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LA REGIONE PIEMONTE AVVIA DIALOGO PER I DIRITTI FONDAMENTALI DEGLI ARBERESHE DEL PIEMONTE

Comuni in provincia  di Torino, con presenza  di popolazione  Arbëreshe  circa 10.000 – 15.000 persone. (Si  ringrazia  Google).    

 

L’antefatto,   nel  corso della Giornata di Studi  svoltasi  nella  Sala Zuccari  del Senato della Repubblica Italiana  il  3 Luglio 2023  per  trattare  il  tema: Istruzione e Comunicazione  per la Tutela  della Minoranza Linguistica Storica Arbëreshe,  sostenuta   dal Sen. Maurizio Gasparri, all’epoca  Vice Presidente del Senato della Repubblica Italiana.

Nella foto, da Sinistra il Sen. Maurizio Gasparri, al centro  il gia’ Caporedattore Centrale della RAI dott. Pino Nano  e  il  Commissario della Fondazione Regionale per la Comunità Arbereshe dott.  Ernesto Madeo.

Era  stato invitato anche il Presidente Prof. Vincenzo Cucci dell’Associazione Vatra Arbereshe  con sede  legale  nel Comune di Chieri, nel corso dell’intervento del  prof. Cucci è emerso  con forza l’esigenza  del  riconoscimento della  cosiddetta  “DELIMITAZIONE  TERRITORIALE” dei  Comuni del Piemonte dove insistono le Comunità Arbëreshe  che hanno  come  Ente di Coordinamento  proprio l’Associazione  Vatra -Arbereshe.  Vatra Arbëreshe che  da diversi anni (nel 2025 saranno  25 anni)  svolge  una presenza continua e di  coordinamento a favore  di tutta la popolazione Arbëreshe  che negli anni  si è  consolidata grazie  a persone  provenienti dalle regioni di Italia  in cui  insistono  e sono  “radicate”  persone  appartenenti alla Minoranza Linguistica  Storica  Arbëreshe,  Basilicata, Puglia, Molise, Campania, Molise, Sicilia  e  Calabria.
L’Associazione Vatra  Arbëreshe attraverso una lettera di intenti  alla  Fondazione  Salvatore  Crucitti Onlus di Roma  che opera su diverse regioni, Costituita nel 2001 e riscritta nel   2008 presso l’Anagrafe  delle Onlus  con la motivazione:  Attività di organizzazioni per la tutela degli interessi e dei diritti dei cittadini con  codice Ateco: 94.99.10.

 L’Associazione Vatra-Arbereshe ha chiesto alla Fondazione  di  essere  supportata  per  i Diritti  Costituzionali  delle persone  Arbëreshe  afferenti alla stessa  Associazione Vatra Arbëreshe e a tutti  quelli presenti  nella  Regione Piemonte  nei  Comuni indicati  nella  foto di copertina, specialmente  per  facilitare  le relazioni  interIstituzionali.  La  Giornata di Studio  al Senato del 3 Luglio 2023, grazie all’impegno del Sen. Gasparri “veterano della  Commissione di Vigilanza  RAI” e Ministero delle Comunicazioni e Sottosegretario del Ministero dell’Interno nei vari Governi Berlusconi, grazie all’impegno del  Ministero  MIMIT nella persona dell’attuale Ministro Adolfo Urso e dell’Assessore  Regionale alle MLS  della Calabria, On.le  Gianluca Gallo, e grazie anche alla RAI RADIOTELEVISIONE ITALIANA nelle Persone del Presidente Marinella Soldi, Amministratore Delegato   Roberto Sergio e del Direttore  Generale  Gianpaolo Rossi  ha visto  dopo   49   anni  finalmente  l’inserimento  della  Lingua Arbereshe  nel   Contratto di Servizio RAI-STATO pubblicato nella  Gazzetta Ufficiale  n. 121 del  25 maggio 2024, al comma  4  art. 9 del Contratto di Servizio  si trova  riportata la lingua Arbëreshe, per la produzione di programmi Radiofonici, Televisivi e Multimediali grazie alla Legge  103 del 1975, importante Riforma  della  RAI, e non lingua Albanese, che è la Lingua Uffciale  della Nazione Albania. Le massime Istituzioni dell’Albania  hanno piu’ volte esternato l’importanza della Tutela della Lingua Arbereshe anche con fatti  concreti istituendo dal 2019 il Centro Studi e Pubblicazioni Arbëreshe come Dipartimento  del Ministero per l’Europa  e affari esteri della  Repubblica  di Albania.

