BASTA CON IL PRESIDE MANAGER
di Pierfranco Bruni Ritorniamo sulla questione scolastica. Da decenni mi interrogo sul problema della dirigenza...

di Pierfranco Bruni Ritorniamo sulla questione scolastica. Da decenni mi interrogo sul problema della dirigenza...

Contro la truffa del ponte, la Corte dei conti mette in chiaro i punti dolenti. Ieri, con un atto che conferma ciò che abbiamo sempre denunciato, è arrivata la formale richiesta di deferimento alla Sezione centrale.
Questa volta non è stato possibile sostituire i membri della commissione con nominati né appellarsi a un comitato tecnico usa e getta. Questa volta a valutare le carte c’erano giudici contabili, e il risultato era scontato. La Corte ha infatti evidenziato che il dossier sul ponte sullo Stretto contiene lacune procedurali, carenze documentali e gravi incertezze sull’impatto ambientale e sui conti che non possono essere ignorate. Mancano atti che dovrebbero costituire la spina dorsale dell’intera operazione; i passaggi sulla valutazione ambientale risultano al momento non conformi alle norme europee; e il piano economico-finanziario presenta voci non adeguatamente giustificate.
Non si tratta di semplici osservazioni tecniche: è la prova che si sta cercando di far passare un’enorme operazione finanziaria e territoriale senza la trasparenza e i controlli obbligatori.
Intanto Webuild prosegue la sua propaganda costosissima, avviando selezioni e annunci in nome di un progetto la cui esecutività è ben lontana dall’essere concreta e il cui contraente generale è ancora giuridicamente inesistente. Mentre si rincorrono proclami e aperture di cantieri che non esistono, si continua a raccontare agli italiani la favola dello sviluppo, riproponendo ricette vecchie e stantie.
Noi ribadiamo con fermezza che lo Stretto di Messina non è una pedina su cui giocare interessi privati e affaristici.
Il ponte non è progresso, è saccheggio: sottrazione di risorse pubbliche alla scuola, alla sanità, ai trasporti locali e alle opere davvero utili per il territorio. La sospensione decisa dalla Corte e il rinvio alla Sezione centrale dovrebbero rappresentare un’importante occasione per fermare questa follia e fare piena chiarezza su una speculazione criminale ai danni degli italiani — e soprattutto di calabresi e siciliani.
Siamo consapevoli, però, che con un governo che non ha esitato a modificare le leggi pur di far avanzare un progetto che altrimenti sarebbe rimasto fermo al palo, il rischio di nuove forzature è concreto.
Il rinvio deciso dai magistrati contabili non può certo farci dormire sonni tranquilli: la storia stessa del ponte ci insegna che logica e scienza raramente hanno più peso dei grandi interessi economici e finanziari. Ora più che mai è perciò necessario intensificare le iniziative di informazione e denuncia, e soprattutto mobilitarci con maggiore forza, a partire dalla grande manifestazione del 29 novembre a Messina.
No al ponte! Teniamocelo Stretto!
