro del già Rettore dell’Università di Udine prof. Marzio Strassoldo che fu pure Presidente della Provincia di Udine su “Economia delle minoranze linguistiche – la tutela delle diversità come valore” della Carocci Editore,

che andrebbe studiato attentamente da tutti coloro appartenenti alle Istituzioni Regionali, Provinciali e Comunali e altri Enti che spesso hanno una visione ristretta per curare solo il proprio orticello senza curare il vero bene Comune, ed avere il precetto dalla Costituzione Italiana degli articoli 3 e dell’art. 6. ( Per il primo ovvero l’art. 3 è bene sempre tenerlo in evidenza: Art. 3: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”
E poi : Art. 6 “La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche”.
La Carta Costituzionale è entrata in vigore al 1/1/1948 ed e’ stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n.298 del 27-12-1947. Nella Legge 482/99 non si fa menzione dell’Art. 3, la Legge 482/99 ci si deve impegnare a farla applicare come avviene per altre Minoranze Linguistiche Storiche e non bisogna dimenticare che è un ARTEFATTO della Carta Europe per la Tutela delle Minoranze Regionali e Linguistiche, la prova è che i Governi progressisti hanno atteso il varo della 482/99 a distanza del 1992 anno di approvazione a Strasburgo della Carta Europea, e’ stata sottoscritta dall’Italia solo nel 2000, e ancora nel 2024 non è stata Ratificata dal Governo Italiano. La 482/99 pur sempre Legge Nazionale pone dei vincoli che supera i diritti fondamentali delle persone sanciti dalla Carta Costituzionale Italiana, che credo abbia rango superiore nella gerarchia delle fonti.
Per la cronaca durante il dibattito e l’iter di approvazione di quella poi sarà la Legge 482/99 hanno partecipato vari Parlamentari anche con progetti di Legge presentati da parlamentari calabresi, On.li Natalino Aloi e Mario Tassone che hanno partecipato attivamente alla discussione del progetto di Legge 482/99, sempre per la cronaca la Legge 482/99 non fu approvata dal Centro-Destra, leggendo i documenti preparatori si vede che non era una preclusione alla tutela Costituzionale delle Minoranze Linguistiche Storiche anzi era una presa di posizione su una legge che creava una grande diseguaglianza tra gli appartenenti alle varie Minoranze Linguistiche Storiche e se siamo qui il 6 Agosto 2024 a discutere con rappresentanti di una Regione come il Piemonte che apre le porte al dialogo lo dobbiamo proprio grazie ad una grande presa di coscienza e Consapevolezza Costituzionale, e per questo ringraziamo l’Assessore Regionale Piemonte On.le Andrea Torzano Assessore Regionale in quota Forza Italia della Giunta Regionale con le deleghe: Bilancio, finanze e programmazione economica e finanziaria, Sviluppo delle attività produttive: industria, artigianato, PMI e imprese cooperative, Internazionalizzazione e attrazione investimenti, e per la grande disponiiblità dimostrata dal Segretario particolare dell’Assessore il dott. Pierfranco Mirizio.
Si riporta testimonianza della video conferenza tenutasi giorno 6 Agosto 2024

Nella foto (dall’alto in senso orario) Crucitti Demetrio Presidente della Fondazione Salvatore Crucitti Onlus, Antonio Gioseffi Segretario Generale della Associazione Vatra Arbereshe, Vincenzo Cucci Presidente di Vatra Arbereshe Associazione Organismo di Coordinamento e per la Regione Piemonte Pierfranco Mirizio Segretario Particolare dell’Assessore On. le Andrea Torzano.
Dopo i saluti e i ringraziamenti di rito lasciamo all’intervento del prof. Cucci , tenuto al Senato nella Giornata di Studi del 3 Luglio 2023, di introdurre la problematica attraverso il link VIDEO

Il prof. Vincenzo Cucci, Presidente della Associazione organismo di coordinamento Vatra Arbëreshe, nel corso del suo intervento in Sala Zuccari del Senato il 3 Luglio 2023.