Vogliamo inoltre sottolineare  che l’inserimento della Lingua Arbëreshe  nel  nuovo Contratto di Servizio è avvenuto grazie  alla Legge 103/75  e non per la Legge  482/99.  A questo punto ci vorrebbe  un intero libro per  comprendere che attraverso  una Comunicazione  non Coerente  da una parte  alcune organizzazioni  ancora in auge  si autoincensano di  aver portato avanti  l’approvazione della Legge 482/99  e  altre  volte queste organizzazioni  con enunciazioni  da “castrofisti “ che la legge non funziona.  Una  risposta  a tutto questo  si ha    leggendo e studiando il libro  del già Rettore dell’Università di Udine  prof. Marzio Strassoldo che fu pure Presidente della Provincia  di Udine su  “Economia delle minoranze linguistiche – la  tutela delle diversità come valore”   della Carocci Editore,

che  andrebbe  studiato attentamente  da tutti  coloro appartenenti alle  Istituzioni Regionali, Provinciali e Comunali e altri  Enti che spesso  hanno una visione  ristretta per  curare solo il proprio orticello senza  curare il vero bene Comune, ed  avere  il precetto dalla Costituzione Italiana  degli  articoli  3  e  dell’art. 6. ( Per il primo  ovvero l’art. 3  è bene  sempre  tenerlo in evidenzaArt. 3: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”

E poi :  Art. 6La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche”.
La Carta Costituzionale è entrata in vigore al 1/1/1948  ed e’ stata  pubblicata sulla  Gazzetta Ufficiale  della Repubblica Italiana  n.298 del 27-12-1947
. Nella  Legge 482/99  non si fa menzione dell’Art. 3,  la Legge  482/99   ci si deve  impegnare  a farla  applicare  come avviene per altre Minoranze Linguistiche Storiche e non bisogna  dimenticare  che è un ARTEFATTO della Carta Europe per la Tutela delle Minoranze  Regionali e Linguistiche, la prova è che i Governi  progressisti  hanno atteso il varo  della 482/99  a distanza  del 1992  anno di approvazione a Strasburgo  della Carta Europea, e’ stata  sottoscritta dall’Italia solo nel 2000, e  ancora  nel 2024  non è stata  Ratificata dal Governo Italiano. La 482/99   pur sempre  Legge  Nazionale  pone  dei vincoli  che supera  i diritti fondamentali  delle  persone sanciti dalla  Carta Costituzionale  Italiana, che credo abbia rango superiore  nella gerarchia delle fonti.
Per  la cronaca durante il dibattito  e l’iter di approvazione di quella poi sarà la Legge 482/99  hanno partecipato vari  Parlamentari  anche con progetti di Legge presentati da  parlamentari calabresi, On.li Natalino Aloi e Mario Tassone che  hanno partecipato attivamente alla discussione del progetto di  Legge 482/99, sempre per la cronaca  la Legge 482/99  non fu approvata  dal Centro-Destra, leggendo i documenti preparatori si vede che non era una preclusione alla  tutela Costituzionale delle  Minoranze Linguistiche Storiche  anzi  era  una  presa di posizione su una legge  che creava  una  grande  diseguaglianza tra gli appartenenti  alle  varie  Minoranze Linguistiche  Storiche e se siamo qui il 6 Agosto 2024  a discutere  con rappresentanti  di una Regione come il Piemonte che apre le porte al dialogo  lo dobbiamo proprio grazie ad una grande presa di coscienza e Consapevolezza  Costituzionale, e per  questo ringraziamo l’Assessore Regionale Piemonte On.le  Andrea  Torzano Assessore  Regionale  in quota  Forza Italia della  Giunta  Regionale con le  deleghe:  Bilancio, finanze e programmazione economica e finanziaria,  Sviluppo delle attività produttive: industria, artigianato, PMI e imprese cooperative,  Internazionalizzazione e attrazione investimenti, e per la grande disponiiblità dimostrata dal Segretario particolare  dell’Assessore  il  dott. Pierfranco Mirizio.  

Si riporta  testimonianza  della video conferenza  tenutasi  giorno 6 Agosto 2024

  Nella  foto (dall’alto in senso orario) Crucitti Demetrio Presidente  della Fondazione Salvatore Crucitti Onlus, Antonio Gioseffi  Segretario Generale della Associazione Vatra Arbereshe, Vincenzo Cucci  Presidente di Vatra Arbereshe Associazione  Organismo  di Coordinamento e per la Regione Piemonte Pierfranco Mirizio  Segretario Particolare  dell’Assessore  On. le  Andrea   Torzano.

Dopo i saluti e i ringraziamenti  di rito lasciamo all’intervento del prof.  Cucci , tenuto al Senato nella Giornata di Studi del 3 Luglio 2023, di  introdurre la problematica attraverso  il link VIDEO

Il  prof.  Vincenzo Cucci, Presidente della Associazione  organismo di coordinamento Vatra Arbëreshe, nel corso del  suo intervento in Sala Zuccari del Senato il 3 Luglio 2023.

