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34% STORIA DI UNA LEGGE PER IL SUD: “UN PASSATO DA RISCRIVERE”

Si parte da una legge, per “far riacquistare dignità ai nostri giovani. Per rispondere a chi li chiama ancora terroni”. Questo è ciò che Roberto Longo uno dei due autori, insieme a Rosella Cerra del libro: 34% storia di una legge per il Sud. La questione meridionale a Bruxelles, ha dichiarato, ieri pomeriggio, presso Spazio Open in occasione della presentazione del libro. In libreria dal 31 luglio, 34% storia di una legge per il Sud, edito da Città del Sole,  ripercorre la storia che ha portato alla genesi della legge che per la prima volta stabilisce la ripartizione delle risorse dello Stato in conto capitale in proporzione al numero della popolazione, quindi al Sud spetterebbe il 34%. Una legge che però, come sottolineano gli autori “rimane solo un fatto storico, perché non è mai stata abrogata”; subisce continue modifiche e rinvii, applicazioni ed interpretazioni distorte che la fanno, com’è accaduto, cadere nell’oblio. Una vittoria, quella ottenuta da Cerra e Longo che lascia l’amaro in bocca, è infatti grazie a loro se la questa legge esiste. Tutto nasce in seguito alla conversione in legge del decreto Mezzoggiorno, dove per la prima volta si  parla di destinare alle Regioni del Sud il 34% degli investimenti dello stato in conto capita:  infrastrutture, ospedali, tutto ciò che serve per far crescere un paese. Sino ad all’ora al Sud le percentuali riservate di questi fondo si limitavano ad uno scarso 22% , quella di arrivare al 34% era una richiesta che, un gruppo di meridionalisti – tra i qui Cerra e Longo – avevano fatto all’interno di una petizione portata nel 2015 a Bruxelles. Quello che veniva richiesto era di restituire dignità ai cittadini di un meridione bistrattato e derubato: “innanzitutto – spiega Cerra- chiedevamo, oltre ad una parte più corposa di investimenti da destinare al Sud, la revisione storica di una parte della storia a cominciare dal 1860 Unità d’Italia e quello che definirei il saccheggio del Sud. L’istituzione di una commissione d’inchiesta che facesse luce su quelle che sono state le cause che hanno portato al disequilibrio economico e sociale tra Nord e Sud Italia”. Nel 2016, nasce il decreto Mezzogiorno che l’anno successivo viene convertito in legge (è la numero 18 del 27 febbraio 2016) e stabilito ciò che veniva chiesto nella petizione (è la numero 0748/2015), ovvero portare la soglia dei fondi da destinare al Sud al 34%. Il decreto attuativo verrà poi firmato da Giuseppe Conte nel maggio 2019 e da all’ora è tutto fermo. Ad oggi, spiegano gli autori,  resta comunque tutto fermo, “fatta eccezione per Barbara Lezzi, allora ministro per il Sud e curatrice della prefazione del libro, pochi “pochissimi sono stato i politici, soprattutto del Sud che si sono interessati e preso in carico la questione”. Ci vorrebbe una classe politica meridionale libera che chiedesse a gran voce la sua reale applicazione, soprattutto ora che è palese il furto al Sud, ampiamente previsto scientificamente nel libro, delle risorse del PNRR. Un Sud però, sottolinea il professor Tonino Perna, ospite dell’incontro di ieri, “che non deve trovare alibi e che deve riconoscere le proprie colpe: non essere assolutamente in grado di spendere i fondi che gli vengono destinati”. Proprio per questo, ribadiscono gli autori, “abbiamo voluto ripercorrere le tappe, per noi fondamentali, della storia del Mezzogiorno, non per creare alibi, ma per spiegare ai nostri giovani, attraverso la lotta per ottenere il 34% di fondi che ci spettano, a sollevare la testa, a conoscere la propria storia e imparare da essa per non ripetere gli stessi errori”. Errori che la nostra classe dirigente, soprattutto quella proveniente dal Sud Italia continua a perpetrare, assecondando – consapevolmente o inconsapevolmente- gli interessi di un Nord che lì dove si decide si “dimostrano sempre uniti – sottolinea Longo- mentre i deputati e senatori del Sud non riescono a fare gioco di squadra”.  L’obiettivo di Cerra e Longo è quello di sollevare il problema ancora esistente di un Sud che non alza la testa e non chiede quello che gli spetta, senza cercare scuse, di creare dibattito e rumore su un sistema che continua a farci rimanere con la testa bassa. La Legge del 34% è solo la punta, l’inizio di una battaglia che ancora non è nemmeno cominciata.

 

 

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