Medicina di prossimità che cura e si prende cura
Giovedì 24: Un momento di riflessione e di festa per la sanità calabreseIl prossimo Giovedì...

Giovedì 24: Un momento di riflessione e di festa per la sanità calabreseIl prossimo Giovedì...
Di Pino Nano da giornalistiitalia.it
«Non siamo eredi, non lasciamo eredi. Non ereditiamo niente da nessuno, non lasceremo eredità di niente a nessuno. È questa, per dirla in breve e in modo diretto e brutale, la fotografia della nostra condizione oggi. Ogni vita è un fatto a sé. La sconnessione dal prima e dal poi riguarda in varia misura e a vari livelli di consapevolezza ciascuno di noi, nella vita personale e in quella pubblica e
Da Platone a Sant’Agostino, Marsilio Ficino e Raffaello Sanzio, da Pascal a Vico, da Leopardi a Manzoni, da Baudelaire a Proust e a Kafka, da Vattimo a Ratzinger, fino ai pensatori e agli scrittori più vicini a noi e viventi. Prima di loro, a essere senza eredi – ricorda lo scrittore – sono i classici, i grandi del passato, cancellati o abbandonati, quando non maledetti.
Riflessioni amare, pesanti, ricorrenti in ogni famiglia, che sono parte della storia di ognuno di noi, ma a cui ognuno di noi forse preferisce non pensare.
«Dopo di noi – sottolinea Marcello Veneziani – nessuno continuerà la nostra opera, nessuno salverà qualcosa della nostra eredità; non lasceremo tracce, tutto sarà cancellato dall’acqua e dal vento. L’acqua dell’oblio che cancella ogni orma e il vento della rimozione che spazza ogni cosa».
Ma come è possibile che sia questa la verità dei nostri tempi?
Per il grande Marcello Veneziani tutto questo è il coerente epilogo di «una società senza padre, poi diventata società senza figli, una società parricida e infanticida, all’insegna delle orfanità elettive. La società dei mutanti e dei nonati, per via della denatalità e dell’aborto. L’epoca del nichilismo alla fine mantiene la promessa: di tutto resterà niente, dopo di noi il nulla».
Lo scrittore si trasforma in filosofo dell’esistente, antropologo sociologo e analista insieme, che arriva finanche a commuovere il foltissimo pubblico in sala.
Parte dalla domanda lo scrittore-filosofo: «A chi lasci i tuoi beni, il tuo patrimonio di vita, spirituale e reale, la tua biblioteca, il tuo archivio di ricordi, oggetti e pensieri?».
La risposta è più forte della domanda: «Ai topi e agli inceneritori».
Dio mio quante verità in questo libro! che vi consiglio caldamente di leggere, e se posso andare oltre, che vi consiglio di regalare ai vostri figli, se ne avete o alle vostre compagne, perché forse lo sfogo reale di questo meraviglioso poeta dei giorni nostri potrà aiutarli a salvare quel poco che avete da lasciare dopo di voi.
Un patrimonio piccolo o grande che sia – evidenzia Marcello Veneziani – che verrà quantificato e svenduto: «Se privo di valore economico occorrerà disfarsene nel modo più rapido e indolore, sarà un’opera da svuota cantine o da wc chimico. Dovrà svanire senza lasciar traccia di sé. Lo statuto di eredi vale finché si è dal notaio, ovvero fino alla commutazione delle intenzioni testamentarie in beni da usufruire. In ogni campo ha valore positivo ciò che non è ereditato e non lascia eredità, ciò che è nuovo, senza precedenti o destinato a sorpassare e far dimenticare ogni antefatto».
Ma questo vale in ogni campo? Vale anche in politica? Veneziani sorride, con questa sua smorfia accattivante e da vecchio saggio di paese, e rotola altri massi dalla montagna.
«In politica – sorride amaramente – ogni leader e ogni movimento deve presentarsi come nuovo, deve effettuare radicali restyling che sono un periodico disfarsi delle eredità per apparire più adeguati al presente e meno gravati da scheletri nell’armadio, ingombranti eredità da cancellare. Nuove app ci attendono, non è più tempo di mantenere le vecchie. La storia in sé è un peso insopportabile. La tecnica ci dispone di continuo verso l’aggiornamento».
Questo, tradotto in parole più semplici, significa disconoscere i maestri, perché «non ci sentiamo eredi e continuatori della loro opera e della loro lezione, non hanno da insegnare nulla perché provengono da tempi arretrati rispetto al nostro, con tecnologie decisamente superate. Nessun abitatore del passato può guidarci nel futuro o insegnarci qualcosa di adeguato al mondo che verrà».