 

La  popolazione  Arbëreshe  che si è trasferita per giusta causa  “per  trovare  lavoro”, negli anni passati, contribuendo  anche allo sviluppo  socio economico della Provincia di Torino e del Piemonte tutto. Le persone  appartenenti  a tale popolazione  sono  italiani ( gli Arbereshe vengono anche indicati come Italo-Albanesi  d’Italia, dall’Istituto Centrale del PAtimonio Immateriale del Ministro della Cultura)  hanno mantenuto non solo tradizioni e momenti  culturali che ha  visto coinvolte  anche persone e partecipanti da tutto il mondo, ma   hanno mantenuto  coerentemente la loro  lingua madre, e  anche la loro religione  da piu’ di 500 anni. Questi sono  diritti  inalienabili  delle persone  sanciti  anche dal Diritto Internazionale. A tali aspetti va  anche ricordato  che  per la particolare  natura  di  tale popolazione  arrivata in Italia nel 1400  a causa  dell’invasione  degli Ottomani sia  in Grecia che in Albania  questa popolazione  che  prendeva il nome di Arbore  essendo  di Fede  Cristiana il Vaticano ha riconosciuto i diritti religiosi di tale popolazione nel 1919, prima ancora della nostra  Costituzione (art. 6) e ha riconosciuto  i diritti  di esercitare  la loro  fede  e consentendo anche  luoghi di culto aperti al pubblico  e facendo loro mantenere  la lingua madre, e il loro   rito Bizantino – Greco di origine, senza  imporre  la lingua latina o celebrazioni diverse da quelle  degli avi  degli Italo-Albanesi arrivati in Italia  nel corso  degli anni 1400 e 1500.  L’altra  Eparchia    riconosciuta nel 1937 è quella  di  Piana degli Albanesi (PA).  La  Santa Sede  ha  riconosciuto  l’Eparchia  degli Italo-Albanese dell’Italia Continentale  di rito Greco-Bizantino con sede  a Lungro (CS)  riconoscendo a tutti gli effetti la loro cristianità.  L’Eparchia di Lungro  si estende  in diverse   Regioni d’Italia e anche all’estero  ed  in particolare  esiste anche  una parrocchia  in quel di Torino, come  dalla carta geografica che  rappresenta l’estensione  della Eparchia di Lungro.  Nell’ultimo Sinodo  delle  Eparchie  è stato deciso che  nella liturgia  di utilizzare la lingua   Greca, la lingua Arbereshe  e  la lingua Italiana. A riprova  e  conferma  secolare  esiste un documento approvato durante  il Sinodo  tenuntasi nel 2010 in alcuni articoli del resoconto generale del SINODO  si parla della Tutela  di tre lingue  quella  Arbereshe, Italiana e Greca.

Tale importante documento  ci è stato segnalato dal Presidente  del Centro Studi e Ricerche Giorgio Kastriota in Frascineto (CS), avv. Tommaso  Bellusci, mentre  la  copia della copertina  e degli articoli  sono stati forniti dalla Biblioteca della Parrocchia Arbëreshe di Rito Bizantino-Greco SS. Salvatore della Città di Cosenza  Capoluogo di Provincia,   dopo il nulla Osta del Vicario Generale della Eparchia degli Italo-Albanesi dell’Italia Continentale Protosincello  Pietro Lanza.

Questa  Tutela di Koine’ Liturgica  è presente da 500 anni in Italia  perché la popolazione degli Arbereshe  avevano anche  un diritto  di religione  da  tutelare  in quanto i nuovi  dominatori  Ottomani  sia della Grecia che dell’Albania  non avrebbero  bruciato solo i loro libri, ma  avrebbero preteso la conversione religiosa. Il Vaticano, prima dello Stato italiano  ha riconosciuto fin dal 1919, dei diritti inalienabili come quello della Lingua Madre e della Fede Religiosa.
Le  questioni in campo sono  altamente  etiche e religiose e l’art. 3  da’ tutti gli strumenti  perche’ i Consiglieri  dei vari Comuni interessati, ai sensi dell’art. 3  della Legge  482/99  che indica le modalità operative e che coinvolge  anche il Consiglio Provinciale oggi  Consiglio della Città Metropolitana di Torino   a tutale  le persone/cittadini Arberëshe  che sono a tutti gli effetti “italiani”  e  non albanesi,   il cui radicamento è già avvenuto nei Comuni delle varie  Regioni ed essendo l’Italia  ancora  una  ed indivisibile almeno per i primi articoli della Carta Costituzionale. I Comuni interessati  del Piemonte  attraverso i loro Consiglieri e poi con l’importante  intervento di ratifica del Consiglio della Citta’ Metropolitana considerando l’art. 3della Costituzione che   li coinvolge a pieno titolo in quanto la Repubblica e’  costituita  proprio dalle Istituzioni  territoriali dello Stato nessuna esclusa.  Lo Stato Vaticano ha  approvato  dopo che i fedeli si rivolsero  con una lettera:

