Costruisci il tuo futuro nel cuore dello Stretto: perché scegliere Giurisprudenza alla Mediterranea
Scegliere il proprio percorso universitario significa fare una scommessa sul futuro. In un mondo del...

Scegliere il proprio percorso universitario significa fare una scommessa sul futuro. In un mondo del...
Struttura, sistema, e condizione: intorno all’asse di queste «basi teoriche» si fonda quello che evidentemente «resta» dell’ipotesi del «campo largo» principalmente tra PD e M5S ma da allargare a tutte le altre «forze progressiste». Elly Schlein, col M5S, vorrebbe intraprendere un «alleanza strutturale»; Giuseppe Conte: un «intesa condizionale» – sempre fermo restando quello che quest’ultimo dichiarava non molto tempo fa: «Il PD è un partito di sistema, incline alla corruzione». La «condizione», per lo più, che Giuseppe Conte ha sempre posto (rispetto alla costruzione del presunto e futuribile «campo largo») è quella di avere, alla fine, un candidato da sostenere «comunitariamente» che sia, però, espressione solo del M5S. Tra struttura, sistema e condizione – nell’arco parabolico della rinnovata «questione morale», il cui spettro è riemerso dopo le vicende di Bari e di Torino- c’è dunque la «strumentalità»: un «accordo» tra PD e M5S fatto con lo «scopo» preciso di vincere le elezioni (magari quelle Europee) mettendo sullo stesso piano il «personalismo» del leader del M5S e la svolta «a sinistra» della leader del PD, unendo a questo la «auspicata» rottura con le correnti divise (specialmente al Sud Italia) tra «cacicchi e capibastone». Personalismo e correntismo, dunque, rappresentano i due «fardelli» più «grossi» in vista della riproposizione di un «campo largo» che ha dato buona prova di sé in Sardegna e che, invece, si è «frantumato» a Bari, trovando alla fine una buona «approssimazione» in vista delle comunali di Firenze. Ma, si diceva … «Strumentalità». Il filosofo francofortese (nel senso della «Scuola di Francoforte») Max Horkheimer aveva definito la «ragione strumentale» quella capacità dell’essere umano che si è ridotta a semplice «mezzo» per realizzare «fini» diversi rispetto a quelli per i quali era stata messa in atto. E’ questa la «ragione» dei «mezzi», non degli «scopi», dei grandi progetti politici, dei grandi disegni di cambiamento ed emancipazione della società. Questa «Nuova allenza» (come avrebbero detto il chimico e premio Nobel Ilja Prigogine insieme alla chimica e filosofa della scienza Isabelle Stengers) chiamata oramai da tempo «campo largo» cerca dunque di mettere insieme tutti i «mezzi» per cercare di vincere le elezioni («fine eteronomo») piuttosto che per dare corpo a un progetto politico che sia nello stesso tempo alternativo alla destra e propositivo rispetto ai problemi del Paese. In più: «personalismo» e «correntismo» sono i due ostacoli principali che i due «possibili» alleati dovrebbero lasciarsi alle spalle. Dunque? Se si parte da un «riassetto» e da una «ristrutturazione» dei due soggetti politici che sono in campo (il M5S, infatti, non è un partito; ma è un movimento) se ne ha che dopo quest’opera (e operazione) di «riordinamento» interno, si potrebbe ragionevolmente pensare a un «campo largo» («allargato», appunto, a molte altre forze progressiste) per realizzare il quale occorrerebbe trovare una «colla». Solo la «ragione strumentale» e l’«occasione» elettorale non bastano. In che cosa dovrebbe consistere questa «colla»? Questa domanda coinvolge il senso della politica attuale all’interno del panorama della globalizzazione. Che cosa ha ancora da dire la sinistra dentro lo scenario dei nostri giorni così profondamente mutato anche solo rispetto a dieci anni fa? In definitiva questa «colla» pertiene a una sinistra che deve compiere almeno due operazioni pragmatiche: l’analisi e la sintesi. Analisi della attuale situazione e proposta di una possibile soluzione rispetto ai problemi. Personalmente penso che, a fronte di tutto ciò: devono pur sempre essere tenuti fermi i punti essenziali del percorso storico della sinistra: comune, collettivo, sociale, diritti eccetera. Insomma la nostra «colla» è saper individuare che cosa è «comune» oggi. Nel 1958 Edward C. Banfield, sociologo statunitense, introdusse il concetto di «familismo amorale»; l’individuo – è questa una delle cause dell’arretratezza del Sud Italia – persegue solo l’interesse immediato del suo nucleo familiare e ha scarsissimo interesse per quello della collettività. In questo senso, estendendo tale «diagnosi» dal Sud all’intera sfera politica: si potrebbe dire che la «colla» che deve tenere insieme M5S e PD deve essere proprio quella del «bene comune». Che poi è lo Stato … Che poi siamo noi …
