Crollo a Pietra Cappa, il Parco dispone l’interdizione di un tratto del sentiero
A seguito di un fenomeno franoso verificatosi nell’area di Pietra Cappa, il Parco Nazionale dell’Aspromonte...

A seguito di un fenomeno franoso verificatosi nell’area di Pietra Cappa, il Parco Nazionale dell’Aspromonte...
C’è, esiste, quell’attimo in cui Cielo e Terra si congiungono.
Accade ad una manciata di minuti dall’inizio della solenne Concelebrazione Eucaristica presieduta da S. Ecc. Rev.ma Mons. Fortunato Morrone, Arcivescovo Metropolita di Reggio Calabria-Bova e Presidente della Conferenza Episcopale Calabra.
La chiesa di San Giorgio Martire trabocca d’umanità: la suggestiva liturgia per l’ingresso del nuovo parroco contempla, a un certo punto, l’aspersione del popolo con l’acqua santa. È il parroco a scendere fra i figliuoli suoi, attraversando a grandi falcate la navata centrale. Ma la chiesa è gremita e i sentieri laterali son zeppi di nonne e bambini, coppie e giovanissimi.
Don Michele D’Agostino non si perde d’animo: giunto a ridosso dell’area, che sta tra l’altare e i primi banchi, destinata ai bambini, dopo aver bagnato con acqua santa loro, si sporge, allunga il braccio, e, stringendo l’aspergersi, fa come per… lanciare, anche ai più distanti, tanti chicchi d’acqua santa.
E spalanca, in volto, un sorriso: buono, accogliente, paterno, fraterno.
Il vescovo, che con sguardo pastorale accompagna i movimenti del prete suo, gioisce nel percepire il desiderio del parroco di voler raggiungere anche i più lontani. Di volerli raggiungere concretamente. E sorride, compiaciuto, consapevole ch’è cosa buona e giusta.
Ecco, lì, in quel sovrapporsi di sorrisi, chi c’era, ha nettamente avvertito nel proprio cuore, sulla propria testa, la benedizione del Divin Maestro: il Crocifisso Risorto stava lì, davvero, ad accompagnare i passi di un quasi quarantenne che, un gruzzoletto di anni fa, decise di mollar tutto per farsi… pescatore di uomini…
L’insediamento del parroco è una funzione religiosa lunga, che contempla ben tre ufficiali discorsi: il saluto della comunità parrocchiale, l’omelia del Vescovo, il ringraziamento del nuovo parroco.
A rappresentar la gioia della Parrocchia di San Giorgio Martire è Mimma Calabrò, segretaria del Consiglio Pastorale Parrocchiale. Il suo, è un saluto che sintetizza il cammino compiuto negli ultimi quattro anni, giacché don Michele a San Giorgio Martire giunge in veste di viceparroco e ci resta come amministratore parrocchiale, allorquando il parroco, don Claudio Roberti, ottiene il permesso, dal Vescovo, d’esser nuovamente – poiché già lo era stato – fidei donum in quel del Madagascar.
E non nascondendo la felicità per la scelta del Vescovo di lasciar tra noi, con noi, per noi, don Michele, pellegrino appassionato di Cielo e di Terra, Mimma Calabrò confida che forte è stato l’impatto che ha avuto sulle nostre vite quel desiderio, dell’allora amministratore parrocchiale, di ospitare, nei locali parrocchiali, tre giovani extracomunitari. Erano in attesa di scoprir cosa sarebbe accaduto della loro vita: non avevano un tetto sotto al quale ripararsi. Don Michele mise a disposizione le stanze che quotidianamente vedono agire i nostri ragazzi. Ci fece ulteriormente capire che se servire è regnare, e accogliere è amare, farsi carico è… essere simili a un Dio che non sceglie, spezza con chiunque il pane che sfama la fame del cuore, e quella del corpo.