La popolazione Arbëreshe che si è trasferita per giusta causa “per trovare lavoro”, negli anni passati, contribuendo anche allo sviluppo socio economico della Provincia di Torino e del Piemonte tutto. Le persone appartenenti a tale popolazione sono italiani ( gli Arbereshe vengono anche indicati come Italo-Albanesi d’Italia, dall’Istituto Centrale del PAtimonio Immateriale del Ministro della Cultura) hanno mantenuto non solo tradizioni e momenti culturali che ha visto coinvolte anche persone e partecipanti da tutto il mondo, ma hanno mantenuto coerentemente la loro lingua madre, e anche la loro religione da piu’ di 500 anni. Questi sono diritti inalienabili delle persone sanciti anche dal Diritto Internazionale. A tali aspetti va anche ricordato che per la particolare natura di tale popolazione arrivata in Italia nel 1400 a causa dell’invasione degli Ottomani sia in Grecia che in Albania questa popolazione che prendeva il nome di Arbore essendo di Fede Cristiana il Vaticano ha riconosciuto i diritti religiosi di tale popolazione nel 1919, prima ancora della nostra Costituzione (art. 6) e ha riconosciuto i diritti di esercitare la loro fede e consentendo anche luoghi di culto aperti al pubblico e facendo loro mantenere la lingua madre, e il loro rito Bizantino – Greco di origine, senza imporre la lingua latina o celebrazioni diverse da quelle degli avi degli Italo-Albanesi arrivati in Italia nel corso degli anni 1400 e 1500. L’altra Eparchia riconosciuta nel 1937 è quella di Piana degli Albanesi (PA). La Santa Sede ha riconosciuto l’Eparchia degli Italo-Albanese dell’Italia Continentale di rito Greco-Bizantino con sede a Lungro (CS) riconoscendo a tutti gli effetti la loro cristianità. L’Eparchia di Lungro si estende in diverse Regioni d’Italia e anche all’estero ed in particolare esiste anche una parrocchia in quel di Torino, come dalla carta geografica che rappresenta l’estensione della Eparchia di Lungro. Nell’ultimo Sinodo delle Eparchie è stato deciso che nella liturgia di utilizzare la lingua Greca, la lingua Arbereshe e la lingua Italiana. A riprova e conferma secolare esiste un documento approvato durante il Sinodo tenuntasi nel 2010 in alcuni articoli del resoconto generale del SINODO si parla della Tutela di tre lingue quella Arbereshe, Italiana e Greca.
Tale importante documento ci è stato segnalato dal Presidente del Centro Studi e Ricerche Giorgio Kastriota in Frascineto (CS), avv. Tommaso Bellusci, mentre la copia della copertina e degli articoli sono stati forniti dalla Biblioteca della Parrocchia Arbëreshe di Rito Bizantino-Greco SS. Salvatore della Città di Cosenza Capoluogo di Provincia, dopo il nulla Osta del Vicario Generale della Eparchia degli Italo-Albanesi dell’Italia Continentale Protosincello Pietro Lanza.


Questa Tutela di Koine’ Liturgica è presente da 500 anni in Italia perché la popolazione degli Arbereshe avevano anche un diritto di religione da tutelare in quanto i nuovi dominatori Ottomani sia della Grecia che dell’Albania non avrebbero bruciato solo i loro libri, ma avrebbero preteso la conversione religiosa. Il Vaticano, prima dello Stato italiano ha riconosciuto fin dal 1919, dei diritti inalienabili come quello della Lingua Madre e della Fede Religiosa.
Le questioni in campo sono altamente etiche e religiose e l’art. 3 da’ tutti gli strumenti perche’ i Consiglieri dei vari Comuni interessati, ai sensi dell’art. 3 della Legge 482/99 che indica le modalità operative e che coinvolge anche il Consiglio Provinciale oggi Consiglio della Città Metropolitana di Torino a tutale le persone/cittadini Arberëshe che sono a tutti gli effetti “italiani” e non albanesi, il cui radicamento è già avvenuto nei Comuni delle varie Regioni ed essendo l’Italia ancora una ed indivisibile almeno per i primi articoli della Carta Costituzionale. I Comuni interessati del Piemonte attraverso i loro Consiglieri e poi con l’importante intervento di ratifica del Consiglio della Citta’ Metropolitana considerando l’art. 3della Costituzione che li coinvolge a pieno titolo in quanto la Repubblica e’ costituita proprio dalle Istituzioni territoriali dello Stato nessuna esclusa. Lo Stato Vaticano ha approvato dopo che i fedeli si rivolsero con una lettera:
“Nel 1888 gli italo-albanesi inviarono al Papa una supplica, per reclamare l’autonomia ecclesiastica, corredata da migliaia di firme. In quel tempo Pontefice era Leone XIII, che mostrava particolare interesse per l’Oriente. A lui successe Benedetto XV, che istituì l’Eparchia di Lungro per gli albanesi di Calabria e dell’Italia continentale. Pio XI nel 1937 ha istituito l’Eparchia di Piana degli Albanesi per gli albanesi di Sicilia, e nello stesso anno ha elevato a Monastero esarchico il cenobio di Grottaferrata. L’Eparchia di Lungro è stata istituita il 13 febbraio 1919 con la Bolla Catholici fideles; primo vescovo fu nominato Mons. Giovanni Mele, nato ad Acquaformosa nel 1885” . (dal sito della Eparchia di Lungro)

E’ arrivato il momento della Consapevolezza Costituzionale magari tutto d’accordo si potrebbe arrivare a concedere il riconoscimento della delimitazione territoriale ai comuni perche’ nello stesso territorio provinciale si supera per esempio la soglia di 3000 residenti italiani.
