Costruisci il tuo futuro nel cuore dello Stretto: perché scegliere Giurisprudenza alla Mediterranea
Scegliere il proprio percorso universitario significa fare una scommessa sul futuro. In un mondo del...

Scegliere il proprio percorso universitario significa fare una scommessa sul futuro. In un mondo del...
Era il giorno prima di ferragosto. Del 2018. La società «Autostrade per l’Italia» gestiva l’autostrada A10 al momento del crollo del «viadotto» Polcevera (il famigerato «Ponte» Morandi) di Genova. Maurizio Ferraris, in questo suo Agostino, fare la verità (Il Mulino, Bologna, 2022) attesta e testimonia, in «verità»,ben altro «crollo». E se è vero che «La verità ti fa male» è altresì vero che «tra il dire e il fare», stavolta, l’accento cade sul «fare». In genere e in generale la verità è «detta»! Ha a che fare con le «parole»; non con il costruire, il fabbricare; il «fare», appunto. A meno che non ci fai entrare, guardacaso, proprio «Autostrade per l’Italia» e gli fai costruire un «ponte» (non metaforico e nemmeno come quello intitolato al suo progettista Riccardo Morandi (altrimenti noto anche come Ponte delle Condotte) – una tragedia, quella dell’estate del 2018 che ci ha agghiacciato tutti quanti) tra l’«ontologia» e l’«epistemologia». Il «crollo» del quale si fa interpetre Ferraris è quello della rilevanza e della straordinaria capacità di persuasione che hanno le «parole»; in definitiva: le «interpetrazioni». Da adesso in poi, infatti: la «verità» la si può anche «fare». Nel primo paragrafo del Libro X delle Confessioni agostiniane è scritto: «Ecco, tu ami la verità, perché chi fa la verità viene alla luce. Io la farò nel mio cuore davanti a te in questa confessione: e anche su queste pagine però davanti a molti testimoni». Se adesso è possibile «fare» la verità ne avremo, alla fine: un «artefatto». Al pari di un mobile, di un accendino e di uno scaldabagno, la «verità» posso tenerla qui a casa mia; o, nel caso dell’accendino, posso riporla nel mio «borsello». Diciamo subito che questo «crollo» della rilevanza delle «parole» non solo era necessario ma appare anche – a una rapida occhiata – anche «igienico». Qualsiasi imbecille, infatti, appariva in televisione e siccome l’istruzione è obbligatoria ( almeno fino a una certa età) sapeva leggere magari le scarne parole di un post internettologo e subito frotte di giornalisti e di scalmanati «follower» lo appellavano al minimo come «intellettuale» solo perché aveva applicato la nota formula del «leggi e ripeti» che ci propinano, del resto, fin dalle scuole elementari. Una misura di profilassi sanitaria, dunque, quella di Maurizio Ferraris condotta, tra l’altro, in nome della «verità». In principio, ci sono le «monadi» (organismi che hanno una finalità interna). E queste «monadi» sono le «cose». «Ciò che chiamiamo “soggettività”, riferendoci prevalentemente se non esclusivamente, agli umani, è l’incontro tra una finalità interna, quella dell’organismo, e i prodotti tecnologici dotati di finalità esterne che, nel caso dell’animale umano, risultano definitori di un’essenza». Il «ponte» è, dunque, la «tecnologia». Insomma, come tutti sanno, c’è l’«evoluzione naturale»; essa non si ferma ma, invece, si «estende» in una sorta di «evoluzione culturale» attaverso la quale ogni monade/organismo trova la sua «tecnologia» che la supporta e la completa. In questo senso, l’ontologia
trapassa nell’«epistemologia» (il regno delle «parole» che, a questo punto, «corrispondono» alle «cose» e «fanno» la «verità»). Infatti, la «verità» è sempre «corrispindenza» tra la «parola» e la «cosa», anche quando a «emergere» è un «ponte» di tipo «tecnologico» che chiude il cerchio di un «gesto» insieme performativo, sintetico e attivo. Detto in altri termini: occorre «fare» una tecnologia per «fare» la «verità». Ma questo lo sappiamo «fare» o, almeno, gli esseri umani, sia pure a fatica e con sbagli e ripetizioni, nel corso della loro storia, sono riusciti a «farlo». Prendiamo due punti nello spazio e nel tempo: per esempio, il momento della «nascita» e quello della «morte». Costruiamoci attorno una «narrazione» (cioè: una «tecnologia») ed ecco che la «verità» è bell’e fatta. Il «senso» della vita è questa «verità». E questa «verità» è il «senso» della vita. «Autostrade per l’Italia», adesso, ha costruito un «ponte» che dalle «monadi» ci ha condotto alla «comprensione».