Bellissimo questo passaggio, leggiamolo insieme: «Del passato – scrive Marcello Veneziani – viene salvata solo la memoria delle vittime, però non è un’eredità da salvaguardare e da continuare, ma vale a contrario come un monito per non ripetere quegli e/orrori. La memoria delle vittime è un atto d’accusa e di rigetto dell’eredità dei carnefici».
Amarissimo lo specchio sociale che Veneziani ci racconta e ci mette tra le mani. Lo scrittore parla di un modo dove non si fanno più figli: «Se ci sono partono, lasciano la casa e la città familiare, cambiano orizzonte. E se non partono si diseredano da soli, si allontanano con la mente e col cuore, reputano che vivere sia emanciparsi da chi li ha messi al mondo. Non mancano eccezioni, e non sono neanche rare; ma la tendenza generale, lo spirito del tempo, è quello. Niente eredi. I paesi si svuotano, non c’è ricambio, le famiglie sono sull’orlo dell’estinzione dalla denatalità e dall’emigrazione; presenze secolari spariranno nel volgere di pochi decenni; al più resterà dispersa nell’altrove una spaesata disseminazione».
Di conseguenza, non vale più la pena ricordare, o peggio nutrire nostalgia del passato e di chi non c’è più: «Tempo perso, vano esercizio, grottesco spiritismo contro il procedere ineluttabile della vita.
Anche per questo – scrive Marcello Veneziani – si interrompe la trasmissione di saperi, principi, pratiche, consuetudini, esperienze: tutto ciò un tempo si chiamava tradizione, era fondata su un principio di eredità biunivoca, ossia ricevuta e consegnata, che sintetizzo nello status di “eredi gravidi”.
Il passato è privo di valore e significato, va cancellato, rimosso, maledetto, superato; tutto è accelerato, meccanizzato e sostituito. Non si trattiene nulla, tantomeno il senso della continuità».
Solitudine, tristezza, vuoto esistenziale, sembra un libro scritto da un uomo su cui pesa un passato di rinunce, eppure questo libro è insieme anche è una esaltazione del bello, e del meglio del nostro vissuto, e quindi uno stimolo a rifuggire dalla realtà che Marcello Veneziani perché una società cosi immaginata e concepita, o meglio costruita, è una società che porta alla morte dell’uomo e all’annullamento di tutto ciò in cui per tutta una vita abbia creduto.
«Nonostante tutto – conclude Veneziani – noi continueremo a sentirci eredi di autori e tradizioni e a onorare i maestri, i padri, i fratelli maggiori. E, se saremo soli, vuol dire the saremo in compagnia degli dei, degli assenti, degli invisibili». Un libro semplicemente meraviglioso e bellissimo.
CHI È MARCELLO VENEZIANI
Marcello Veneziani è nato a Bisceglie e vive tra Roma e Talamone. Giornalista professionista iscritto all’Ordine del Lazio dal 18 febbraio 1982, proviene da studi filosofici. Ha fondato e diretto riviste tra cui L’Italia Settimanale e Lo Stato. Ha scritto su vari quotidiani e settimanali: dal Corriere della Sera a La Repubblica, La Stampa, Libero, Il Messaggero, Panorama.
Marcello Veneziani
Ha scritto a lungo su Il Giornale, chiamato da Montanelli e poi da Feltri, dove ha tenuto per anni la rubrica in prima pagina Cucù. È commentatore della Rai.
Ha scritto vari saggi tra i quali La rivoluzione conservatrice in Italia, Processo all’Occidente, Comunitari o liberal, Di Padre in figlio. Elogio della Tradizione, La cultura della destra e La sconfitta delle idee (editi da Laterza). I Vinti, Rovesciare il ’68, Dio, Patria e Famiglia. Dopo il declino (editi da Mondadori).
È poi passato a temi esistenziali pubblicando saggi filosofico letterari come Vita natural durante dedicato a Plotino e La sposa invisibile, un viaggio carnale e metafisico tra le figure femminili. Per Mondadori ha pubblicato tra l’altro Il segreto del viandante, Amor fati, la vita tra caso e destino, Vivere non basta. Lettere a Seneca sulla felicità.
Marcello Veneziani
L’ultimo suo libro, uscito da Mondadori, è Anima e Corpo. Viaggio nel cuore della vita. Per gli Oscar Mondadori è in libreria Ritorno a Sud. Ha poi pubblicato con Marsilio Lettera agli italiani (2015), Alla luce del mito (2016), Imperdonabili. Cento ritratti di autori sconvenienti (2017), Nostalgia degli dei (2019) e Dispera bene (2020). Inoltre Tramonti (Giubilei regnani, 2017) e Dante nostro padre (2020), La Cappa (2021), Scontenti (2022).
