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PREMI RHEGIUM JULII – UNA STRAORDINARIA PAGINA DI CULTURA

Piergiorgio Pulixi, premio Corrado Alvaro per la narrativa con il volume “Il nido del corvo”

(Feltrinelli), Michele Camerota premio Leonida Repaci per la saggistica con il volume “Galileo.

Alle origini della scienza moderna (Hoepli), Azzurra D’Agostino premio Lorenzo Calogero per la

poesia con la raccolta “Marcos Y Marcos” (Cosmic latte), Giulio Ferroni, premio Gaetano Cingari

per gli studi meridionalistici con il volume “Tra Scilla e Cariddi. Panegirico dello Stretto.

” (Laterza)

sono i vincitori della cinquantottesima edizione dei Premi Rhegium Julii edizione 2026. Un premio

speciale per il giornalismo intitolato a “Mario La Cava” è stato assegnato al Direttore di Rai Senior

Pino Nano per le sue pubblicazioni e per l’intensa attività di comunicazione svolta sul quotidiano

digitale Calabria Live.

Sono queste le conclusioni a cui è pervenuta la giuria presieduta dal giornalista Roberto Napoletano

e composta da: Corrado Calabrò (presidente onorario) Benedetta Borrata, Giuseppe Caridi,

Gioacchino Criaco, Nadia Crucitti, Mimmo Gangemi, Dante Maffia, Annarosa Macrì e

Giuseppe Smorto dopo un approfondito lavoro di selezione.

I premi saranno consegnati venerdì 13 novembre prossimo, alle ore 19.00, al Teatro Francesco

Cilea di Reggio Calabria in una serata molto speciale condotta dalla giornalista e poetessa Ilda

Tripodi.

Sarà presente per l’occasione la scrittrice YIYUN LI, recente vincitrice del Premio Pulitzer 2026.

Alla scrittrice è stato assegnato il Premio internazionale “Città dello Stretto” 2026 ed Intitolato al

fondatore dell’Associazione Giuseppe Casile.

Il Premio internazionale alla scrittrice Yiyun Li – si legge nella motivazione della giuria presieduta

dal giornalista Roberto Napoletano – è stato conferito per il suo continuo interrogarsi sul rapporto

tra vita e letteratura e la presa di coscienza dell’irreversibilità delle cose che accadono.

Nata a Pechino nel 1972 da padre fisico nucleare e madre insegnante, vive a Princeton, nel New

Jersey.

Dopo avere svolto un anno di servizio militare e conseguito la laurea in Medicina, si è trasferita negli

Stati Uniti per dedicarsi alla scrittura ed all’insegnamento. Dopo un Master in scrittura creativa, nel

2005 debutta in narrativa con la raccolta di racconti “Mille anni di preghiere” ed ottiene subito diversi

riconoscimenti, tra cui il Premio Hemingway, il Guardian First Award, la Fellowship MacArtur

Foundation e un Windham-Campbell Prize. e due trasposizioni cinematografiche.

In Italia risultano pubblicati diversi romanzi per Einaudi: I girovaghi (2009), Più gentile della

solitudine (2014). Avvia in seguito una collaborazione con la NNE editrice e pubblica: Dove le

2ragioni finiscono (2019), Se vado via (2020), Il libro dell’oca (2022), Le cose semplicemente

crescono (2026).

La vita di Yiyun Li è stata funestata dalla tragedia del suicidio dei suoi due figli Vincent nel 2017 e

James nel 2024. Due fatti drammatici che l‘hanno esposta ad affrontare la parte più dura e difficile

della vita. Ma la letteratura è lì a tentarla per un’impresa impossibile: affrontare l’abisso in cui è

caduta attraverso la logica perché ciò aiuta a mettere ordine nel dolore puntando decisamente sulla

ineluttabilità dei fatti.

La scrittrice Yiyun Li giungerà a Reggio Calabria dagli Stati Uniti, dopo 5 Premi Nobel e altre recenti

personalità come Adonis, Tahar Ben Jelloun, Josephine Von Zitzewitz, Luis Alberto De Cuenca,

Andrea Riccardi, Vito Mancuso.

Con il 2026 il Rhegium Julii, nella nuova veste giuridica di Fondazione – Istituzioni e Imprese perla

cultura ETS, rinnova il patto di rilancio del Mezzogiorno attraverso una rinnovata intesa tra

Istituzioni, Imprese, Associazionismo, comunità e mondo della cultura.

Con le istituzioni locali, quindi, grandi aziende come Enel e Fondazione Carical, si apprestano a

supportare e far crescere il nostro progetto

Saranno presenti giornalisti delle più importanti testate italiane, la RAI e il mondo della

dell’Università e della scuola di Reggio Calabria che si apriranno a un confronto importante con tutte

le personalità presenti sul territorio.

La storia del Rhegium, del resto, non ha mai avuto connotazioni effimere e consumistiche, ma ha

offerto sempre qualcosa di più: un cielo aperto sulla vita ricco di idee, di passione civile, di spinte

all’edificazione culturale alimentata dai contributi di pensiero dei fondatori e l’entusiasmo dei nuovi

talenti.