Nell’intervento del Segretario della Associazione Organismo di Coordinamento Vatra Arbereshe Antonio Gioseffi, ha messo in evidenza come dal 2000 l’Associazione ha fatto incrementare le presenze dall’Estero nei Comuni Arbereshe per la ormai venticinquennale attività della Associazione sia in ambito culturale che sociale e ha ricordato l’importante documento dove vengono riportate tutte le attività di questi ultimi ventanni, vedi LINK, e poi lo stesso Gioseffi ha voluto motivare il forte legame con tutti i Comuni Arbereshe di tutte le Regioni d’Italia ed in particolare con la Calabria per esempio quando la Provincia di Torino investi un importante finanziamento per ordinare ad una struttra presente a Mangone vicino alla città di Cosenzadel CNR per comprendere meglio gli aspetti antropologici della popolazione come quella degli Arbereshe. Per il documento usare il LINK

Desidero anche ricordare la grande collaborazione con la Biblioteca Arbereshe di Frascineto edin particolare con la Diretttriche prof. Ornela Radovicka che ha partecipato anche a manifestazioni per perorare la causa degli Arbereshe in Piemonte nel 2023.
Prima di dare la parola al rappresentante della Regione Piemonte il dott. Piefranco Mirizi, è stato ricordato dal precedetne intervento il continuo contributo della prof.ssa Ornela RAdovicka proprio a favore degli Arbëreshe del Piemonte sia attraverso le Sue pubblicazioni che arrivano a tutto il popolo degli Arbereshe ma anche degli Albanesi residenti in America, in Svizzera e tante altre Nazioni, con l’occasione pubblichiamo di seguito ringraziando la prof.ssa Ornela Radovicka per averci autorizzato ( articolo già pubblicato in diversi giornali cartacei e on line nel mondo).

Torino, 2023 Prof.ssa Ornela Radovicka partecipa attivamente
ad una manifestazione a favore degli Arbëreshë dei Comuni del Piemonte
La prof.ssa Ornela Radovicka è il Direttore del Centro Albanologico per la Cultura Arbereshe “Antonio Bellusci” di Frascineto (CS-Italia)
Per noi di CalabriaPost ha tradotto anche il testo del cartello ed effettuata la traduzione in lingua italiana del testo dell’articolo diffuso in tutto il mondo.
“Da 24 anni la comunità di arbëreshe del Piemonte risulta esclusa dal legge 482/99
Dove c’è un arbëresh, lì è un Arbëri
In Piemonte dove ci sono 10.000 arberesh
La legge 482\99 non tutela la comunità arbëreshe.
Si sta distruggendo un popolo e non un’etnia!
Questo non dovrebbe mai accadere !!!!
Più di 10mila persone della comunità piemontese di Arbëresh, hanno lasciato i loro “Katund” in diverse province del territorio cosiddetto Minoranze storiche territoriale e si sono trasferite in Piemonte. La maggior parte di loro sono spostati per motivi economici, mentre altri per migliorare il proprio stile di vita.
Da 24 anni la comunità di arbëreshe del Piemonte risulta esclusa dal legge 482/99 della quale godono diritti e benefici sette regioni arbëreshe come Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Puglia, Calabria e Sicilia.
Se l’Europa ha ridotto i confini e i cittadini possono muoversi liberamente anche il mondo cibernetico ha tolto i confini e pertanto nello Stato italiano troviamo la comunità linguistica storica di arbëreshe, residente in Piemonte composta da circa 10 mila arbëresh che dalle suddette sette regioni si è trasferita in Piemonte.