“Nel 1888 gli italo-albanesi inviarono al Papa una supplica, per reclamare l’autonomia ecclesiastica, corredata da migliaia di firme. In quel tempo Pontefice era Leone XIII, che mostrava particolare interesse per l’Oriente. A lui successe Benedetto XV, che istituì l’Eparchia di Lungro per gli albanesi di Calabria e dell’Italia continentale. Pio XI nel 1937 ha istituito l’Eparchia di Piana degli Albanesi per gli albanesi di Sicilia, e nello stesso anno ha elevato a Monastero esarchico il cenobio di Grottaferrata. L’Eparchia di Lungro è stata istituita il 13 febbraio 1919 con la Bolla Catholici fideles; primo vescovo fu nominato Mons. Giovanni Mele, nato ad Acquaformosa nel 1885” . (dal sito della Eparchia di Lungro)

 

E’  arrivato il momento della Consapevolezza  Costituzionale  magari  tutto d’accordo  si potrebbe  arrivare  a concedere  il riconoscimento della delimitazione territoriale  ai comuni  perche’ nello stesso  territorio provinciale si supera per esempio la soglia  di  3000 residenti italiani. 

Nell’intervento  del Segretario  della Associazione Organismo di Coordinamento  Vatra Arbereshe Antonio Gioseffi, ha  messo  in evidenza  come  dal  2000  l’Associazione  ha  fatto  incrementare  le presenze  dall’Estero nei Comuni Arbereshe per  la ormai  venticinquennale  attività della  Associazione sia  in ambito  culturale che sociale  e ha ricordato  l’importante  documento  dove vengono  riportate tutte le attività di questi ultimi ventanni, vedi LINK,  e  poi lo stesso Gioseffi  ha  voluto  motivare  il forte  legame  con tutti  i Comuni Arbereshe  di tutte le Regioni d’Italia ed  in particolare con la  Calabria per esempio  quando la  Provincia  di Torino  investi  un importante  finanziamento per  ordinare ad una struttra presente  a Mangone vicino alla città di Cosenzadel CNR  per  comprendere meglio gli aspetti  antropologici  della popolazione  come  quella  degli Arbereshe. Per il documento  usare il LINK

Desidero  anche ricordare  la  grande  collaborazione  con la Biblioteca  Arbereshe  di Frascineto  edin particolare  con la Diretttriche  prof. Ornela  Radovicka  che ha partecipato  anche  a manifestazioni per perorare la causa  degli Arbereshe  in Piemonte   nel 2023.
Prima di dare la  parola  al rappresentante della Regione Piemonte il dott. Piefranco Mirizi,  è stato  ricordato dal precedetne  intervento  il continuo contributo della prof.ssa  Ornela  RAdovicka  proprio a favore  degli Arbëreshe  del Piemonte  sia  attraverso  le Sue  pubblicazioni che  arrivano a tutto il popolo degli Arbereshe  ma  anche degli Albanesi residenti in America, in Svizzera e tante altre  Nazioni, con l’occasione pubblichiamo di seguito ringraziando la prof.ssa  Ornela Radovicka  per  averci  autorizzato ( articolo già pubblicato in diversi giornali cartacei e on line nel mondo).

Torino, 2023 Prof.ssa  Ornela Radovicka partecipa  attivamente
ad  una manifestazione a favore  degli Arbëreshë dei  Comuni del Piemonte

La  prof.ssa  Ornela Radovicka  è il Direttore del Centro Albanologico per la Cultura Arbereshe  “Antonio Bellusci” di Frascineto (CS-Italia)

Per  noi di  CalabriaPost  ha  tradotto  anche il testo del cartello ed  effettuata  la traduzione in lingua  italiana del testo  dell’articolo diffuso in tutto il mondo.

Da 24 anni  la comunità di arbëreshe del Piemonte  risulta  esclusa dal legge 482/99

 

Dove c’è un arbëresh, lì è un Arbëri

In Piemonte dove ci sono 10.000 arberesh

La legge 482\99 non tutela la comunità arbëreshe.

Si sta distruggendo un  popolo e non un’etnia!

Questo non dovrebbe mai accadere !!!!

 

Più di 10mila persone della comunità piemontese di Arbëresh, hanno lasciato i loro “Katund” in diverse province del territorio cosiddetto Minoranze storiche territoriale e si sono trasferite in Piemonte. La maggior parte di loro sono spostati per motivi economici, mentre altri per migliorare il proprio stile di vita.

 Da 24 anni  la comunità di arbëreshe  del Piemonte  risulta  esclusa dal legge 482/99 della quale godono  diritti e benefici sette regioni  arbëreshe come Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Puglia, Calabria e Sicilia.

