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I RISVOLTI INQUIETANTI DELLA CRISI DELLA SANITÀ CALABRESE

La crisi del sistema sanitario calabrese ha molti risvolti e molteplici cause. E tutti inquietanti. Sarebbe più facile affermare che la sanità, in quest’ultimo decennio, è divenuta la sintesi drammatica dei mali e dei problemi della regione, come e, forse, più della ‘ndrangheta, a cui si connettono tutte le responsabilità delle classi politiche e dirigenti non solo regionali, ma anche, se non soprattutto, nazionali. Perché è fuori dubbio che la sanità calabrese, per i robusti ed estesi interessi che vi ruotano attorno, è stata sempre al centro di molteplici e spesso incredibili provvedimenti dei vari governi, di destra e di sinistra, che si sono succeduti in questi anni. Negli ultimi mesi la sanità calabrese è stata attenzionata, in modo quasi morboso, anche dai media nazionali, che ne hanno tratto spunti per servizi giornalistici a contenuto sensazionale e scandalistico, a volte macchiettistico e spesso ai confini della realtà. Il che ha creato solo confusione e ulteriore discredito su una regione, che si allontana sempre di più dagli standard di civiltà e di benessere della società italiana ed europea. Ma ha allontanato ancora di più la ricerca della verità, delle cause e dei possibili rimedi per una situazione che appare ormai quasi senza via d’uscita.

La sanità calabrese è stata ed è commissariata, da oltre un decennio e a tutti i livelli gestionali, da parte dei governi nazionali, che hanno spedito qui una collezione di personaggi, quasi sempre con le stellette, giusto per rafforzare la lettura che da 160 anni viene fatta da Roma delle vicende di questo territorio, e sul volto che assumono le istituzioni statali da queste parti, prefetti, generali, magistrati e gabellieri… Lasciando che la politica si ritagli uno spazio parassitario all’ombra del potere dell’apparato regionale e degli enti locali.

La fotografia allegorica di questa situazione di sfascio e di ingovernabilità, che segna pesantemente la Calabria, oggi è plasticamente e drammaticamente rappresentato dalla vicenda della Casa di Cura S. Anna Hospital, una realtà di assoluta eccellenza nel campo della cardiochirurgia, che in questi anni ha effettuato 7645 interventi di cardiochirurgia, 5700 interventi di chirurgia vascolare, 22455 procedure di emodinamica interventistica e che assieme alle due cardiochirurgie del Materdomini di Catanzaro e del GOM di Reggio Calabria garantiscono una risposta di grande affidabilità ai pazienti cardiopatici non solo calabresi. In questa che fu una geniale intuizione imprenditoriale e professionale dell’infaticabile prof. Franco Frontera ha trovato cure amorevoli ed efficaci, molto spesso, anche la mistica di Paravati Natuzza Evolo. 

Il S. Anna Hospital è stato bloccato nelle sue attività, a fine dicembre dello scorso anno, a seguito di un provvedimento eclatante degli uffici dell’ASP di Catanzaro, guidata da una terna commissariale straordinaria, emanazione del Ministero degli Interni. Il provvedimento, basato sul presupposto della mancanza di accreditamento della struttura, è stato sospeso e quindi annullato dal TAR Calabria. Ma, malgrado ciò, la Casa di Cura non ha potuto riprendere la sua normale attività in attesa che la regione e l’ASP provvedessero al rilascio del rinnovo dell’accreditamento. Cosa che è avvenuta solo il mese scorso, ma con una discutibile clausola, posta dall’ASP e recepita dal Commissario ad acta Longo, che di fatto sembra condizionare i rapporti successivi, stipula dei contratti e relative prestazioni tra il S. Anna e il servizio sanitario regionale, all’esito di un procedimento penale che vede indagato il management della Casa di Cura per irregolarità nell’erogazione di alcune prestazioni cardiochirurgiche. Da qui la decisione dell’ASP di non sottoscrivere il contratto del 2020, malgrado le prestazioni erogate fino a dicembre e per il 2021 mancano segnali positivi sulla volontà dell’ASP di procedere alla stipula del contratto. Ovviamente la vicenda del S. Anna e dei suoi circa 300 lavoratori sta occupando, da giorni, le cronache dei media e gli interventi, spesso a ruota libera, di politici, sindaci, consiglieri locali e regionali di tutte le forze politiche, associazioni, sigle sindacali le più variopinte, mentre si susseguono i tavoli di incontri in presenza e da remoto dei personaggi più disparati. Perfino lo stesso Presidente ff. Spirlì si esprime sulla vicenda come se Giunta e Consiglio regionale non fossero parte attiva di un cortocircuito politico, amministrativo e giudiziario, di cui tutti erano da tempo a conoscenza, che gli uffici dell’ASP hanno gestito con difficoltà, mentre l’ufficio del Commissario, negli anni, ha attribuito al S. Anna premialità per funzioni, che oggi vengono riconosciute come non dovute. Ora si è davanti ad un bivio drammatico e non più eludibile. Il Ministro Speranza, il Presidente Spirlì, il Commissario Longo, i Commissari dell’ASP di Catanzaro ritengono che il sistema sanitario calabrese possa perdere una realtà importante come il S. Anna Hospital e possa andare disperso un patrimonio di professionalità e di esperienza quale è quello che si è formato in tanti anni nella struttura del S. Anna Hospital? Non ci si rende conto che le mancate decisioni tempestive potrebbero indirettamente favorire operazioni speculative, anche di dubbia legittimità? Ora è il momento di dimostrare con i fatti che c’è la volontà e la capacità di restituire alla gestione della sanità competenze e risorse, nella più assoluta legalità, per soddisfare il diritto dei cittadini calabresi alla salute, che non può essere secondario rispetto a pur legittime valutazioni delle pubbliche funzioni. Le vicende giudiziarie devono rigorosamente seguire il loro corso autonomo e possibilmente tempestivo.

La vicenda del S. Anna Hospital ha messo a nudo in modo sconcertante l’assoluta mancanza, ormai da anni, di linee di indirizzo credibili e razionali nella gestione della sanità calabrese, che chiama in causa tutti gli attori locali, regionali e nazionali di questa che non può essere archiviata come una storia di ordinaria malasanità, ma è il punto di non ritorno della politica e delle istituzioni su cui si fonda la nostra democrazia. E anche le speranze residue di tutti i calabresi.

   

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