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Per CABINA ELETTORALE: Antonio Maiolino

In occasione delle Elezioni  Regionali  del 5 e 6 Ottobre 2025   per il  Presidente della Giunta e per il Consiglio  regionale   della  Calabria, CalabriaPost ha  attivato una nuova rubrica che si chiama: CABINA ELETTORALE© ,  che permette  ai candidati  dei vari schieramenti,  nelle  consultazioni elettorali in corso e future,  di poter  esprimere  le loro opinioni  e i loro programmi. Per  il ristretto  tempo  a disposizione abbiamo potuto  ospitare  alcuni  candidati scelti in maniera casuale e abbiamo  cercato di rispettare la distribuzione territoriale.

CalabriaPost: Ringraziamo  Antonio Maiolino avvocato   per  la disponibilià a rispondere alle nostre domande in un momento così importante della campagna elettorale, iniziamo subito con una premessa: Dal punto di vista sociologico, la Calabria è caratterizzata da un profondo divario socio-economico con il resto d’Italia, con il 77% della popolazione che guadagna meno della media nazionale, il che porta a fenomeni di spopolamento, precarietà lavorativa e migrazione. L’economia regionale, fortemente dipendente dal settore pubblico, soffre di carenza di imprese private e di un sistema produttivo poco sviluppato. La dimensione sociale della regione è anche segnata da una forte identità territoriale, legata alla sua conformazione geografica montuosa e costiera, e dalla presenza di tradizioni culturali e folcloristiche molto radicate.  

CalabriaPost:  veniamo al dunque con una serie di domande, ma iniziamo subito con questa premessa.  In un ampio  contesto di interventi,   quali sono per la Calabria  i temi  più cogenti, e  qual’ è  la Sua  ipotesi  di intervento ?  Inoltre  La Calabria è la regione più povera d’Italia, con un divario significativo rispetto al nord del Paese, dove si concentra la ricchezza. Quali idee e proposte specialmente per i giovani?

Maiolino:  È così, la Calabria è da troppo tempo fanalino di coda nei dati economici nazionali. Ma io non voglio accettare questo destino come qualcosa di inevitabile. Anzi, voglio partire proprio da qui per cambiare rotta, con idee concrete, soprattutto per noi giovani. Lavoro vero, non assistenzialismo. Basta con le promesse vuote. Servono investimenti mirati su start-up, imprese giovanili, economia digitale e sostenibile. La Regione deve diventare alleata di chi vuole restare o tornare, semplificando l’accesso ai fondi e offrendo veri incentivi a chi crea valore sul territorio.  Formazione e futuro. Troppo spesso si studia qui e si lavora altrove. Io propongo un piano regionale per collegare formazione e lavoro, puntando su settori strategici come turismo, energie rinnovabili e tecnologie.  Reti e connessioni, anche digitali. Il digital divide è una nuova forma di disuguaglianza. Ogni paese deve avere accesso a internet veloce. I giovani devono potersi muovere in una regione collegata: più trasporti, più occasioni.  Cultura e comunità. La Calabria ha un patrimonio enorme, anche umano. Vanno finanziate idee culturali, artistiche e sociali; vanno tutelate le tradizioni che da secoli sono presenti nella nostra Regione, come quella arbëreshë di cui faccio parte ad esempio, la quale rappresenta un patrimonio culturale da non trascurare e sul quale investire.

Calabriapost: Immigrazione vs  Emigrazione come intende intervenire?

Maiolino:   La spinta verso la emigrazione dei giovani, sia interna che verso l’estero, è un fenomeno sociale importante, sicuramente  dovuto a scarsa propensione ad intervenire  sugli stipendi e/o buste paga, come si dice in un tessuto industriale. È vero: l’emigrazione giovanile è il termometro di una Calabria che non offre abbastanza prospettive. E non è solo una questione di “busta paga”, ma di mancanza di un sistema che valorizzi il merito, l’innovazione e il coraggio dei giovani.  

CalabriaPost: Quale è la sua visione, anche utopica, per esempio sull’uso intensivo delle nuove tecnologie in tutti i settori dall’agricoltura, alla scuola, alla sanità, ai trasporti per  ridurre  lo spettro  della mancanza di prospettive economiche?

La mia visione, anche se può sembrare utopica, è semplice: smettere di rincorrere il passato e iniziare a progettare il futuro. Occcorre una tecnologia come leva per restare: – In agricoltura, dobbiamo passare dalla zappa al drone. L’agritech esiste già: sensori, mappature digitali, intelligenza artificiale applicata alle colture. La Regione può finanziare cooperative agricole giovani, sostenere la transizione green e digitale anche nei piccoli comuni. – Nella scuola, dobbiamo investire in formazione digitale reale, non solo LIM e tablet. Serve un patto scuola-università-imprese per formare competenze spendibili qui: cybersecurity, energie rinnovabili, turismo esperienziale, robotica. – Nella sanità, la telemedicina può portare specialisti nei borghi senza spostarci, accorciando le distanze tra aree interne e centri urbani. E può creare occupazione specializzata.⁠- Nei trasporti, digitalizzazione significa sistemi intelligenti di mobilità, app per spostarsi anche dove oggi non arriva nemmeno un bus. Così si ricuce il territorio e si moltiplicano le opportunità. Immagino una Calabria dove un giovane possa aprire una start-up agricola digitale a San Demetrio Corone, lavorare da remoto da Morano Calabro o insegnare online da Mormanno.  Non è fantasia: servono solo scelte politiche coraggiose, fondi europei usati bene, e una classe dirigente che guardi avanti.

CalabriaPost:  La conformazione geografica della regione, con montagne, colline e una lunga costa, ha influenzato lo sviluppo storico e sociale delle comunità, creando contesti diversi e a volte isolati, il Prof. Sabino Cassese di recente ha  posto un dubbio che dopo circa 55 anni  dal loro  varo, forse le Regioni adrebbero riviste, cosa ne pensa?

Maiolino: La sfida è costruire una Regione più giusta, più efficiente, più vicina, dove la geografia non sia un ostacolo, ma un’opportunità. La riflessione del Prof. Sabino Cassese è tutt’altro che provocatoria: è un invito a fare un bilancio serio su cosa hanno prodotto le Regioni in oltre mezzo secolo.  In Calabria, questa domanda è ancora più legittima. La nostra conformazione geografica complessa, con montagne che dividono e collegamenti spesso carenti, ha creato comunità frammentate, con storie, bisogni e opportunità diverse. E non sempre la Regione, così com’è strutturata, è riuscita a tenere tutto insieme.Credo che non sia il concetto di Regione a essere sbagliato, ma il modo in cui è stato interpretato, spesso troppo burocratico, lento, autoreferenziale.  Invece che abolire, io sono per riformare profondamente, rendendo le Regioni più snelle, trasparenti e vicine alle persone. Per  questi motivi serve: – una vera sussidiarietà, che dia più autonomia ai comuni, alle aree interne e alle comunità locali;  – un ripensamento del rapporto tra Regione e Stato, senza inutili sovrapposizioni;  – e soprattutto, una politica regionale che conosca davvero i territori, non solo da Catanzaro, ma camminando tra i borghi, le colline, le coste, parlando con chi ci vive.

La Calabria non ha bisogno di essere cancellata dalle mappe istituzionali, ma di essere riletta con coraggio, per dare risposte moderne a problemi antichi.

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