Aldo Grasso: Se chi fa inchieste perde la credibilità
da Giornalistitalia.it rip. dal Corriere della Sera di Aldo Grasso La credibilità è il bene...

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Da la Novitàonline.it
Non una conclusione, ma l’inizio di un percorso nuovo. L’ultima serata di “Parole in Sila”, dedicata alla figura e all’opera di Corrado Alvaro, ha consegnato al pubblico anche una prospettiva per il futuro: trasformare l’esperienza nata a Camigliatello Silano in un progetto culturale itinerante, capace di attraversare i luoghi, i paesi e i borghi più significativi della Calabria.
L’idea è stata illustrata dal direttore della rassegna Pasquale Motta e rilanciata da Marcello Francioso, CEO di Francioso Comunicazione, nel momento conclusivo del settimo appuntamento in piazza Misasi.
Alla base della proposta c’è il successo della prima edizione di “Parole in Sila”, la rassegna letteraria voluta dal Comune di Spezzano della Sila, ideata e diretta dal giornalista Pasquale Motta. Sette appuntamenti che hanno portato nel cuore della montagna calabrese magistrati, scrittori, giornalisti, medici, economisti, sacerdoti, editori e rappresentanti della società civile, facendo dialogare la letteratura con i grandi temi del presente.
Giustizia, violenza, salute, prevenzione, turismo, sanità partecipata, intelligenza artificiale, dignità umana e identità culturale sono entrati in piazza attraverso i libri e le voci di protagonisti autorevoli. Un esperimento che ha dimostrato come anche nel pieno dell’estate sia possibile costruire momenti di approfondimento capaci di richiamare un pubblico numeroso e partecipe.
Motta: «Da questa montagna può partire una nuova narrazione»
Nel tracciare il bilancio della prima edizione, Motta ha sottolineato il valore culturale e politico della scelta compiuta dall’Amministrazione comunale di Spezzano della Sila.
«Quando si mette in moto un’organizzazione di questo livello – ha affermato – significa che esiste una volontà politica orientata verso la cultura. Non tutti gli amministratori sono disposti a compiere una scelta simile, soprattutto durante il periodo estivo. Qui abbiamo dimostrato che dal cuore della montagna può partire una nuova narrazione culturale, politica e di visione».
Il direttore della rassegna ha quindi annunciato che l’esperienza non è destinata a esaurirsi con l’ultimo appuntamento di Camigliatello.
«Il nostro non è un addio, ma un arrivederci. Questo esperimento continuerà e stiamo lavorando all’ipotesi di trasformarlo in un viaggio itinerante dedicato alla cultura e, nello stesso tempo, alla promozione dei territori».
Il punto di partenza sarà il metodo sperimentato in Sila: mettere insieme libri, grandi questioni sociali, luoghi identitari e protagonisti capaci di parlare al pubblico senza rinunciare alla profondità.
Un viaggio nell’autenticità dei territori
Il progetto, immaginato da Motta insieme a Marcello Francioso, punta a portare la buona letteratura calabrese – senza escludere contributi e autori di respiro nazionale – nei luoghi più belli e rappresentativi della regione.
Non una semplice successione di presentazioni librarie, ma un percorso nel quale la cultura incontri l’autenticità delle comunità, la memoria dei borghi, i paesaggi, le tradizioni e le energie vive dei territori.
L’obiettivo è costruire una formula capace di raccontare la Calabria partendo da ciò che realmente è, superando tanto la rappresentazione folkloristica quanto quella esclusivamente criminale che, per decenni, ne ha schiacciato l’immagine pubblica.
La letteratura diventerebbe così uno strumento di conoscenza e promozione territoriale: ogni borgo potrebbe raccontare la propria storia attraverso uno scrittore, un libro, un’identità e una questione contemporanea. Cultura e territorio smetterebbero di essere due ambiti separati per diventare parti dello stesso progetto.
Francioso: «Quaranta giorni nei luoghi più belli della Calabria»
A indicare la dimensione dell’ambizione è stato Marcello Francioso, che ha accompagnato e curato la comunicazione della rassegna.
Francioso ha ringraziato l’intera squadra organizzativa e ha richiamato la passione con la quale Giusy Staropoli Calafati ha restituito al pubblico la dimensione umana di Corrado Alvaro: una passione che considera profondamente calabrese e che dimostra la capacità delle persone nate in questa regione di raggiungere importanti traguardi in Italia e nel mondo.
Da qui una domanda destinata a restare aperta: perché i calabresi riescono ad affermarsi lontano dalla propria terra e continuano invece a incontrare tante difficoltà proprio a casa loro?
È anche intorno a questo interrogativo che potrebbe svilupparsi la nuova narrazione immaginata da “Parole in Sila”.
«Abbiamo voglia di fare bene – ha detto Francioso –, di respirare una legalità che appartiene alla nostra vita e di guardare alla Calabria come punto di partenza verso l’Italia e oltre i confini nazionali».
Poi il lancio della sfida:
«Il prossimo anno saranno quaranta giorni nei luoghi più belli della nostra regione».
Un auspicio che dovrà ora essere tradotto in un progetto concreto, costruendo collaborazioni con Comuni, istituzioni culturali, editori, autori e realtà imprenditoriali.
Dalla Sila un modello culturale esportabile
L’esperienza di Camigliatello ha offerto un primo modello: una piazza aperta, un pubblico trasversale, una comunicazione contemporanea e contenuti capaci di tenere insieme rigore e partecipazione.
Il risultato nasce dalla scelta dell’Amministrazione comunale di Spezzano della Sila di investire sulla cultura, dall’ideazione e dalla direzione giornalistica di Pasquale Motta e dal lavoro organizzativo e comunicativo della squadra coordinata da Francioso Comunicazione.
“Parole in Sila” ha dimostrato che i libri possono uscire dai circuiti ristretti, incontrare le comunità e diventare strumenti per discutere delle questioni che incidono concretamente sulla vita delle persone.
Ora l’ambizione è portare questo modello altrove: dalle montagne alle coste, dai centri storici ai borghi interni, facendo di ogni tappa un incontro tra pensiero, identità e paesaggio.
«La Calabria non è la ’ndrangheta. La Calabria è Alvaro»
La serata conclusiva, dedicata a Corrado Alvaro, ha offerto la sintesi più efficace del progetto. Conoscere lo scrittore di San Luca significa conoscere una Calabria capace di produrre pensiero europeo, giornalismo libero e letteratura universale.
Significa anche sottrarre San Luca alla condanna di essere rappresentata esclusivamente come patria della ’ndrangheta e restituirle il diritto di essere riconosciuta come il paese di uno dei più grandi scrittori italiani del Novecento.
La nuova narrazione non intende negare i problemi né nascondere la presenza della criminalità organizzata. Vuole impedire, però, che la criminalità diventi l’unica chiave attraverso la quale leggere un’intera regione.
Per questo la frase consegnata alla chiusura della rassegna assume il valore di un manifesto: «La Calabria non è la ’ndrangheta. La Calabria è Alvaro».
È da questa consapevolezza che “Parole in Sila” vuole ripartire: dalla cultura come esercizio di libertà, dall’autenticità dei territori e dalla buona letteratura come strumento per riconoscersi. Dopo sette serate di altissimo livello a Camigliatello, la sfida è far camminare questo progetto lungo tutta la Calabria.
