Scuola, quasi 8 milioni per le competenze linguistiche: 83 progetti finanziati in Calabria
La misura coinvolge anche le classi terze delle scuole secondarie di primo grado. Assessore Micheli:...

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La pressione dei modelli digitali e il rapporto dei più giovani con la propria immagine richiedono una riflessione condivisa. Nessuna contrapposizione con i professionisti sanitari l’obiettivo è rafforzare tutela, consapevolezza e dialogo tra famiglie, scuola e mondo medico.
Il rapporto tra adolescenti, immagine corporea e trattamenti di medicina e chirurgia estetica merita un’attenzione crescente da parte delle famiglie, della scuola, del mondo sanitario e delle istituzioni. È un tema complesso, che non può essere affrontato con giudizi sommari né con contrapposizioni, ma attraverso informazioni corrette, responsabilità professionale e una cultura della prevenzione.
A richiamare l’attenzione è Emanuele Mattia, già Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza della Città Metropolitana di Reggio Calabria, che propone una riflessione sul modo in cui i modelli estetici diffusi nell’ambiente digitale possono incidere sulla percezione di sé durante una fase particolarmente delicata dello sviluppo.
«Desiderare di piacersi e prendersi cura del proprio aspetto è legittimo. La questione che dobbiamo porci riguarda ciò che può accadere quando il desiderio di migliorarsi nasce da un senso di inadeguatezza, dal confronto continuo con immagini filtrate o dalla convinzione che per essere accettati sia necessario assomigliare a un modello. In questi casi è importante fermarsi, ascoltare e comprendere il bisogno che si trova dietro la richiesta».
Un dato utile per inquadrare il fenomeno proviene dall’indagine SIME 2024, riferita all’attività del 2023 e basata su 287 risposte raccolte tra i soci della Società Italiana di Medicina Estetica. Il 51,7% dei professionisti che hanno partecipato all’indagine ha dichiarato di aver ricevuto pazienti minorenni nel proprio studio. È essenziale leggere correttamente questo risultato, riguarda le risposte dei professionisti coinvolti e non rappresenta la percentuale dei minorenni italiani che ricorre a trattamenti estetici. Il dato, pur non consentendo da solo di misurare la diffusione nazionale del fenomeno, segnala l’opportunità di approfondire il tema e raccogliere informazioni più sistematiche.
A questa riflessione si aggiunge il ruolo dei social network. Filtri, immagini ritoccate, contenuti promozionali e rappresentazioni selettive possono contribuire a diffondere standard estetici poco realistici. Una revisione sistematica di 45 studi richiamata dall’Istituto Superiore di Sanità ha evidenziato associazioni tra l’utilizzo dei social media, la percezione dell’immagine corporea e alcuni indicatori di disagio negli adolescenti. Si tratta di risultati da leggere con rigore, senza trasformare un’associazione in un rapporto automatico di causa ed effetto.
«Non si tratta di demonizzare i social network, né di mettere in discussione la professionalità dei medici che operano nel settore della medicina estetica. La medicina estetica è una disciplina sanitaria e va affrontata con rispetto. Proprio per questo, quando la richiesta proviene da un minorenne, è opportuno che ogni valutazione sia particolarmente attenta, occorre considerare l’età, la maturità, le indicazioni cliniche, i possibili rischi e soprattutto le motivazioni che accompagnano quella richiesta».
Filler, tossina botulinica e altre procedure non sono tutte uguali e non possono essere ricondotte a un’unica valutazione. Il fatto che un trattamento venga descritto come poco invasivo, leggero o di breve durata non significa che sia automaticamente privo di rischi o indicato per ogni fascia d’età. La valutazione spetta ai professionisti sanitari abilitati, nel rispetto delle indicazioni autorizzate, delle evidenze scientifiche, delle regole deontologiche e della normativa applicabile. È altrettanto importante che l’informazione rivolta ai ragazzi e alle famiglie sia trasparente, equilibrata e comprensibile.
Il quadro normativo italiano prevede specifiche tutele. La legge 5 giugno 2012, n. 86 disciplina il divieto di interventi di plastica mammaria a fini estetici sulle persone minorenni, con le eccezioni previste dalla legge. La legge 22 dicembre 2017, n. 219, all’articolo 3, stabilisce che il minorenne riceva informazioni adeguate alla propria capacità di comprensione e che, nelle decisioni sanitarie, siano considerate la sua volontà, l’età e la maturità, nel rispetto della salute psicofisica e della dignità. La disciplina va applicata tenendo conto della specifica prestazione e delle relative indicazioni, non esiste un unico divieto generale che possa essere esteso indistintamente a ogni trattamento estetico.
«Il ruolo dei medici è centrale e desidero sottolinearlo con chiarezza. Il confronto con gli Ordini professionali e con le società scientifiche è fondamentale, sono interlocutori indispensabili per promuovere informazione corretta, appropriatezza delle prestazioni e attenzione alle esigenze dei minorenni. Non si tratta di attribuire responsabilità generalizzate alla categoria, ma di costruire insieme strumenti di prevenzione e criteri di valutazione particolarmente rigorosi quando sono coinvolti ragazzi in fase di crescita».
La Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza offre la cornice di riferimento, l’articolo 3 richiama il superiore interesse del minorenne; l’articolo 12 il diritto a essere ascoltato; l’articolo 24 il diritto alla salute; l’articolo 29 il valore di un’educazione orientata allo sviluppo della personalità e delle capacità individuali.
«Da già Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza ritengo che il fenomeno debba essere attenzionato con serietà, senza allarmismi e senza pregiudizi. Dobbiamo chiederci se, dietro alcune richieste, vi siano aspettative realistiche e consapevoli oppure pressioni esterne, fragilità, difficoltà relazionali o un’immagine di sé costruita attraverso modelli irraggiungibili. La risposta non può essere uguale per tutti servono ascolto, valutazione competente e collaborazione tra le diverse professionalità».
Mattia propone quindi di promuovere un percorso di confronto tra istituzioni scolastiche, famiglie, pediatri, psicologi, medici specialisti, Ordini professionali e servizi territoriali. Tra gli obiettivi, incontri di educazione digitale e alla consapevolezza dell’immagine corporea; informazione scientificamente corretta sui trattamenti e sui loro limiti; attenzione ai messaggi pubblicitari rivolti ai più giovani; valorizzazione dell’autostima e delle differenze individuali; individuazione di eventuali situazioni di disagio e orientamento verso i servizi competenti.
Un percorso che potrebbe coinvolgere anche il territorio della Città Metropolitana di Reggio Calabria, favorendo iniziative nelle scuole e momenti di dialogo con il mondo sanitario e professionale. L’intento è creare un’occasione di collaborazione, nella convinzione che la protezione dei minorenni sia una responsabilità condivisa e che il contributo della comunità medica sia essenziale.
«Dobbiamo aiutare i ragazzi a distinguere la cura di sé dalla rincorsa a un’immagine imposta. Non possiamo chiedere loro di accettarsi se, ogni giorno, vengono esposti a messaggi che suggeriscono che tutto debba essere perfetto. Il nostro compito non è giudicare chi sceglie un trattamento, né sostituirci alle valutazioni dei professionisti è fare in modo che i minorenni siano ascoltati, informati e protetti da pressioni che possono condizionare il loro percorso di crescita».
«Un adolescente non deve sentirsi obbligato a cambiare per essere accettato. Deve poter crescere riconoscendo il proprio valore, con la libertà di essere sé stesso e con adulti capaci di ascoltarlo e accompagnarlo».
È anche da questa consapevolezza che passa la tutela dell’infanzia e dell’adolescenza.
Emanuele Mattia