La legge 482 prevede che per la suddetta comunità arbëreshe piemontese è obbligatorio delimitare il “territorio o i confini comunali o sub comunali” entro cui si applica la legge citata, previa richiesta del Comune interessato e delibera del Consiglio provinciale piemontese entro cui risiede, questo per il motivo che la legge è fondata sui principi della “ territorialità” e “ storicità” con una applicazione restrittiva dell’art .6 della Costituzione che dispone la regola generale della tutela delle minoranze linguistiche. Nel caso specifico ” l’ambito territoriale o i confini comunali” sono stati delimitati o delineati , ma malgrado ciò la minoranza arbëreshe è ancora esclusa dalla tutela dello Stato italiano. Questo avviene perché questi arbëresh piemontesi sono considerata Minoranza linguistica storica non territoriale
Ricordiamo chi sono gli arberesh d’Italia.
Gli Arbëresh d’Italia sono un popolo di lingua albanese giunto dai Balcani durante il periodo dell’occupazione ottomana, alcuni di loro vennero in Italia per motivi militari, economici e religiosi, durante il XIV-XV – XVI-XVII secolo, e l-ultima fu, Villa Badessa 1743.
Questa popolazione si stabilì in molte province d’Italia, fondò e ripopolò i paesi arbëresh.
Si insediarono circa 100 colonie arbëreshe.
Nel corso dei secoli molte di queste colonie sono state assimilate, ed oggi ne contano circa 52 insediamenti, che come detto si trovano da secoli nei territori di sette Regioni italiane: Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Puglia, Calabria e Sicilia e dagli anni 50 anche in Piemonte.
Il Vaticano fin dal 1919 ha riconosciuto all’Eparchia di Lungro chiesa degli Arbereshe di rito Bizantino l’ indipendenza territoriale “delle Anime” mentre lo Stato Italiano ancora oggi 2023 fa fatica a riconoscere l’art. 6 della Costituzione Italiana che si riferisce ai Diritti Fondamentali della Persona. Basterebbe un mero atto deliberativo del CONSIGLIO PROVINCIALE della Provincia di Torino/ Oggi CONSIGLIO METROPOLITANO della Citta Metropolitana di Torino che attesti che sul suo territorio esistono delle persone che per origine (sono nella maggioranza italiani emigrati interni da comuni in cui e’ stata riconosciuta la presenza di persone Arbereshe, il trasferimento da una Comune all’altro, in maniera comunitaria, non deve far perdere il Diritto Costituzionale di tutela garantito dall’art. 6 della Costituzione stessa, di appartenenza a quella specifica Minoranza Linguistica Storica, riconosciuta dalla Legge 482/99.
Il grande ruolo degli arbéresh nell’Unità d’Italia.
Il popolo Arbëresh non è stato mai una minoranza parassitaria o passiva sul territorio italiano. Durante questi 600 anni il popolo arbéresh ha dato un esempio eroico nella costruzione dell’Unione d’Italia.
Ricordiamo le parole di Garibaldi al generale Damis:”I tuoi arbëresh sono veri leoni ” per sottolineare l’ardimento ed il coraggio durante l-ìmpresa dei 1000 per l’unità d’Italia.
Gli arbëresh hanno dimostrato di essere anche persone colte
Durante la seconda guerra mondiale gli Arbërshë persero un terzo della popolazione. L’Arbëria degli arbëresh ha lasciato un’impronta preziosa sul territorio italiano, mentre il suo bel tempo ne ha firmato la gloria.
Lo spopolamento degli insediamenti arbëreshe
Dopo l’Unità d’Italia e il boom economico degli anni ’60 si creò il flusso della popolazione del Sud verso il Nord. Molti abitanti delle comunità Arbëresh si trasferirono al nord, soprattutto in Piemonte dove c’era l’industria automobilistica pesante. Questa migrazione verso i paesi industrializzati ha creato notevoli squilibri regionali tra il sud e il nord.
Successivamente, con i progetti verso un’Europa unita intorno agli anni ’90, la situazione non è cambiata, anzi si è peggiorata..
Ha reso più visibile questa disparità economica tra il Sud e il Nord. L’Italia, con una posizione geografica espansiva, ha privilegiato il suo Nord con i grandi mercati europei, così il Sud, geograficamente periferico, si è spopolato ed è diventato anche economicamente più “periferico”. Insomma, una zona povera rispetto alle regioni del Nord.