Se l’Europa ha ridotto i confini  e i cittadini possono muoversi liberamente  anche il  mondo cibernetico ha tolto i confini e pertanto  nello Stato italiano troviamo la  comunità  linguistica storica di arbëreshe, residente  in Piemonte composta da  circa 10 mila arbëresh che dalle suddette sette regioni si è trasferita in Piemonte.

 La legge 482  prevede che   per la  suddetta  comunità  arbëreshe  piemontese  è obbligatorio  delimitare il “territorio o i  confini  comunali o sub comunali” entro cui si applica  la legge citata, previa richiesta  del Comune interessato  e delibera del Consiglio provinciale  piemontese entro cui risiede, questo per il motivo  che la legge è fondata sui principi della “ territorialità” e “ storicità” con una applicazione restrittiva dell’art .6  della Costituzione che dispone la regola generale  della  tutela delle minoranze linguistiche. Nel caso specifico ” l’ambito territoriale o i confini comunali” sono stati delimitati o delineati , ma malgrado ciò la  minoranza arbëreshe  è ancora esclusa dalla tutela dello Stato italiano. Questo avviene perché   questi arbëresh  piemontesi sono considerata Minoranza linguistica storica non territoriale

 

 

Ricordiamo chi sono gli arberesh d’Italia.

Gli Arbëresh d’Italia sono un popolo di lingua albanese giunto dai Balcani durante il periodo dell’occupazione ottomana, alcuni di loro vennero in Italia  per motivi militari, economici e religiosi, durante il XIV-XV – XVI-XVII secolo, e l-ultima fu, Villa Badessa 1743.

Questa popolazione  si stabilì in molte province d’Italia, fondò e ripopolò i paesi arbëresh.

Si insediarono circa 100 colonie arbëreshe.

 

Nel corso dei secoli molte di queste colonie sono state assimilate, ed oggi ne contano circa 52 insediamenti, che come detto si trovano da secoli nei territori di sette Regioni italiane: Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Puglia, Calabria e Sicilia  e dagli anni 50 anche in Piemonte.

  • Gli Arbërersh sono caratterizzati dal fatto che parlano la lingua più antica d’Europa, una lingua antica parlata da più di 6000 anni.
  • Gli Arbëresh si presentano con la loro Chiesa Arbëresh di rito bizantino, sotto la giurisdizione del  Pontefice romano. Nel 1919  l’Eparchia di Lungro  degli Italo-Albanesi (Arbereshe) dell’Italia Continentale con sede Vescovile a Lungro in provincia di Cosenza e nella sua  giurisdizione  religiosa  ha  una  Parrocchia a Torino che dipende  dalla  Eparchia di Lungro.  Papa Giovanni Paolo II per la sua diversità’ha descritto la Chiesa Arbëreshe come “ l’armonia dell’unione e della pace tra Oriente e Occidente”. Anche Papa Francesco nelle  Celebrazioni del Primo Centenario  del Riconoscimento della Eparchia di Lungro nel 2019  nell’Udienza  concessa  a Roma ai fedeli  Arbereshe di tutta Italia ha rinnovato  la Fiducia e l’Amminrazione per la Chiesa degli Arbereshe.

Il  Vaticano fin dal 1919  ha riconosciuto all’Eparchia di Lungro chiesa degli  Arbereshe di rito Bizantino l’  indipendenza territoriale “delle  Anime” mentre lo Stato Italiano ancora oggi  2023  fa fatica  a riconoscere  l’art. 6 della  Costituzione Italiana  che si riferisce ai Diritti Fondamentali  della Persona. Basterebbe  un mero atto deliberativo  del CONSIGLIO PROVINCIALE della Provincia di Torino/ Oggi  CONSIGLIO METROPOLITANO della  Citta Metropolitana di Torino   che  attesti  che sul suo territorio  esistono delle persone  che  per origine (sono nella maggioranza italiani  emigrati interni da  comuni  in cui  e’ stata riconosciuta la presenza di persone  Arbereshe, il trasferimento da una  Comune all’altro,  in maniera comunitaria,   non deve  far perdere il Diritto  Costituzionale di tutela  garantito  dall’art. 6 della  Costituzione stessa, di appartenenza a quella  specifica  Minoranza Linguistica  Storica, riconosciuta dalla  Legge  482/99.

 

 

 

Il grande ruolo degli arbéresh nell’Unità d’Italia.

Il popolo Arbëresh non è stato mai una minoranza parassitaria o passiva sul territorio italiano. Durante  questi 600 anni il popolo arbéresh  ha dato un esempio eroico nella costruzione  dell’Unione d’Italia.

Ricordiamo le parole di Garibaldi al generale Damis:”I tuoi arbëresh sono veri leoni ” per sottolineare l’ardimento ed il coraggio durante l-ìmpresa dei 1000 per l’unità d’Italia.

