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RIFLESSIONI SU PACE, PAROLE E POLITICA: CONTRO LA MORTE SULLA FILOSOFIA DI ALDO CAPITINI

“Se vuoi la pace prepara la pace”, diceva Aldo Capitini disarticolando con la Nonviolenza l’antico adagio latino, convenendo – politicamente – sul significato delle parole, sul senso concretissimo del linguaggio che anima il nostro mondo.
Ci siamo purtroppo abituati a non riconoscere il “valore” del linguaggio, del dialogo, a considerare una perdita di tempo il confronto sui termini da usare e che servono a fare o a non fare la guerra.
Ha ragione Papa Francesco, e’ necessario disarmare le parole, e’ importante non arrendersi a chi vorrebbe trascinarci in un vortice di contrapposizione “armata”, senza comprendere che la deterrenza arriva fino ad un certo punto, perché le armi hanno una natura sempre offensiva e “fremono” per essere usate.
E’ nella natura “fredda” e incendiaria della loro industria, e’ nella natura degli uomini che coltivano da sempre il demone dell’annientamento.
E allora, cosa fare?
Facciamo un passo indietro, facciamo ordine, precisiamo le analisi, concentriamoci sulla verità delle “Parole”:
1. La Russia di Putin e’ ancora oggi, dopo tre anni, un Paese aggressore e merita le sanzioni fin qui approvate e altre ancora in caso di rifiuto del piano di pace.
2. Putin lo ha detto chiaramente utilizzando la retorica della “lingua” russa e della Madre Patria: l’Ucraina non ha futuro ma solo un passato russo, l’area di influenza va riportata al livello sovietico.
3. Non arrendiamoci all’idea che la Russia sia tutta con Putin, il coraggio degli oppositori interni deve essere sostenuto.
4. Trump sta dismettendo la protezione americana dall’Europa, agli Stati Uniti interessa solo il Pacifico.
5. L’Europa, se non vuole soccombere alle proprie incertezze nazionalistiche, deve procedere verso il federalismo politico.
6. La Difesa Comune, l’esercito europeo di difesa, la messa in comune della responsabilità militare, sono una necessità non più rinviabile. Le piccole patrie non hanno futuro.
7. La retorica del “riarmo” nazionale, con un “debito” nazionale, non ha senso per paesi storicamente sovra indebitati come l’Italia, non serve poi a nessuno senza razionalizzare la spesa di tutti i membri UE, senza ridurre i sistemi d’arma.
8. Il “debito comune”, i titoli UE, i fondi comunitari, hanno senso solo per le spese “sociali”, per quelle dirette – secondo i Trattati – ai due obiettivi fondanti l’Europa Unita: “mai più fame, mai più guerra!”.
Solo per evitare il disastro della guerra, infatti, solo per assicurare Forza e Resistenza alle nostre Società Democratiche e’ giusto investire in una “Difesa” che funzioni come forza frenante, come “katechon” (un “freno” teologico-politico-“democratico”) contro l’anomia imperiale dei regimi autoritari.
Queste, a ben vedere, sono le “parole” condivisibili da utilizzare – sia a Destra che a Sinistra – per ricomporre le fratture esistenti nelle coalizioni e nei Partiti.
Il “punto di partenza”, nel “dialogo eterno” proprio dei sistemi liberali, e’ proprio il confronto ostinato, teso al compromesso “alto” e che non si arrende all’arroganza del Potere.
Dal dibattito vero e onesto dipende l’esito di ogni dialettica, l’affermazione della giustizia, della pace o del loro contrario.
Partiamo quindi dalla Nonviolenza attiva, dall’impegno Democratico per boicottare dolore e morte, dall’affermazione coraggiosa della verità contro gli aggressori, dall’orgoglio “etico” e non etnico, dalla “Difesa” dei nostri Valori e della nostra Politica “disarmata” da ottanta anni:
Se vuoi la pace, prepara la pace, senza mai arrendersi ai violenti .

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