Crollo a Pietra Cappa, il Parco dispone l’interdizione di un tratto del sentiero
A seguito di un fenomeno franoso verificatosi nell’area di Pietra Cappa, il Parco Nazionale dell’Aspromonte...

A seguito di un fenomeno franoso verificatosi nell’area di Pietra Cappa, il Parco Nazionale dell’Aspromonte...

di Valentino Scordino
Ho appena finito di leggere il saggio breve “Reggio sotto il ponte”, con cui Saverio Pazzano offre un contributo politico e culturale di straordinario valore, capace di svelare con lucidità gli ingranaggi di una meccanica del potere che da oltre sessant’anni condiziona e paralizza lo sviluppo dell’Area dello Stretto. Il valore principale di questo testo risiede nella solidità del metodo d’indagine. Pazzano non costruisce una tesi su preconcetti o slogan, ma scava direttamente nelle fonti primarie: i verbali del Consiglio Comunale di Reggio Calabria del decennio compreso tra la fine degli anni ’50 e gli anni ’60, le relazioni delle commissioni urbanistiche e i documenti ufficiali relativi alle inchieste ministeriali sul disordine edilizio dell’epoca (come l’ispezione promossa nel 1966 dal Ministro dei Lavori Pubblici Giacomo Mancini). Da questa ricerca d’archivio emerge una verità storica inconfutabile: l’adozione del Piano Regolatore Generale di Reggio Calabria — fondamentale per dare un assetto ordinato alla crescita cittadina nel secondo dopoguerra — fu costantemente rinviata, azzoppata e infine cassata in nome della supposta imminenza della costruzione del Ponte. L’infrastruttura messianica ha agito da “convitato di pietra”: la necessità di conformare l’urbanistica a un’opera ancora ipotetica ha bloccato ogni pianificazione razionale, lasciando la città per decenni priva di regole e in balia della speculazione. Il libro evidenzia chiaramente come il progetto del Ponte sullo Stretto rappresenti il più duraturo ed efficace spot politico della storia repubblicana. Una chimera ideata per alimentare una retorica del consenso priva di riscontri concreti, che nasconde precise dinamiche di potere:
• Il serbatoio clientelare e lo spreco di denaro pubblico: Dietro l’eterna promessa dell’opera si è consolidato un sistema che per decenni ha drenato ingenti risorse collettive verso la produzione di plastici, simulazioni, aggiornamenti progettuali, consulenze e commissioni. Risorse preziose disperse in mille rivoli di spesa assistenziale.
• La sottrazione di beni alla vita reale dei cittadini: L’ossessione per la “Grande Opera” ha distolto risorse ed energie che avrebbero dovuto garantire i diritti essenziali della popolazione. Invece di investire sulla messa in sicurezza idrogeologica e sismica, sulla modernizzazione e la sicurezza delle scuole, sul rafforzamento della sanità pubblica o sul potenziamento dei trasporti locali e delle arterie essenziali (come la Statale 106 o la ferrovia jonica), le priorità del territorio sono state costantemente subordinate alla promessa del Ponte.
• Il peggioramento delle infrastrutture reali: Come fa notare Pazzano, il paradosso tragico è che mentre si continua a vagheggiare l’attraversamento a campata unica, la mobilità quotidiana nello Stretto è sensibilmente peggiorata: per lavoratori e studenti pendolari i costi sono lievitati e i disservizi marittimi si sono moltiplicati. Il contributo di questo breve testo è cruciale perché aggiunge un tassello fondamentale al quadro del danno subito da Reggio Calabria. La conformazione urbanistica caotica, l’espansione disordinata verso le colline, il degrado del patrimonio paesaggistico e la perdita dell’identità produttiva delle aree interne non sono stati incidenti di percorso casuali, ma l’effetto diretto di una città progettata in funzione di un’opera mai realizzata. Reggio stessa è diventata una metafora dell’incompiuto: sospesa, ferita e privata di una visione autonoma e organica di sviluppo. Emerge con forza, tra le pagine del libro, la passione politica e l’impegno civico di Saverio Pazzano che sono sempre accompagnate da competenza, da studio rigoroso e da onestà intellettuale. Elementi che hanno sempre caratterizzato lo stile con cui Saverio ha svolto il servizio di Consigliere comunale e, prima, il suo impegno da attivista e da educatore. Il suo non è l’approccio di un’opposizione ideologica o del “no a prescindere”, ma è l’azione di chi rivendica il rispetto dell’Articolo 9 della Costituzione (la tutela del paesaggio, dell’ambiente e delle future generazioni) e richiama le classi dirigenti alla responsabilità storica. Pazzano dimostra che liberare la Calabria e la Sicilia dal ricatto culturale ed economico del Ponte significa restituire dignità alle comunità locali, permettendo loro di pianificare un futuro sostenibile basato sulla valorizzazione dell’immenso patrimonio naturale, culturale e sociale dell’Area dello Stretto.