 

Gli arbëresh hanno dimostrato di essere anche persone colte

  1. A) Nel Governo proto dittatoriale di Garibaldi, su cinque rappresentanti, tre erano Arbërsh ( F. Crispi, L. Giura, P. Scura).
  2. B) Brillanti figure di origine arbëreshe che hanno scritto pagine della storia Italiana: Francesco Crispi Presidente del Consiglio dei Ministri, Ministro degli Esteri e Ministro dell’Interno del Regno d’Italia. Antonio Gramsci, Deputato, Filosofo, politologo, giornalista, linguista e Critico letterario italiano. Luigi Giura, ingegnere e architetto. Ispettore del Corpo dei Ponti e delle Strade del Regno delle Due Sicilie, noto per la progettazione e realizzazione del Ponte Real Ferdinando, secondo ponte sospeso d’Europa, nonché primo ponte sospeso dell’Europa continentale. Vincenzo Torelli giornalista, librettista, scrittore, editore, nonché impresario operistico. Pasquale Scura, consigliere di Cassazione  che assieme  a F. Crispi  ideò la formula   del Plebiscito del 1860 ” Il popolo vuole l’Italia una e indivisibile  con Vittorio Emmanuele Re costituzionale e i suoi legittimi discendenti”.  Stefano Rodotà, giurista di fama  nazionale ed europea. Costantino Mortati, uno dei fondatori della costituzione italiana. Pasquale Baffi, ricercatore, papirologo e diplomatico greco di grande valore; sotto la repubblica napoletana del 1799 e fu presidente del Comitato di amministrazione interna. Ma anche personaggi come De Rada, Vincenzo Dorsa, Santori ecc., che hanno accompagnato l’Italia nel suo cammino fino ad oggi. Non dobbiamo dimenticare  il Ministro  Gennaro  Cassiani  delle  Poste e Telecomunicazioni del Governo   Fanfani  che  fortemente volle  la Sede Regionale RAI  a Cosenza  per  la presenza  importante  della  popolazione Arbereshe in provincia di Cosenza. La Sede RAI  prima nel mezzogiorno  fu inaugurata  l’11 Dicembre 1958 proprio a via Montesanto a Cosenza. 

 

Durante la seconda guerra mondiale gli  Arbërshë persero un terzo della  popolazione. L’Arbëria degli arbëresh ha lasciato un’impronta preziosa sul territorio italiano, mentre il suo bel tempo ne ha firmato la gloria.

 

Lo spopolamento degli insediamenti arbëreshe

 

  1. Gli anni ’60 e gli squilibri regionali

Dopo l’Unità d’Italia e il boom economico degli anni ’60  si creò il flusso della popolazione del Sud verso il Nord. Molti abitanti delle comunità Arbëresh si trasferirono al nord, soprattutto  in Piemonte dove c’era l’industria automobilistica pesante. Questa migrazione verso i paesi industrializzati ha creato notevoli  squilibri regionali tra il sud e il nord.

 

Successivamente, con i progetti verso un’Europa unita intorno agli anni ’90, la situazione non è cambiata, anzi si è peggiorata..

Ha reso più visibile questa disparità economica tra il Sud e il Nord. L’Italia, con una posizione geografica espansiva, ha  privilegiato  il suo Nord con i grandi mercati europei, così il Sud, geograficamente periferico, si è spopolato ed è diventato anche economicamente più “periferico”. Insomma, una zona povera  rispetto alle regioni del Nord.

Tutto ciò ha causato lo spopolamento di gran parte degli insediamenti arbéresh. Proprio da questo fenomeno nascono così nuove realtà antropologiche, modelli, e società, come la comunità arbëreshe in Piemonte.

 

  1. Lo spopolamento nell’era della globalizzazione

Quando sei giovane, il piccolo paese dove sei nato, cresciuto, dove hai pianto e riso, dove hai mosso i primi passi, non ti offre più sogni e opportunità per una vita migliore, quindi vuoi uscire a tutti i costi dall’ambiente per andare verso le luci abbaglianti delle città cosmopolite che con i loro artigli ti trascinano nella trappola dell’omologazione e della magia del cosiddetto “Benessere”.

 

Proprio a causa di queste circostanze al nord gli Arbëresh hanno creato un arcipelago, di lingua, religione  e costumi originari  dei paesi di provenienza nella  maggioranza della  Basilicata o della Calabria. Le nuove isole con popolazione Arbëreshe in Piemonte, si uniscono tra loro nel nome di una comune origine e legate  dalla stessa caratteristica linguistica. Queste isole hanno creato un “territorio regionale virtuale” all’interno di un “territorio regionale fisico in cui sono perfettamente incorporate ed integrate.

