Scuola, quasi 8 milioni per le competenze linguistiche: 83 progetti finanziati in Calabria
La misura coinvolge anche le classi terze delle scuole secondarie di primo grado. Assessore Micheli:...

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E infatti, prima che Lula e Sailor si riabbraccino in happy end, sussurrando “love me tender”, fioccheranno altri anni di galera per Sailor. Voleranno teste umane frantumate, cani randagi acchiapperanno mani mozzate, fumeranno in bella vista centinaia di sigarette Kool, Merit, e Marlboro.
Nanni Moretti, Caro diario.
«In un buco nella terra viveva uno hobbit. Non era un buco brutto, sudicio e umido, pieno di vermi e intriso di puzza e nemmeno un buco spoglio, arido e secco, senza niente su cui sedersi né da mangiare: era un buco-hobbit, vale a dire comodo». Buco-hobbit; confortevole soglia. Esso sole essere diversamente abile, fra superficie e profondità. Per ricordo vedrai ancora David Lynch fumare. Fiamma, fumo, Fuoco cammina con me. Tu e la stella; s-marginata. L’ynchpit (pit, del resto, è il fosso) è Eraserhead. Subito dopo, altri film. Un bosco che va fuoco. Gufi. Paralumi rossi. Il celebre pavimento bianco e nero a zig-zag. La Loggia Bianca. La Loggia Nera. Il teaser del regista che torna, dopo una serie di successi, a Twin Peaks (25 anni dopo). «In un buco nella terra viveva uno hobbit»; David Lynch esplora quel buco, quel fosso e quella soglia. L’orecchio è mozzato, brulica di formiche; sta lì; nell’erba. Isabella Rossellini, sanguinante…. E David Lynch, come Alice, Attraverso lo specchio ciacola fra torte di ciliegia, caffè e ciambelle. Come gli ometti tarchiati e ottimisti chiamati hobbit. L’ynchpit sarà, così, l’attraversamento della soglia, saltare il fosso. L’America degli Anni Cinquanta, confortevole come la «libertà». ben levigata, di Herbert Marcuse. Senza fare sconti. Semmai, degli «ominicchi» piccini picciò … La sfera cerebrale, il cinema di David Lynch, costituisce un amalgama di inconscio che esonda sempre la soglia. Ma, di quale cerebralità, si tratta? Di quale cerebralità si parla? Si dice? Pittore, scrittore di canzoni, cineasta, disegnatore di mobili e fotografo, David Lynch, costantemente, accende fiammiferi Minerva. Non c’è fumo senza fiamma. Lula e Sailor(col desiderio che infiamma) nella notte del bosco e nelle note di Elvis, su una torta al marasco. La soglia è inizio e confine, insieme. Inizio di cosa? Limes tra la nostra realtà e una realtà più larga. La sfera cerebrale «apprende», insieme fenomeno e noumeno; quest’ultimo è sempre una x. E il cinema? La soglia non è orizzontale, e non è ferma. Come le luci intermittenti di tanti suoi film… O come i fari di un’automobile. Nel bosco, dal bosco, tra il bosco e l’oscurità… Fumo, fiamme e nebbia; un tempo sospeso, come quell’alunno che l’ha fatta grossa. Tranchant, il mistero. «Lo specifico filmico» (si diceva una volta) può fare a meno di un romanzo di Frank Herbert; due con Mark Frost, o Du(n)e con Dino De Laurentis. Cerebralità non vuol dire celebrità;anche se si vince una Palma d’Oro a Cannes. Vuol dire: il bosco, la foresta, gli alberi, i «frassini» (quelli della Nymphomaniac di Lars von Trier, per dirne una) divenire divenire. Il cinema intercetta il movimento. Le cose si muovono. Caffè e sigarette. Pesanti tende rosse. Giradischi. La luce– con la quale ha a che fare il cinema, assieme al buio – quotidiana e metafisica, che diviene mistero, occultismo, numerologia, astrologia, superstizione oppure arcano. Cerebralmente, Lynch offre la campionatura di una realtà allargata; non aumentata, tipo quella della app dell’IKEA che permette di posizionare mobili per vedere se si adattano al (nostro) spazio. Una realtà allargata al noumeno (del quale non si sa nulla). Ma non solo. Il roof garden è la superficiale (a volte) vita di ogni giorno. La soglia è il cinema, che la balcanizza. Lo hobbit è il mistero. L’ynchpit mostra e (di)mostra un’esperienza visiva – prendiamo, ad esempio, Mullholland drive – della mente in opera, che opera. Lynch mente se sta portando in scena la mente? Le «lucciole» di Pier Paolo Pasolini divengono «i pettirossi», in Velluto blu. Il mondo non è più lo stesso da quando sono spariti i pettirossi; meglio o peggio che sia così? Un mondo perfetto; nel 1993 Clint Eastwood manifestava identico sentimento. La soglia ha provocato la crasi. Il cinema ne ha raccolto il testimone. La routine si è trasformata in «chi ha ucciso Laura Palmer?». Il padre? Bob? Suo padre e Bob insieme? Domanda ancora più radicale: è mai esistito un mondo perfetto? Non siamo che una virgola, una soglia, una parentesi, un «tra». Anche «tra» noi e noi stessi esiste questo «tra» … La realtà è violenta e balorda; bisogna filmarla. Il cinema è esperienza. Le «lucciole» e i «pettirossi» non ci sono più… I miei sensi mi avvertono che qualcosa è successo. «Il numero del movimento secondo il prima e il poi», era il «tempo» nella fisica aristotelica. Occorre bucare il tempo; oltre «ciò che è razionale è reale; ciò che è reale è razionale». Ma come si scava un fosso nel tempo? E a quale scopo? David Lynch è lì, sta lì a dirci che il numero c’è, il movimento c’è e che del «prima» e del «dopo» non ce ne frega nulla. La sfera cerebrale è il cinema di David Lynch, che è costretto a misurarsi col tempo – per fare cinema, appunto -volendo dismettere il tempo. Le immagini di un delitto perfetto. E la Signora Ceppo (chiaramente,assunta, dopo Twin Peaks, dall’IKEA stessa) che ricostruisce il bosco. L’organico. La vita.