Mons. Morrone, alla predica, attacca con una domanda: che cosa desidera, don Michele, il tuo cuore? E guardando negli occhi, uno per uno, i tanti che affollano l’aula liturgica, continua: è il Vangelo che desidera il cuore del vostro parroco. Anche perché, cosa fa il parroco in una parrocchia? Programma giochi, organizza gite, promuove iniziative? Il parroco annuncia il Vangelo. Il parroco trasmette il… criterio evangelico: una comunità ascolta la Parola e la mette in pratica. Tant’è che la funzione essenziale di un Consiglio Pastorale Parrocchiale è il riflettere sul come vivere il Vangelo. Non è mica un incontrarsi per definire il cronoprogramma! E la Parrocchia – sottolinea il Vescovo – è il territorio dove la Comunità cristiana è chiamata a portare il Vangelo. E dopo l’annuncio v’è la cena, l’Eucaristia. Ecco, pertanto, il programma che don Michele stasera pianta nel cuore di ciascuno di voi: render Gesù presenza viva, nella vostra vita, nella vita di chi qui non c’è, non viene, non può o non vuole venire. Ecco perché nella bolla di nomina, ad inizio Messa letta dal vicario zonale don Gaetano Galatti, ho scritto che il parroco vi guida al di più: è il di più evangelico, è il desiderio di vita vera, autentica, che sa di Cielo, ch’è sporca di Terra, che si declina con le cifre della gratuità.
E se il solenne rito ha avuto inizio alle ore 18, in un tiepido pomeriggio d’inizio marzo, anzi, proprio al primo giorno, era sabato uno, è alle ore 19,31 che accade quel che, oseremmo definire, l’emozionante presa di possesso. Dopo aver pronunciato parole previste dalla liturgia, il Signore ti conceda di presiedere e servire fedelmente, in comunione con il tuo vescovo, questa famiglia parrocchiale, annunziando la Parola di Dio, celebrando i santi misteri, testimoniando la carità di Cristo, il Vescovo invita don Michele a prender posta alla sede presidenziale, dalla quale, per riprender parole sgorgate dal cuore di Mimma Calabrò, insegnerai, governerai, aiuterai ognuno di noi ad esser santi.
Un applauso, scrosciante, forte, fa tremare per alcuni minuti i muri del tempio di San Giorgio. Gli scouts salutano il parroco con il tipico grido: gli occhi di don Michele luccicano, mentre genuino e paterno è il sorriso del Vicario Generale, don Pasqualino Catanese, lì giunto insieme al Vescovo.
Insomma, don D’Agostino è il nuovo parroco di San Giorgio Martire.
Prima, però, di rimettersi al lavoro, nella vigna assegnatagli dal Divin Pastore, tocca proprio a don Michele prender la parola. Lui, nato alla vita e alla fede all’ombra del campanile di San Giorgio al Corso, tant’è che un pensiero speciale lo dedica al mio parroco don Nuccio Santoro, stella polare del mio discernimento, che anche dal Cielo mi accompagna sempre, dopo aver espresso gratitudine al Vescovo, “spero di non deluderla!”, alle diverse realtà della Parrocchia (operatori pastorali, della liturgia, della carità, della formazione ai sacramenti, Azione Cattolica, Agesci, Comunità di Sant’Egidio, Rinnovamento nello Spirito, Gruppi del Vangelo, gruppo Insieme, Laboratorio Teatrale, Giovani Famiglie), alla famiglia sua e agli amici, ha, quasi, sussurrato: possiate ancora una volta accogliere l’offerta di questa povera vita, frutta della ricca misericordia di Dio, perché l’Amore si Amato, perché ogni uomo che incontro senta il profumo di Cristo e in lui si risvegli il desiderio di Dio, per poi viverlo pienamente nei sacramenti nella fraternità!
E conclude: il due di marzo di sei anni fa la Chiesa prendeva sul serio la mia vocazione con l’ammissione agli ordini sacri e oggi, dopo sei anni esatti, la Chiesa mi chiede di essere padre e pastore di questa Comunità, perché abbia la vita e l’abbia in abbondanza. È questa la vita che sognavo da bambino: e ora, cara Comunità di San Giorgio, riconsegno a voi! Aiutatemi ancora ad essere non tanto un uomo di chiesa, ma un uomo di Dio!
E lo sarà, poiché – ne abbiamo certezza, avendo avuto modo, in una particolare occasione, di sbirciare – un prete che sul comodino, accanto al Vangelo, tiene i testi di San Charles de Foucauld, del serafico Padre Francesco e di Sant’Agostino, non può non avvertire, ad ogni risveglio, il sogno d’esser, sempre e per sempre, sacérdos in ætérnum secúndum órdinem Melchísedech.
