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LE CONSULENZE DELL’AMORE. CASTELLITTO & MAZZANTINI

La recente vicenda che ha coinvolto l’attore e regista Sergio Castellitto e la di lui moglie (scrittrice, drammaturga e attrice) Margaret Mazzantini, secondo me, ci deve far riflettere. «mezzo milione in consulenze, compresa la moglie» ha titolato il quotidiano «la Repubblica» il 13 settembre 2024. In sostanza «con i soldi» della «Fondazione Centro sperimentale di Cinematografia» (presieduta dallo stesso regista de «La bellezza del somaro») si finanziate delle «spese» a detta di molti «improprie». Tra esse «spiccano» anche 4 mila euro di compenso per la suddetta Mazzantini. Il convegno «La diaspora degli artisti in guerra», del 19 giugno scorso (svoltisi al Teatro «Blasetti» di Roma) veniva concluso da un dialogo tra l’autrice de «Il catino di zinco» e lo scrittore israeliano David Grossman. L’iniziativa. Evidentemente basata sull’equazione guerra=arte (o più precisamente, con un’unica formula: «La condizione di chi fa arte in un periodo di guerra») prevedeva anche, durante i tre giorni della sua durata, un workshop. Insomma la moglie di Castellitto (pagata tanto quanto Grossman) ha preso 4 mila euro per una «consulenza»! E fin qui niente di rilevante. Il punto è che la formazione politica «Alleanza Sinistra Verdi» ha «sollevato il caso», facendo riferimento alle «spese complessive» per un totale di mezzo milione di euro per «consulenze» varie e, in alcuni casi, non strettamente «necessarie». In mezzo ci sarebbe anche l’affitto di Villa «Gallo» (a pochi passi dal «Lido») per 24 mila euro durante la Mostra del Cinema di Venezia ultima scorsa… Insomma la prossima «interrogazione parlamentare» annunciata da Avs al neoministro Giuli si baserebbe su un postulato (evidentemente tutto da verificare): «Castellitto ha sperperato soldi pubblici» … La riflessione che, invece, io vorrei tentare di fare non riguarda il lato economico della vicenda. E nemmeno quello culturale-spettacolare-sociale della stessa. Riguarda il «dato politico» che emerge in essa: Sergio Castellitto pur non essendo di destra si è posto, più volte, in posizione polemica e in contraddittorio acuto con la sinistra. Il suo incarico è arrivato nel 2023 in «pieno» governo Meloni. Dunque a questo punto due sono le cose: o Castellitto non fa parte di quel «familismo amorale» che il giornalista Massimo Giannini individua da sempre nelle scelte di «potere» di questo governo oppure, se tale «familismo amorale» da qualche parte «esiste» allora il regista e attore sarebbe stato «cooptato» non per la sua precisa «maglia» politica ma per le sue «posizioni scomode» all’interno del centro-sinistra. Ma voglio fare un altro passo avanti: pongo come ipotesi di lavoro che tale «familismo amorale» non esista e non sia mai esistito. Dunque: Castellitto è stato nominato «Presidente» del «Centro Sperimentale» per logiche di curriculum e di merito. A questo punto queste «sue» consulenze (fatto salvo, come ho detto, che in questa sede non mi interessa il fatto economico) sono state dovute, evidentemente, al «merito» di chi ha ricevuto ogni «incarico». Restano due «incognite» che sono «due donne»: Giorgia Meloni e Margaret Mazzantini. Giorgia Meloni che nomina il personale che lei ritiene più adatto agli incarichi spettanti al suo governo solo per il merito e Margaret Mazzantini che viene «cooptata» in un evento del «centro Sperimentale» solo per il «merito». A parte che questa situazione/condizione è descritta da Platone come «nefasta»; sarebbe l’«oligarchia» – degenerazione/corruzione dell’«aristocrazia» – nella quale al posto della «ricchezza» compare, appunto, il «merito»; ma, a parte questo: se fosse vero questo «assunto» la politica avrebbe «fine». Sarebbe «Il Regno dei Filosofi» preconizzato dallo stesso Platone: di quelli che hanno «accesso diretto alla Verità». Un regno presuntuoso. Oltre che totalutario!

 

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