Tutto ciò ha causato lo spopolamento di gran parte degli insediamenti arbéresh. Proprio da questo fenomeno nascono così nuove realtà antropologiche, modelli, e società, come la comunità arbëreshe in Piemonte.
Quando sei giovane, il piccolo paese dove sei nato, cresciuto, dove hai pianto e riso, dove hai mosso i primi passi, non ti offre più sogni e opportunità per una vita migliore, quindi vuoi uscire a tutti i costi dall’ambiente per andare verso le luci abbaglianti delle città cosmopolite che con i loro artigli ti trascinano nella trappola dell’omologazione e della magia del cosiddetto “Benessere”.
Proprio a causa di queste circostanze al nord gli Arbëresh hanno creato un arcipelago, di lingua, religione e costumi originari dei paesi di provenienza nella maggioranza della Basilicata o della Calabria. Le nuove isole con popolazione Arbëreshe in Piemonte, si uniscono tra loro nel nome di una comune origine e legate dalla stessa caratteristica linguistica. Queste isole hanno creato un “territorio regionale virtuale” all’interno di un “territorio regionale fisico in cui sono perfettamente incorporate ed integrate.
Dunque gli arbëresh piemontesi non sono altro che i nipoti e pronipoti di quegli arbëresh venuti 600 anni fa, che con il loro sudore hanno ripulito dalle spine e trasformato con le mani le terre italiane in fertili campi. E non solo, ma hanno cresciuti i figli, che poi sono diventati avvocati, ministri , presidenti di governo o costituzionalista,ovvero gente al servizio dell’ Italia e popolo italiano di cui fanno parte da secoli. Ma questo popolo di cittadini italiani non ha dimenticato la lingua materna originaria , la religione cristiana originaria e le sue radici storiche accanto all’amore per la patria italiana.
Gli arbëresh del Piemonte sono proprio quegli arbëresh o italo-albanesi storici abitanti nelle 7 Regioni d’italia che per necessità economica, oppure per migliorare la vita, furono costretti ad abbandonare quelle case fatte con i calli delle mani dei loro nonni e sacrifici delle nonne. Molti di quei paesi arbëresh fondati 500 anni fa, oggi sono rimasti villaggi fantasma, con i cortili circondati da crepe malefiche, dove la pietra sbucciata dei ripari raccoglie la nostalgia nei suoi pori, e il muschio dà “morbidezza” ai focolari neri.
In quel lugubre silenzio, i suoni secolari uccidono l’aria, e il percorso dell’eco,spruzzi trasversali annodati, nella collana delle onde che intreccia sillabe, respiro, voci, ninne nanne, canti e rapsodie, che penetrano anche dove nascono biancospini, ginestre , e si avverte l’aroma dell’anima di quegli arbëresh, mentre nelle palme delle mani e sulle falangi delle dita si annodava la sofferenza della vita.
Il contesto giuridico del popolo arbëresh sotto la tutela dello Stato italiano.
Gli Arbërsh (antichi albanesi venuti in Italia) sono considerati Minoranza Linguistica Storica ovvero di antico insediamento in Italia e sono riconosciuti giuridicamente e tutelati dallo Stato italiano attraverso la legge 482/99.
Il paradosso della legge 482\99.
Oltre 10.000 Arbëresh della provincia piemontese sono stati esclusi dal riconoscimento giuridico e dalla tutela dei diritti linguistici garantiti dalla legge 482\99,
Questo avviene a causa dell’articolo 3, comma 2 e 3 della legge 482 e dell’articolo 1, comma 3 del DPCM del Ministero Affari Regionali che NON tutelano la comunità arbëreshe come Minoranza linguistica storica quando si trova al di fuori del territorio di origine di antico insediamento ovvero fuori dalle 7 Regioni in cui si trovano i 50 comuni arbëresh.
Anche se l’Associazione Vatra Arbëreshe che li rappresenta con la sua attività di promozione culturale e linguistica è riconosciuta come associazione e organismo di coordinamento e proposta a norma dell’Art. 3 comma 3 della legge 482.
