Crollo a Pietra Cappa, il Parco dispone l’interdizione di un tratto del sentiero
A seguito di un fenomeno franoso verificatosi nell’area di Pietra Cappa, il Parco Nazionale dell’Aspromonte...

A seguito di un fenomeno franoso verificatosi nell’area di Pietra Cappa, il Parco Nazionale dell’Aspromonte...

«Il mondo è tutto ciò che resta» di Maurizio Ferraris
La determinazione dell’alterità fa la differenza. Maurizio Ferraris – differenziale rispetto a tutta la sua precedente carriera – in questa postrema lezione-libro, introduce alla determinazione di un sistema. E, se, all’inizio, c’è, in qualche modo e in qualche misura, un sistema, ciò vuol dire che, precedentemente, c’è stata la possibilità di un sistema. Il mondo è tutto ciò che resta; quando? All’inizio c’è una possibilità, ma ciò significa che è possibile che essa sia tanto quanto che è, del pari, possibile che essa non sia. Rende, a sua volta, possibile questa possibilità, l’isteresi. Che è, poi, la condizione di tutto quanto, tanto quanto (ma questo, è ovvio), la condizione di niente. Isteresi significa memoria, permanenza, persistenza e, anche, ritenzione, ma, alla stessa maniera: un processo e una forza. «La conservazione delle differenze grazie alla quale il mondo continua ad operare». Dunque? Una condizione, una possibilità, una differenza e la conservazione di questa differenza… «Il mondo è retto dalla sopravvivenza degli effetti anche quando le cause se ne sono andate», cioè, è «il modo in cui ciò che resta continua ad agire». A condizione che possa permanere ciò che è differente da un sistema (o da una parte di un sistema), Maurizio Ferraris può progettare una metafisica; e in effetti, la progetta… Sarà una metafisica che possa comprendere le quattro rispettive regioni dalle quali è composta l’isteresi: essere, operare, sapere e volere. E il mondo? Il mondo, dice Ferraris, è ciò che continua a operare dopo l’istante in cui (esso) è accaduto. È, in definitiva, ciò che (con tante grazie all’isteresi) è accaduto e/o accade. Il mondo è tutto ciò che resta, perché è stato (a suo tempo) debitamente isterizzato. Non so a voi, ma a me tutto questo ragionare ha ricordato il katechon di San Paolo! Nell’apostolo, il potere che frena (che trattiene) è quello che dona la possibilità che la lotta finale tra il Cristo e l’Avversario sia differita. Inoltre, c’è anche un altro punto molto interessante da sottolineare. Le cose possono differire (fra loro) solo perché hanno in comune proprio ciò in cuidifferiscono. Se no, non si vede proprio come potrebbero differire. Questa cosa in comune tra un sistema-mondo (o una parte di un sistema-mondo) e la sua alterità è l’entropia. Il fatto che, se rompi due uova e le fai cadere nel piatto, dalle due uova cadute nel piatto, per quanto ti sforzi, non riavrai mai (più) le uova per come erano prima della caduta. In comune è la morte, il disordine, la catastrofe… Il katechontrattiene l’Avversario e, dunque: differisce (esattamente come l’isteresi) il disordine. Ecco perché il mondo è tutto ciò che restauna volta che sia stato, in un modo o nell’altro, trattenuto. Ricapitolando: esiste una «infrastruttura» che fa si che il possibile sia reale o che non sia affatto. Questa struttura è l’isteresi; ovvero, ciò che trattiene la morte. Da questa «infrastruttura», germogliano il mondo e tutto ciò che resta(ovvero, come nello stipendio dello statale; la trattenuta). Maurizio Ferraris, insolitamente sentimentale e letterario in questo saggio, si avvicina anche – massicciamente – alle posizioni di Benedetto Croce e di Edgar Morin. La storicità e il tempo sono importanti nella complessità delle vicende umane … Insomma, un libro e una lezione (finale) molto interessanti, anche se, dal mio punto di vista,incresciosamente crociani. «Molto di quello che è scritto rimane lettera morta» scrive, però Maurizio Ferraris, ricordando che la possibilità (resa possibile dall’isteresi) può realizzarsi sia in positivo che in negativo. La scrittura è una forma di iscrizione. L’isteresi è formata da: iscrizione, iterazione, alterazione e interruzione. Ma qui entriamo molto più direttamente nel sistema filosofico di Ferraris… Quello che ci importa dire è che è possibile che la differenza sia trattenuta (dal kathecon), oppure che non lo sia; che rimanga, appunto, «lettera morta». «Molto di quello che è scritto rimane lettera morta» scrive Maurizio Ferraris. Come questo mio articolo, sicuramente.