 

Dunque gli arbëresh piemontesi non sono altro che i nipoti e pronipoti di quegli arbëresh venuti 600 anni fa, che con il loro sudore hanno ripulito dalle  spine e trasformato con le mani le terre italiane in fertili campi.  E non solo, ma hanno cresciuti i figli, che poi sono diventati avvocati, ministri , presidenti di governo  o costituzionalista,ovvero  gente al servizio dell’ Italia e popolo italiano di cui fanno parte da secoli. Ma questo popolo di cittadini italiani non ha  dimenticato la  lingua materna originaria , la  religione cristiana  originaria  e le sue  radici storiche accanto all’amore per la patria italiana.

 

Gli arbëresh del Piemonte sono proprio quegli arbëresh o italo-albanesi storici  abitanti nelle 7 Regioni d’italia che per necessità economica, oppure per migliorare la vita, furono costretti ad abbandonare quelle case fatte con i calli delle mani dei loro nonni e sacrifici delle nonne. Molti di quei paesi arbëresh  fondati  500 anni fa, oggi sono rimasti villaggi fantasma, con i cortili circondati da crepe malefiche, dove la pietra sbucciata dei ripari raccoglie la nostalgia nei suoi pori, e il muschio dà “morbidezza” ai focolari neri.

In quel lugubre silenzio, i suoni secolari uccidono l’aria, e il percorso dell’eco,spruzzi trasversali annodati, nella collana delle onde  che intreccia sillabe, respiro, voci, ninne nanne, canti e rapsodie, che penetrano anche dove nascono  biancospini, ginestre , e si avverte   l’aroma dell’anima di quegli arbëresh, mentre nelle palme delle mani  e sulle falangi delle dita  si annodava la sofferenza della vita. 

 

 

Il contesto giuridico del popolo arbëresh sotto la tutela dello Stato italiano.

Gli Arbërsh (antichi albanesi venuti in Italia) sono considerati Minoranza Linguistica Storica ​​ovvero di antico insediamento in Italia e sono riconosciuti giuridicamente e   tutelati dallo Stato italiano attraverso la legge 482/99.

 

Il paradosso della legge 482\99.

Oltre 10.000  Arbëresh della provincia piemontese sono stati esclusi dal riconoscimento giuridico  e dalla tutela dei diritti linguistici garantiti  dalla legge 482\99,

Questo avviene a causa   dell’articolo 3, comma 2 e 3  della legge 482 e dell’articolo 1, comma 3 del DPCM del Ministero Affari Regionali che NON tutelano  la  comunità arbëreshe  come  Minoranza linguistica storica quando si trova al di fuori del territorio di origine di antico insediamento  ovvero fuori dalle 7 Regioni  in cui si trovano i 50 comuni arbëresh.

Anche  se  l’Associazione Vatra Arbëreshe che li rappresenta con la sua attività  di promozione  culturale e linguistica  è riconosciuta come associazione e  organismo di coordinamento e proposta  a norma dell’Art. 3 comma 3  della legge 482.

In parole semplici significa che secondo la legge 482   l’associazione “Vatra Arbëreshe”, rappresentante da molti  anni della Comunità Arbëresh del Piemonte, viene  da un lato riconosciuta legalmente dal Comune di Chieri  e provincia di Torino  in conformità all’art.3 comma 3 ,  ma poi in base all’articolo 2 della legge 482/99 e allo stesso  art. 3 comma 2 e 3   questa comunità non può  godere dei diritti e benefici  della legge 482   come succede nelle sette province: Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Puglia, Calabria e Sicilia, dove è  insediata la minoranza storica linguistica arbëreshe .

Infatti  gli Arberesh del Piemonte per la legge 482\99  NON ESISTONO GIURICAMENTE  perché  NON  sono considerati una minoranza linguistica “storica e  territoriale” al pari di quelle nelle 7 Regioni  MA sono considerati  una minoranza linguistica “storica NON territoriale”.

E quindi senza diritti linguistici e senza tutela è destinata a scomparire perché non ha il diritto

di avere una propria vita culturale ed usare la propria lingua.

Tutto ciò appare in violazione della Costituzione italiana e dell’art.14 della Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali che menziona tra le possibili cause di discriminazione l’appartenenza a una minoranza.

Tentativi di modifica della legge 482\99

 

La domanda sporge spontanea: Come si può escludere da questa legge 482 una popolazione con un numero significativo di 10mila arbëresh,di prima e seconda generazione in Piemonte, il cui numero supera anche gli arbëresh della regione  molisana, pugliese, o campana???

 

 

Come può essere tutelata dallo Stato italiano la comunità arbëreshe piemontese ?!

