Medicina di prossimità che cura e si prende cura
Giovedì 24: Un momento di riflessione e di festa per la sanità calabreseIl prossimo Giovedì...

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Non possiamo accettare le diseguaglianze in Italia e nel mondo perché l’altro, il povero, l’escluso, è nostro fratello; in tal senso la “Giustizia” è sempre e solo giustizia sociale, mai condanna senza appello dell’altrui difetto o mancanza. Non è vero che ciò che doniamo è perso ma è vero, come ci insegna il Vangelo, che ciò che conserviamo è perduto, negato all’altrui conforto e peso morale che ci vincola. Il bene comune mi appartiene, ci appartiene, come le sofferenze sociali che tutti ci interpellano. Sottrarsi alle sofferenze degli altri è possibile solo se oscuriamo il “cuore”: le lacrime nascoste le vedi solo se ami, solo se condividi. Vivere pienamente la vita come apertura significa opporsi al fatalismo, alla tentazione della disperazione: dobbiamo fare la nostra parte e curare le ferite altrui per sanare le nostre (Isaia). La giustizia sociale è patrimonio di tutti: se io me la cavo non è vero che sto a posto, non è vero che posso negarmi, non è vero che possiamo dirci indifferenti davanti all’ascensore sociale rotto o alla povertà dilagante perché anche questo è propagare la guerra. La guerra, infatti, non nasce mai dal caso ma dalle complicità, dalle omissioni, dell’eclissi della giustizia.
È così che la forza si impone sul dialogo, che le proprie ragioni si affermano con violenza sugli altri. Gli artigiani di pace e di giustizia, invece, sono contro ogni vendetta e diffondono riparazione e perdono. In tal senso, la giustizia sociale è un altro nome per dire Pace. Vale, ha senso, conta, un detto nuovo: finché c’e’ Speranza c’e’ vita, impegno, aiuto, sostegno; solo così si può dare “Cuore” alla Citta’, si può cambiare l’esistente alla sequela di Gesù, piegandosi all’ unico giudizio che davvero ci condanna nel rimorso, quello dell’Amore non amato.
