Menomale che Giuseppe c’è
È sufficiente un pizzico di reale, concreta chiarezza per far comprendere all’ignaro cittadino quanto sia...

È sufficiente un pizzico di reale, concreta chiarezza per far comprendere all’ignaro cittadino quanto sia...

In attesa del mio nome nasce nella seconda metà del 2021, con un altro titolo e un altro messaggio principale. Il romanzo all’epoca ha il titolo provvisorio di Oltre l’ultimo ostacolo e racconta la stessa storia: quella di un uomo alle prese con un se stesso in cui non si riconosce. Un uomo in balia della notte, della musica metal, dell’alcool, delle droghe. Un uomo che rifugge o non cerca il sesso, perché non si sente in grado di sostenerlo, perché ha avuto in quel campo esperienze passate disastrose.
L’idea di partenza alla base della stesura del romanzo è stata semplice: omaggiare, all’interno del percorso dei romanzi che mi sono prefissato di scrivere, quella parte di me che ha vissuto veramente le sensazioni narrate. E se le vicende del libro sono (quasi) tutte romanzate, l’identificazione dell’autore con il personaggio principale è chiara e ripetuta più volte per agevolare il lettore.
Nel settembre del 2025, quando ho l’idea di proporre a Villaggio Maori il testo, mi arriva il suggerimento di farne un testo rappresentativo dell’orgoglio non binary e di cogliere l’occasione per un coming out pubblico che mi renda parte della grande famiglia queer. Grazie al lavoro puntuale dell’editor Patrizia Maltese, il testo viene modificato nel suo capitolo più rappresentativo, e quel capitolo dà origine al nuovo titolo, mentre la copertina viene scelta seguendo il filo logico dell’identità di genere.
Devo dire onestamente che non ricordo più la mia folgorazione reale: quella finta, messa in scena in via Rubens a Milano, si è ormai sovrapposta del tutto nei ricordi. Ma poco importa: anche se tardiva, la scoperta di essere trans è stata un momento decisivo e fondamentale della mia vita. In origine, la prima reazione non fu speranzosa e positiva come quella narrata nel libro, ma nel giro di qualche mese si accomodò su una placida accettazione della mia identità non binaria. Un’identità che ho confessato a mia moglie, prima che divenisse tale. Lei sa che a volte sono donna e lo ha accettato con grande apertura mentale. Mia figlia ha sentito tante volte la battuta che «papà è femmina» che ha capito da sola; la generazione Z è avanti.
Per il resto del parentado e della cerchia di amici, è stato solo con questo libro che il velo si è squarciato. In realtà qualcuno preferisce ignorare la questione, piuttosto di affrontarla. Questo è qualcosa di utile da sapere, per chi ancora deve uscire dall’armadio. Molto probabilmente, sarà sempre peggio di come ce lo aspettiamo. Ma va fatto per noi stessi, per quello che siamo.
Non sono pronto per un reale crossdressing durante le presentazioni, anche se mi sarebbe piaciuto, per una volta, essere femminile. La cosa importante è far passare il messaggio e di questo parleremo. Sono sicuro che la quota dei non binari è molto più alta, là fuori. Però vale sempre lo stesso discorso: la società emargina, la società non considera, allora si tiene tutto dentro. A questo serve la letteratura: a far progredire la società. Non a rimandarla indietro, come stanno facendo tanti politici e leader di stato.