1- Il cambiamento di tale contesto può essere fatto proponendo una legge integrativa agli articoli 2 e 3, in modo tale da consentire a tutte le comunità  di minoranze  storiche,  che si sono spostate dalle Regioni di antico insediamento ad  una nuova  Regione  di recente  insediamento, (come nel caso della  alla comunità Arbereshe insediate in Piemonte a partire dagli anni 50),  siano riconosciuti tutti i diritti e benefici dalla legge 482/99,  di cui godono tutti gli gli arbëresh che sono residenti da secoli nelle  sette Regioni nella qualità  di Minoranza linguistica storica territoriale.

Insomma basterebbe  togliere la limitazione o il blocco della tutela linguistica   culturale circoscritta ai soli comuni di antico insediamento  del relativo gruppo linguistico.

 

Quali enti possono sostenere la comunità piemontese, per la modifica di questa legge?

 

  1. In primo luogo debbano prendere la situazione concrete i tutti i sindaci delle sette regione minoranze storiche delle comunità arberesce
  2. La Regione Piemonte;
  3. Le università dove sono presenti cattedre di lingua albanese nel territorio italiano:Bari, Roma, Calabria, Sicilia, Venezia, dovrebbero essere sensibilizzate e presentare una proposta di legge concreta per la modifica della 482\99 in favore degli Arbëresh concentrati in Piemonte per godere degli stessi diritti degli Arbëresh delle sette province a storica minoranza territoriale.
  4. Sensibilizzare gli organi e gli enti governativi albanesi e del Kosovo interessati alla tutela  del popolo Arbëresh del Piemonte, Associazioni, Riviste, il Centro Studi e Pubblicazioni Arbëresh. Evidenziando il fatto che l’UNESCO ha definito l’arbërishe una lingua a rischio di estinzione e tenendo  come guida il motto di padre Antonio Bellusci: dove c’è un arbëresh, c’è un arbëri!
  5. Coinvolgere l’Eparchia di Sicilia, l’Eparchia di Lungro , nonché l’Arcidiocesi di Torino, perché il caso della comunità piemontese rappresenta una realtà religiosa nuova, aperta, moderna, dove nella sua diversità unisce  cultura , lingua e  religione  di matrice spiriiuale  orientale e occidentale.
  6. L’Associazione Vatra Arbereshe a nome di tutti gli arbëresh della regione Piemonte che desiderano imparare l’arberisht, seza perder molto tempo potrebbe rivolgersi all’Eparchia di Lungro e richiedere i due volumi” Alfabetizzazione Arbereshe” che la stessa distribuisce gratis.

Chiudiamo questo mini dossier con la speranza e fiduciosi che la comunità piemontese venga presto inserita in una legge dignitosa  per godere dei propri diritti di lingua, cultura e identità come popolo raro e unico al mondo.

Ornela Radovicka

Centro albanologici presso la Biblioteca internazionale Antonio Bellusci , Frascineto\ Cosenza “.

In  conclusione del primo  incontro del 6 Agosto 2024  il  dott. Pierfranco Mirizio   ha  preso  in carico  la  questione  rendendosi  disponibile a far presente  all’Assessore  Torzano l’importanza  delle Istanze  che porta   avanti l’Associazione come  “Organismo di Coordinamento”  Vatra Arbëreshe  da anni, in particolare  fara’  presente all’Assessore Torzano, per quanto emerso  dagli interlocutori,  l’importanza  del riconoscimento della “cosiddetta delimitazione territoriale”  che non puo’ fermarsi  ai vincoli dettati  dalla Legge  482/99  ma  analizzare  quanto dispone l’art. 3  della  Costituzione, di rango superiore.  Ha  auspicato eventualmente   altri incontri   estesi ad altri  soggetti  per  approfondimenti.

Nel congedarci  come  Comitato per la Tutela  della Minoranza Arbëreshe in Italia e nel mondo,  nella  piena fiducia dell’operato  della Regione  Piemonte nel rispetto delle  competenze degli altri Enti Territoriali (Città Metropolitana e Comuni)  e  delle possibili azioni politiche  che la Regione Piemonte  potrà fare  per  la Sua popolazione Arbëreshe  abbiamo ancora ribadito  la forza  del richiamo alle  “RADICI” dei  numerosi Arbereshe e Albanesi  sparsi nel mondo con ricadute  culturali ( Musei e Biblioteche,  il Piemonte è la patria di Adriano Olivetti, che nel suo essere “Comunità”   diceva con convinzione  che era molto importante  avere delle strutture  culturali materiali ed immateriali  che hanno ricadute  socio – economico  sempre  e  in maniera organizzata anche imprenditoriale. Le Minoranze  Linguistiche Storiche  possono  anche essere  considerate Attrattori  turistici. Ci ha  fatto, inoltre,   molto piacere  quando  il dott. Mirizio ci ha  comunicato  che lui stesso  ha  avuto  parenti provenienti/originari   da un  Comune Arbëreshe della Calabria. “A  conferma  che il mondo è sempre  piu’ piccolo.”

 

 

 

 

 

 

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