Il Rhegium Julii in 58 anni di vita, grazie alla spinta ed alla generosità dei tanti volontari, ha saputo

coinvolgere straordinarie personalità calabresi come Gilda Trisolini, Emilio Argiroffi, Pasquino

Crupi, Francesco Fiumara, esaltare prima le figure speciali di Leonida Repaci, Fortunato

Seminara, Saverio Strati, Mario La Cava, Antonio Piromalli, Antonio Altomonte, Lorenzo

Calogero e oggi degli scrittori Mimmo Gangemi, Gioacchino Criaco, Mimmo Nunnari,

Annarosa Macrì, Benedetta Borrata, Nadia Crucitti, Giuseppe Caridi, Natale Pace, i poeti

Corrado Calabrò e Dante Maffia, che hanno trascinato tutti con la forza di un fiume in piena.

Ed è dal desiderio di accrescere ulteriormente il confronto oltre ogni barriera culturale, ideologica e

di pensiero, che sono nati i Premi nazionali e internazionali Rhegium Julii che hanno registrato la

presenza dei più grandi intellettuali del nostro Paese e del resto del mondo.

Oggi, rafforzati dall’apporto dela Città metropolitana, dalla Fondazione Carical e da imprese

nazionali come Enel, la Fondazione, dopo Guglielmo Calarco, Antonio Danat Cattin, Raffaele

3Nigro e Corrado Calabrò ripropone la Presidenza della giuria del direttore del quotidiano “Il

Messaggero” Roberto Napoletano e sembra non fermarsi in più. Hìa confermato la fede nella

cultura, nella creatività, nell’antico sogno che ha fatto nascere la Polis prima, un Paese democratico

poi.

C’è la coscienza di un servizio non ancora concluso, di una missione da compiere. Sotto i nostri occhi

il mondo è sofferente per guerre interminabili, diseguaglianze, disumanità e a tutti appare essenziale

lottare con convinzione per la promozione e la salvaguardia della bellezza, della pace, che restano

obiettivi fondamentali per la qualità della nostra vita.

Il Rhegium Julii è consapevole di essere solo uno strumento di crescita di questo territorio e del nostro

Paese, e, come sempre, continuerà a rispondere presente all’appello dei giovani per un futuro migliore.

Il Rhegium Julii ci sarà.

La poesia come via privilegiata verso la pace

In un mondo attraversato da conflitti, fratture sociali e incomprensioni culturali, la poesia

continua a rappresentare uno degli strumenti più antichi e potenti per la costruzione della pace.

Pur nella sua apparente fragilità, la parola poetica possiede una forza capace di oltrepassare

confini politici, linguistici e ideologici, parlando direttamente al cuore più profondo

dell’umanità.

La poesia non impone, non comanda, non conquista: essa invita, suggerisce, apre spazi

interiori in cui può nascere il riconoscimento dell’altro.

La pace non è solo assenza di guerra, ma dialogo, empatia e giustizia e la funzione edificante

della poesia favorisce le occasioni di ascolto, costringe a sostare sulle parole, sui silenzi, sulle

immagini.

In un’epoca dominata dalla comunicazione rapida e spesso aggressiva, il verso restituisce

dignità alla complessità, mostrando che ogni realtà può essere guardata da più prospettive. E

questa attitudine allo sguardo plurale è il primo passo verso la convivenza pacifica e

rigenerativa.

Storicamente, la poesia ha dato voce a chi non l’ha mai avuta. Dai canti epici alle liriche della

resistenza, alle poesie civili, i poeti hanno saputo trasformare il dolore collettivo in memoria

condivisa e, nel farlo, hanno impedito che la violenza diventasse normalità e l’ingiustizia

venisse dimenticata.

La poesia non cancella il conflitto, ma lo umanizza: restituisce un volto alle vittime, un nome

alle sofferenze, una storia a ciò che rischierebbe di ridursi a numero o statistica.

4Il rapporto tra poesia e pace è straordinario perché ha la capacità di creare ponti culturali,

forme artistiche più facilmente traducibili e condivisibili, perché si fonda su emozioni

universali: l’amore, la paura, la speranza, il lutto, il desiderio di libertà, la voglia di

esplorazione.

Leggere una poesia proveniente da un’altra cultura significa entrare nel mondo emotivo di

qualcun altro e questo incontro, così intimo, favorisce il rispetto reciproco e riduce la distanza

che spesso alimenta la diffidenza e il conflitto.

Scrivere o leggere versi aiuta a riconoscere le proprie emozioni, a trasformare rabbia e dolore

in consapevolezza e cambiamento.

Una società composta da individui attenti al mondo che ci circonda è anche una realtà meno

incline alla violenza, perché capace di gestire le divisioni generando una pratica etica oltre

che estetica.

L’esperienza poetica, infine, mantiene viva la speranza. Anche nei contesti più drammatici, il

gesto poetico afferma l’idea che l’essere umano non può essere riducibile alla barbarie,

all’odio o alle atrocità.

La poesia è sempre un generoso atto di fiducia nel futuro, e aiuta a capire che la parola può

ancora prevalere su ogni arma e che ogni forma di bellezza può diventare una piccola ma

significativa forma di resistenza.

In conclusione, la poesia non è un lusso riservato a tempi di pace, ma una necessità nei

momenti di crisi. Essa prepara il terreno su cui la pace può crescere, nutrendo il dialogo e la

memoria.

In un mondo che ha urgente bisogno di riconciliarsi con la propria coscienza, la poesia

continua a ricordarci che la pace, prima di essere un progetto politico, è una scelta culturale e

spirituale.

Per questo il Rhegium è vivo a quasi sessant’anni dalla nascita, per questa capacità di farsi

presidio, per il deciso impegno nel difendere la cultura contro ogni forma di banalizzazione

della vita e della bellezza, contro ogni atto di barbarie che genera declino, disumanità.

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