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Mettiamo in fila i fatti su cosa è accaduto al Forte Siacci

Nelle ultime settimane il forte di Campo Calabro è balzato all’onore delle cronache per la scomparsa di alcune pitture dagli alloggi dell’imponente costruzione ultimata nel 1888.

Andiamo con ordine, per tentare di porre alcuni punti fermi nella vicenda.

Nel 2019 il comune di Campo acquisisce a titolo non oneroso il forte per realizzare il progetto “Luogo del tempo e della memoria”, per garantire fruibilità a turisti e cittadini.

L’agenzia del Demanio, ente che in quel torno di tempo cede il bene al comune, così riporta nel suo sito: “Gli spazi saranno destinati a sale multimediali attrezzate per la visita virtuale del compendio monumentale e del contesto ambientale, sale espositive permanenti dedicate alla storia del Forte, aule didattiche e un ostello. Sarà realizzato, infine, un percorso di visita dei locali della cortina di gola, dell’area terrazzata, delle postazioni d’artiglieria e del fossato di gola, al fine di garantire la massima fruibilità del sito da parte della collettività”. Questa era la previsione.

Dal 31 agosto 2019 effettivamente il Siacci riabbraccia nuovamente il pubblico e lo farà fino al 2022. Nel settembre di quello stesso anno la costruzione ospitò la prima edizione della “Biennale dello Stretto”, che fino al dicembre di quell’anno fu occasione per moltissimi curiosi di visitare quegli spazi che ospitavano numerose installazioni artistiche. L’anno seguente, precisamente il 5 dicembre, il Siacci iniziava una travagliatissima fase di lavori, durata anni, che fortunatamente si interrompevano durante le successive edizioni della Biennale. Fu così per l’edizione del 2024, a seguito di due anni di chiusura, qualche mese di esposizioni e poi un saluto gigante fino al 2026.

La possibilità di accedere a singhiozzo all’interno del Siacci ha dato la possibilità di accertare la presenza delle pitture negli alloggi, con assoluta certezza fino all’ottobre 2022 (nulla impedisce che siano rimasti anche dopo ma non riesco a documentare al momento) poi più nulla. Di certo nell’ultima veste si è deciso di fare a meno di quella traccia, di non tramandarla più alle generazioni future, mi pare proprio a tema con il “Luogo del tempo e della memoria”, non trovate?

Credo ci sia la necessità di continuare ad accendere un riflettore su questa vicenda, capire chi ha scelto di regalarci questa brutta pagina che cancella parte della memoria del luogo. Quali sono stati i motivi che hanno indotto a perpetrare questa azione talebana?

C’è la necessità di tutelare le tracce ancora presenti all’interno del Siacci, come i numerosi graffiti e disegni che ci mettono ancora in contatto con i ragazzi che si sono avvicendati all’interno di quel presidio sullo Stretto. Numerosi scritti che vanno dalla fine dell’Ottocento fino al secondo conflitto mondiale che documentano spesso i pensieri di quei ragazzi ma anche i reparti che si sono avvicendati, con tanto di fregi disegnati, i gradi, le mansioni per giungere anche alla qualità del rancio.

Purtroppo, queste strutture, negli ultimi decenni, hanno dovuto sopportare attacchi pari a quelli patiti nei conflitti ai quali hanno partecipato. Attacchi posti da chi spesso era

chiamato a tutelare e proteggere. Fu così per forte Schiaffino a Messina, privato brutalmente di uno dei casotti telemetrici che una volta asportato barbaramente venne poi riallestito a forte Cavalli (ME).

Altro attacco si registrò anche al Pentimele nord che vide sparire un importante postazione di comando, operativa nel secondo conflitto mondiale, forse scambiata per

una baracca abusiva. Ecco, più che la memoria dei gesti barbarici, avremmo la necessità di conservare una memoria storica più intatta possibile.

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