In parole semplici significa che secondo la legge 482 l’associazione “Vatra Arbëreshe”, rappresentante da molti anni della Comunità Arbëresh del Piemonte, viene da un lato riconosciuta legalmente dal Comune di Chieri e provincia di Torino in conformità all’art.3 comma 3 , ma poi in base all’articolo 2 della legge 482/99 e allo stesso art. 3 comma 2 e 3 questa comunità non può godere dei diritti e benefici della legge 482 come succede nelle sette province: Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Puglia, Calabria e Sicilia, dove è insediata la minoranza storica linguistica arbëreshe .
Infatti gli Arberesh del Piemonte per la legge 482\99 NON ESISTONO GIURICAMENTE perché NON sono considerati una minoranza linguistica “storica e territoriale” al pari di quelle nelle 7 Regioni MA sono considerati una minoranza linguistica “storica NON territoriale”.
E quindi senza diritti linguistici e senza tutela è destinata a scomparire perché non ha il diritto
di avere una propria vita culturale ed usare la propria lingua.
Tutto ciò appare in violazione della Costituzione italiana e dell’art.14 della Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali che menziona tra le possibili cause di discriminazione l’appartenenza a una minoranza.
Tentativi di modifica della legge 482\99
La domanda sporge spontanea: Come si può escludere da questa legge 482 una popolazione con un numero significativo di 10mila arbëresh,di prima e seconda generazione in Piemonte, il cui numero supera anche gli arbëresh della regione molisana, pugliese, o campana???
Come può essere tutelata dallo Stato italiano la comunità arbëreshe piemontese ?!
1- Il cambiamento di tale contesto può essere fatto proponendo una legge integrativa agli articoli 2 e 3, in modo tale da consentire a tutte le comunità di minoranze storiche, che si sono spostate dalle Regioni di antico insediamento ad una nuova Regione di recente insediamento, (come nel caso della alla comunità Arbereshe insediate in Piemonte a partire dagli anni 50), siano riconosciuti tutti i diritti e benefici dalla legge 482/99, di cui godono tutti gli gli arbëresh che sono residenti da secoli nelle sette Regioni nella qualità di Minoranza linguistica storica territoriale.
Insomma basterebbe togliere la limitazione o il blocco della tutela linguistica culturale circoscritta ai soli comuni di antico insediamento del relativo gruppo linguistico.
Quali enti possono sostenere la comunità piemontese, per la modifica di questa legge?
Chiudiamo questo mini dossier con la speranza e fiduciosi che la comunità piemontese venga presto inserita in una legge dignitosa per godere dei propri diritti di lingua, cultura e identità come popolo raro e unico al mondo.
Ornela Radovicka
Centro albanologici presso la Biblioteca internazionale Antonio Bellusci , Frascineto\ Cosenza “.
In conclusione del primo incontro del 6 Agosto 2024 il dott. Pierfranco Mirizio ha preso in carico la questione rendendosi disponibile a far presente all’Assessore Torzano l’importanza delle Istanze che porta avanti l’Associazione come “Organismo di Coordinamento” Vatra Arbëreshe da anni, in particolare fara’ presente all’Assessore Torzano, per quanto emerso dagli interlocutori, l’importanza del riconoscimento della “cosiddetta delimitazione territoriale” che non puo’ fermarsi ai vincoli dettati dalla Legge 482/99 ma analizzare quanto dispone l’art. 3 della Costituzione, di rango superiore. Ha auspicato eventualmente altri incontri estesi ad altri soggetti per approfondimenti.
Nel congedarci come Comitato per la Tutela della Minoranza Arbëreshe in Italia e nel mondo, nella piena fiducia dell’operato della Regione Piemonte nel rispetto delle competenze degli altri Enti Territoriali (Città Metropolitana e Comuni) e delle possibili azioni politiche che la Regione Piemonte potrà fare per la Sua popolazione Arbëreshe abbiamo ancora ribadito la forza del richiamo alle “RADICI” dei numerosi Arbereshe e Albanesi sparsi nel mondo con ricadute culturali ( Musei e Biblioteche, il Piemonte è la patria di Adriano Olivetti, che nel suo essere “Comunità” diceva con convinzione che era molto importante avere delle strutture culturali materiali ed immateriali che hanno ricadute socio – economico sempre e in maniera organizzata anche imprenditoriale. Le Minoranze Linguistiche Storiche possono anche essere considerate Attrattori turistici. Ci ha fatto, inoltre, molto piacere quando il dott. Mirizio ci ha comunicato che lui stesso ha avuto parenti provenienti/originari da un Comune Arbëreshe della Calabria. “A conferma che il mondo è sempre piu’ piccolo.”
