È MORTO MELO FRENI, VIVONO LE OPERE SUE
A casa Freni, a pochi passi dal lungomare di Terme Vigliatore, sulle pareti giaccio istantanee,...

A casa Freni, a pochi passi dal lungomare di Terme Vigliatore, sulle pareti giaccio istantanee,...

Maurizio de Marco, da giovane cestista di buone speranze ma insofferente alla “dura legge del coach”, ha lasciato il parquet per dare sfogo al suo estro artistico; dopo una vivace, a tratti surreale, gavetta nella variopinta (all’epoca) prima redazione reggina de “Il Quotidiano della Calabria”, si è riposizionato nel campo della grafica editoriale approdando nel folle antro di una casa editrice che pretende di fare business in una regione che ha il più basso indice di lettura del mondo! Ma lui non si perde d’animo, anche perché conduce un’intensa vita parallela a contatto dei magnifici personaggi creati dalle sue matite e dai suoi pennelli. I suoi assistenti sono una moglie sempre pronta a stupirsi, due figli geniali e creativi, un cane sornione e un pappagallo impertinente che sembrano usciti dalle pagine di Richard Powell. La tela per Maurizio è come lo specchio per Alice, una volta oltrepassata diventa vita pura e guai a cercare di riportarlo alla realtà.
Oriana Schembari ha scritto di lui: “Una passione nata quasi per gioco. Una sfida con la tela bianca e il nero dei pennelli, per chi ha sempre tenuto la matita in mano, ma non sapeva di poter strappare alla realtà multiforme di colori intensi, di abbagli di luce e riflessi sfuggenti, un volto più vero, contorni più netti, per tagli di ombre che non nascondono ma rivelano. Nasce così l’arte di Maurizio de Marco, una tecnica pittorica che si nutre unicamente del bianco e del nero, assenza di colore e scala di contrasti, bagliori improvvisi e ricami color inchiostro. Una predilezione per i volti e gli sguardi obliqui, immagini che rifuggono l’obiettivo e lo sguardo dello spettatore, perché sottratti al buio delle pellicole e di palcoscenici dimenticati. Scegliere di ritrarre scene di film e volti di grandi musicisti è un omaggio alle due altre grandi passioni di quest’artista: il cinema e la musica.
Nei suoi dipinti prendono vita soggetti di personaggi e attori famosi, vere icone del Novecento, dal cinema muto americano, il grande Charlie Chaplin, al sogno sexy degli anni Cinquanta, la dolce e sensuale Marilyn, fino ad arrivare ai classici italiani. E poi sogni di jazz e blues… da cultore del genere eccolo ricordare i grandi che hanno cambiato la storia della musica, icone di libertà che hanno espresso con i loro canti la sofferenza delle umiliazioni subite, la voglia di riscatto, la gioia della vita. Una sequenza di omaggi sinceri, ritratti veri e impietosi, carezze di sguardi e pensieri indulgenti. Per disegnare figure che si sottraggono alle festose luminescenze del colore e trovano in questo “gioco a nascondere” uno scatto di verità, più cruda e tagliente; un attimo di anima rubata che si fissa nella memoria di chi osserva, attendendosi che esca finalmente dal quadro per riprendere a vivere nelle divampanti luci dell’esistenza.”

Infanzia-Pinocchio
La sua opera più conosciuta e premiata “INFANZIA (PINOCCHIO)” è stata recensita in modo molto lusinghiero dal critico d’arte milanese Ivan Fassio, scomparso prematuramente nel luglio 2020.
“La pratica estetica di Maurizio de Marco, artista e pittore autodidatta di Reggio Calabria, scaturisce spontaneamente dagli studi e dai lavori legati alla grafica. La sua professione, strettamente connessa alla funzionalità del disegno in bianco e nero, lo porta a sondare le potenzialità della pittura: le profondità, i giochi di luce e ombra in prospettiva, le magie del chiaro-scuro. In questi termini, le caratteristiche formali si sviluppano in un’affascinante declinazione dei grigi, mentre le istanze tematiche ricorrenti affrontano un campo che si estende dal ricordo individuale alla memoria collettiva di matrice pubblicitaria, pop, letteraria. “Infanzia” coinvolge il fruitore dell’opera in una riflessione di stampo metaletterario, intellettuale. D’altro canto, le emozioni emergono dai riferimenti sensibili ad un passato comune e condivisibile: una camera dei giochi o stanza delle meraviglie viene tratteggiata dall’autore, che ne affronta un angolo illuminato vivacemente dalla fiamma di una candela. Un Pinocchio, piacevole burattino, è adagiato accanto ad una pubblicazione in due volumi. Chissà? Forse la stessa narrazione, in una versione illustrata, di Carlo Collodi? Di fronte alla magnifica illusione della fanciullezza, ecco una mela, in primo piano: tentazione e, al tempo stesso, simbolo puro dell’autenticità e della giovinezza. Il fuoco che scioglie la cera sarà un pericolo per il corpo legnoso della marionetta? O, ancora, il nostro eroe riuscirà a prendere vita per allontanarsi coraggiosamente e andare incontro a nuovi avvincenti incontri e avventure.”
“Infanzia – Pinocchio” è stata selezionata dal critico d’arte Vittorio Sgarbi per l’evento “I mille di Sgarbi” (Cervia, 2019); esposto alla collettiva “Fairytail” (ARS – Milano, 2018); esposto alla collettiva “Arte Salerno” (Salerno 2018); esposto a Reggio Calabria allo “Spazio Open” per tutto il 2020.

Jazz band

Kobe Bryant

Sting
